7 curiosità su Roberto Baggio che forse non conosci
Sport 31 Ottobre 2026

7 curiosità su Roberto Baggio che forse non conosci

Sette curiosità su Roberto Baggio, il Divin Codino: dal ginocchio fatto a pezzi alla corsa di Mazzone sotto la curva dell’Atalanta, fino all’ultima notte a San Siro.

Se come me sei nato negli anni 90, sicuramente hai avuto un compagno di classe alle elementari o alle medie che aveva il codino, o forse quel compagno di classe eri tu.

Perché? Perché in quegli anni un ragazzo, un fenomeno, con il codino ricciolo, incantava sul terreno di gioco. Il suo nome? Roberto Baggio.

Ecco allora 7 curiosità su Roberto Baggio che forse non conosci, tra ginocchia fatte a pezzi, sciarpe viola e un rigore che nessuno ha mai dimenticato.

1 – Come si arriva al calcio dei grandi dopo 220 punti di sutura?

Prima di essere il Divin Codino, Baggio è stato un ragazzo di Caldogno, nato il 18 febbraio 1967, che a Vicenza stava già facendo vedere cose da predestinato. Poi arriva il 5 maggio 1985, a Rimini: rottura del legamento crociato anteriore e lesione del menisco al ginocchio destro. Operazione a Saint-Étienne, con il professor Bousquet, e ben 220 punti di sutura.

Chiunque avrebbe pensato di smettere. Lui no. È la prima, vera lezione di Baggio: il talento conta, ma la testardaggine conta di più. Quel soprannome, Raffaello, glielo regalò poi Gianni Agnelli per l’eleganza con cui giocava.

Un giovane Roberto Baggio con la maglia del Lanerossi Vicenza nel 1984-85
Un giovanissimo Baggio al Lanerossi Vicenza, stagione 1984-85. Foto: autore sconosciuto, pubblico dominio, Wikimedia Commons

2 – Perché un campione del calcio si è fatto buddista?

Un’altra cosa che spiega l’uomo prima del giocatore: dal 1° gennaio 1988 Baggio aderisce alla Soka Gakkai, scuola del buddismo di Nichiren. Non una moda, non un vezzo da copertina: una scelta che lo ha accompagnato per tutta la carriera e che nel 2014 lo ha portato a inaugurare a Corsico il più grande centro culturale buddista d’Europa. Quella calma quasi irreale che mostrava in campo, forse, nasceva anche da lì.

3 – Che cosa c’entra una sciarpa viola con la Juventus?

Nel maggio 1990 la Fiorentina cede Baggio alla Juventus per circa 25 miliardi di lire. Firenze si ribella: proteste, tafferugli, tensione fino a Coverciano. Lui, il giocatore più amato dalla piazza, si ritrova al centro di una tempesta che non aveva cercato.

Il 6 aprile 1991, alla prima da avversario al Franchi (Fiorentina-Juventus 1-0), succede qualcosa che a distanza di anni fa ancora venire i brividi: Baggio rifiuta di battere un rigore contro la sua ex squadra. E quando esce dal campo, raccoglie una sciarpa viola lanciata dagli spalti. Un gesto semplice, che dice tutto di lui.


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4 – Qual è stato il suo gol più bello a Italia ’90?

Il Mondiale di casa, estate 1990. Baggio segna alla Cecoslovacchia un gol considerato da molti il più bello di quel torneo. Un colpo di classe, da rivedere mille volte. È la prima delle sue reti iridate. Alla fine ne conterà 9 in tre Mondiali (1990, 1994, 1998): è l’unico italiano ad aver segnato in tre edizioni diverse.

Il gol di Baggio alla Cecoslovacchia, Italia ’90 (da YouTube)

Da rivedere con calma, magari una seconda volta.

5 – Quando è stato il migliore del mondo?

Il 1993. Dopo la Coppa UEFA vinta con la Juventus, Baggio conquista il Pallone d’Oro e il titolo di FIFA World Player of the Year. Due premi nello stesso anno, per un calciatore che aveva rischiato di non giocare più. Se ti capita, riguarda quelle stagioni: la sensazione, ogni volta che toccava palla, era che potesse succedere qualsiasi cosa.

L’anno dopo, USA ’94 è la sua estate. Contro la Nigeria segna due volte, compreso un rigore ai supplementari, nel 2-1 degli ottavi. Contro la Spagna è decisivo ancora, nel 2-1 dei quarti. In semifinale con la Bulgaria arrivano altri due gol, ancora 2-1. Trascina l’Italia da solo, quasi con le mani, fino alla finale.

