LA BUONA NOTTE di Rab – Il lampadario

Il lampadario

 

Nel lampadario del mio bagno da un paio di giorni c’è l’esoscheletro di una falena, lasciato lì morente. 

L’osservo ogni volta che sto sotto alla doccia e ci penso, ti penso. Sorrido guardandolo di riflesso dallo specchio, lui sopra di me.

Questo essere suicida che ingannato dalla luce arriva a morire, a bruciarsi contro quella maledetta lampadina e mi costringe a salire sulla scala per pulire quel triste spettacolo dato ai miei occhi.

In realtà non è che sia proprio suicida sto animale, dovremmo essere onesti. Alcuni scienziati dicono che sia colpo di noi umani, abbiamo confuso il senso d’orientamento di questi insetti, gli abbiamo sostituito la luna e le stelle con una luce elettrica che l’inganna.

In poche parole, si pensa che una volta non esistendo i lampadari, questi animali facessero fede al bagliore dato dalle luci celesti e si orientassero di riflesso. Ora il riflesso di queste luci è troppo vicino, così queste bestie finisco abbrustolite dentro coperchi incandescenti, trappole di luce da noi posizionate.

L’anomalia sta nei tuoi occhi, io ci sono rimasto incastrato in maniera identica.

Come potrei dirtelo? Sei il lampadario della mia falena.

Ho l’esoscheletro del mio cuore appiccicato alla tua lampadina, ingannato per scelta dai tuoi occhi, felicemente abbrustolito con amore.

Allora mi hai ingannato, posso dirtelo?

Credevo non fossi un lampadario, ma una bellissima stella. O forse ho semplicemente scelto di farmi fottere, dal tuo artificiale, dal mio modo di disorientarmi, dal nostro modo di attrarci così superficiale.

Allora te lo lascio lì, il mio esoscheletro, il mio sudore, il mio sorriso.

Incastrati dentro di te, aspettando che qualche stronzo salga su di una maledetta scala e si liberi dell’obbrobrio dato dallo scempio del mio amorevole suicidio.

Tu, il mio lampadario.

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Autore dell'articolo: Rab

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