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LA BUONANOTTE di Rab – Cado sempre
Cado sempre.
Sui dolci ricordi di due bambini fragili che giocano a farsi male senza saperlo.
Inciampo.
Nei confini che le tue lacrime hanno tracciato sul mio volto.
Riavvolgo.
Girasole, mi rivolto.
Nelle lenzuola sfatte del mattino dopo, dalla sera prima.
E ti perdo, come una rima.
Rimembrare.
Sinonimo di vomitare. Piangere e urlare.
Farlo da soli, poi insieme.
Schiantarsi contro le insicurezze di un niente che diventa giorno, dopo una notte passata svegli a fissare un soffitto che non ha più niente da dire.
Buio che colora di bianco, riflessi.
Tu sei Venezia ed io ti sto a guardare, annegare.
Consapevole che non c’è, niente da fare.
Uno spettacolo disperatamente stupendo.
Sgretolarsi, cadendo.
Cado sempre.
Cercando facce nelle nuvole, sperano che non somiglino alla tua.
Distratto da quel cielo che si ostina a ricordarmi, che anche il sole ogni tanto si arrende.
Come le tue mani.
Sole.
Prosciugate, senza le mie.
Cado sempre, perché piove sul bagnato.
Perché in verticale non ci so più stare.
Perché una volta un pazzo mi ha detto che cadere, è la cosa più vicina a volare.
Allora, sai.
Ci volevo solamente provare.
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