Se vuoi rivivere quell’estate con la voce giusta, c’è anche il nostro ricordo di Bruno Pizzul, la voce di USA ’94.

6 – Baggio e la corsa di Mazzone sotto la curva dell’Atalanta

Il 30 settembre 2001, allo stadio Rigamonti, si gioca il derby lombardo tra Brescia e Atalanta. Baggio porta in vantaggio i suoi, ma gli ospiti ribaltano tutto e arrivano sul 3-1. Dalla curva dell’Atalanta piovono insulti per Carlo Mazzone, l’allenatore del Brescia, che a un certo punto risponde: se finisce 3-3, vengo sotto la vostra curva.

Poi tocca al Divin Codino. Segna il 3-2 e al novantesimo, su una punizione deviata in area, firma il 3-3: è la sua tripletta. Mazzone mantiene la promessa e corre a perdifiato sotto la curva dell’Atalanta, una corsa che gli costerà cinque giornate di squalifica ed è entrata nella storia del calcio italiano. Se vuoi rivederla, eccola qui.

Baggio e la corsa di Mazzone sotto la curva T2 (da YouTube)

7 – Come si saluta il calcio dopo 205 gol in Serie A?

Nel 1997-98, al Bologna, Baggio segna 22 gol in 30 partite, il suo record personale in una stagione. Poi il Milan (scudetto 1995-96, dopo quello del 1994-95 con la Juventus), l’Inter e infine il Brescia, di cui diventa capitano e dove la maglia numero 10 è stata ritirata in suo onore.

Il 16 maggio 2004, a 37 anni, gioca l’ultima partita a San Siro: Milan-Brescia 4-2. Fornisce l’assist per il gol di Matuzalém e viene abbracciato da Paolo Maldini davanti a uno stadio in piedi per lui. Chiude con 205 gol in Serie A e 27 reti in 56 presenze con la Nazionale. Numeri enormi, ma ciò che resta è un’altra cosa: il modo in cui si è fatto voler bene anche da chi tifava contro.

Se vuoi riascoltare quella serata, con la voce di Fabio Caressa a fare da colonna sonora, eccola qui.

L’ultima partita di Baggio, con il commento di Fabio Caressa (da YouTube)

Un lato di Baggio più leggero, lontano dai campi: nella puntata a lui dedicata di Alessandro Cattelan: Una semplice domanda, su Netflix, si parla della sua incredibile collezione di anatre. Dettagli che ce lo rendono, se possibile, ancora più simpatico.

Baggio e la sua collezione di anatre, da “Una semplice domanda” (Netflix Italia, su YouTube)

Bonus finale: il gol di Baggio alla Juventus nel 2001, con la maglia del Brescia. Chiudiamo così.

Baggio segna alla Juventus, 2001 (da YouTube)

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Le curiosità su Roberto Baggio non sono finite

Se come me amavi il Divin Codino, sicuramente ti sei trovato a simpatizzare per il Bologna, per la Fiorentina, per il Brescia. Hai sperato che quella palla entrasse contro la Francia, e non ti sei dato una vera spiegazione sul motivo per il quale non sia stato convocato l’ultima volta in Nazionale.

Ma Baggio è stato questo, l’uomo che fino all’ultimo pallone toccato ci ha fatto innamorare del calcio.

Se mi chiedessero perché Baggio sia entrato nel cuore di tutti, anche di chi non tifava per le sue squadre, risponderei che ci ha fatto vedere il calcio come una cosa fragile e bellissima. Si può cadere, si può sbagliare, e si resta lo stesso eterni.

Nello stesso spirito ti consiglio di leggere le altre storie della nostra serie: 5 curiosità su Kimi Räikkönen, 5 curiosità su Fernando Alonso, 7 curiosità su Lewis Hamilton e 10 curiosità sulla Ferrari.

E tu, qual è il ricordo di Baggio che ti è rimasto addosso? Scrivilo nei commenti e condividi questo pezzo con chi, come me, ha ancora il codino nel cuore.

Grazie, Roberto.

Fonti: Wikipedia (it), Roberto Baggio, Wikipedia (en), Roberto Baggio e Il Post, Mazzone sotto la curva. Immagini da Wikimedia Commons, in pubblico dominio.

L'autore Gabriele Schettino 48 articoli pubblicati

Ho fondato TheGiornale a Torino nel 2017, quando c'era solo voglia di scrivere. Di lavoro faccio marketing digitale, tra SEO e campagne ADV; qui scrivo di marketing e di tutto quello che mi incuriosisce.

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