2 Marzo 2024
Libri in Circolo

Mille splendidi soli: la storia che si ripete

La prima volta che ho letto Mille splendidi soli di Khaled Hosseini facevo le medie. Era una versione semplificata, in cui i capitoli prettamente storici erano riassunti, per il resto il libro era fedele all’originale, nessuna scena era stata tagliata, neanche quelle più crude. Anche se non avevo neanche quindici anni, il libro è entrato nel mio cuore, per rimanerci per sempre. Con il tempo, però, la realtà descritta nel libro era ormai diventata un lontano ricordo fino a quest’estate, perché Mille splendidi soli è la storia che si ripete.

Mille splendidi soli-Google

Perché ho riletto Mille splendidi soli

Quando quest’estate l’Afghanistan è di nuovo caduto in mano dei talebani, è stato come vivere un déjà vu, è stato come fare un salto nel passato. Non sono riuscita a rimanere indifferente, non ho potuto non pensare al popolo afghano, non ho potuto non pensare che, in parte, era anche colpa dell’occidente. Ho sentito proprio l’esigenza di rileggere questo libro, per non dimenticare cosa avevano fatto i talebani e non solo.

Questa è la storia del nostro paese, miei cari amici. Un invasore dopo l’altro. […] Macedoni. Sassanidi. Arabi. Mongoli. Ora i russi. Ma noi siamo come quelle mura lassù. Diroccate e non belle a vedersi, ma ancora in piedi.”


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La trama di Mille splendidi soli

Il libro è la storia di due donne, Mariam e Laila, con un passato e un’educazione completamente differente, che, per vari motivi, si ritrovano a condividere la stessa sorte: un matrimonio forzato con un uomo violento, la stessa sorte di molte donne in Afghanistan. Mille splendidi soli è, però, anche la storia del paese, dal dominio russo alla liberazione dai talebani per mano dell’occidente.

Kabul raccontata in Mille splendidi soli

Kabul molte volte diventa la protagonista del racconto, insieme alla storia dell’Afghanistan. Quella descritta per la maggior parte del romanzo è una Kabul in guerra, sempre in balia dei combattimenti e delle bombe, è una Kabul ferita, da cui la popolazione è costretta a fuggire per non morire sepolta. I pochi, che decidono di rimanere, per lo più sopravvivono. Dagli occhi soprattutto di Laila, che ci è nata, trapela il dispiacere nel vedere la città che amava trasformarsi, a poco a poco, nel fantasma di se stessa.


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Il rapporto tra i talebani e gli afghani in questo libro

La situazione della città, già drammatica, precipita ulteriormente con l’arrivo dei talebani.

Erano truppe di giovani guerriglieri pashtun, aveva detto, le cui famiglie erano fuggite in Pakistan durante la guerra contro i sovietici. Per la maggior parte erano cresciuti – e alcuni persino nati – nei campi profughi lungo il confine pakistano e nelle madrasa dove venivano istruiti alla sharia dai mullah. ”

Non tutti gli afghani condividono la visione del mondo dei talebani, molti si adeguano per poter continuare a vivere, in fin dei conti per loro non sono altro che nuovi ed ennesimi dominatori.
Sempre attraverso gli occhi dei protagonisti e degli afghani riviviamo anche l’attentato dell’11 Settembre 2001 alle Torri Gemelle e la successiva guerra dichiarata dal presidente Bush. Eppure nessuno sembra stupirsi troppo di ciò, per loro è solo un’altra guerra a cui saranno costretti ad assistere impotenti, se profughi in altri paesi, o a cui dovranno sopravvivere, se vivono ancora in Afghanistan. Solo quando vengono sconfitti per gli afghani si riaccende la speranza di creare un futuro migliore.

Le donne in Afghanistan sotto i talebani

Il prezzo più alto della dominazione talebana l’hanno pagata e la pagano tuttora i più deboli e le donne, a cui è stato tolto ogni diritto e ogni conquista. Le donne non possono studiare, non possono lavorare, non possono truccarsi, non possono uscire da sole se non accompagnate da un parente maschio e, quando escono, devono indossare il burqa. La loro è diventata una vita di divieti, di regole a cui doversi rigidamente attenere e di poche libertà.

Donne con il burqa-Google

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Mille splendidi soli: la storia che si ripete

Il libro si conclude con un clima di speranza e fiducia per quel presente senza i talebani. Ora che sono ritornati, questo finale ha il gusto molto amaro di speranze tradite. L’Afghanistan è nuovamente ritornato in un periodo buio e nulla sembra essere veramente cambiato dopo tutti questi anni. Il destino di donne, come Mariam e Laila, è di nuovo compromesso e appeso al filo della volontà e dei capricci di un uomo.

«Mi dispiace» dice  Laila, meravigliandosi di come la storia di ogni afghano sia segnata dalla morte, dal lutto e da inimmaginabile dolore. E tuttavia, vede che la gente trova un modo di sopravvivere, di tirare avanti.”

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