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Aspirante Mamma di Elena Ghezzi: il coraggio di diventare madre
Aspirante Mamma, libro d’esordio di Elena Ghezzi, rompe il silenzio sul tabù dell’infertilità e della PMA. La storia vera di un’attesa che si trasforma in un messaggio di speranza.
Ci sono libri che si scelgono per intrattenimento e altri, come Aspirante Mamma, che si leggono per comprendere a fondo le pieghe più intime della vita degli altri.

Aspirante Mamma non è solo un romanzo autobiografico, è un percorso personale intenso che ti costringe a guardare in faccia una realtà tanto dolorosa quanto taciuta: quella dell’infertilità e della ricerca di una gravidanza.
La forza di questo racconto nasce dal coraggio di Elena di mettersi a nudo offrendo una testimonianza preziosa per chiunque voglia comprendere tutte le complessità di questo viaggio.
Aspirante Mamma: dal diario social ad un racconto su carta
Il racconto di Elena e del suo desiderio di maternità non assume da subito i contorni di un libro. La nascita di questo progetto è molto più innovativa e significativa e trova il suo terreno fertile, pensate un po’, sullo schermo di uno smartphone.
Il cuore del libro Aspirante Mamma, infatti, affonda le sue radici nella condivisione social, nascendo come raccolta dei post pubblicati nel tempo dall’autrice sul suo profilo Instagram aspirante_mamma, appunto.
La necessità di aprire questo profilo viene dall’urgenza di raccontare, spesso in tempo reale, sull’onda delle emozioni, ciò che stava accadendo ad Elena in alcuni dei momenti più difficili del suo percorso.
Quelli che inizialmente erano pensieri frammentari, sono stati successivamente rielaborati con cura per dare vita ad una storia lineare e coerente, pur mantenendo intatta la sensazione della scrittura di getto.
Il risultato è un diario moderno che, pur trattando tematiche difficili, rimane accessibile al lettore. L’autenticità che trapela dalle pagine di Aspirante Mamma è una delle caratteristiche più apprezzabili. In questo modo, l’autrice è stata capace di accorciare le distanze con il lettore, di coinvolgerlo nelle sue vicissitudini e farlo sentire meno solo.

Ricordo ancora perfettamente la circostanza esatta in cui Elena, tra una chiacchierata e l’altra mi ha rivelato la sua intenzione. Era il 23 settembre 2020, ad un anno esatto di distanza dalla nostra esperienza condivisa in ospedale. Stavamo parlando su WhatsApp e, improvvisamente, Elena mi confessa “sto iniziando a scrivere il libro“.
Sarebbe impossibile descrivere a parole l’emozione che ho provato in quel momento. Sapevo che per lei era un passo molto difficile da fare: dover ripercorrere tutto daccapo, scavare nella memoria, riportare a galla ricordi dolorosi era un atto di grande coraggio. E io fui estremamente orgogliosa di lei. Ancora una volta.
“Era il 23 settembre 2020, ad un anno esatto di distanza dalla nostra esperienza condivisa in ospedale. Stavamo parlando su WhatsApp e, improvvisamente, Elena mi confessa “sto iniziando a scrivere il libro“.
Il messaggio di Aspirante Mamma
Come l’autrice stessa ha condiviso tramite un post su Instagram in occasione della promozione del libro, questo nasce con lo scopo di condividere le difficoltà incontrate durante il percorso verso la gravidanza e abbattere i tabù sul tema dell’infertilità.
Il libro quindi va oltre la semplice cronaca dettagliata dei medici consultati e delle terapie effettuate. Si tratta, da un lato, di un grido di sensibilizzazione contro l’idea che la maternità sia una cosa naturale e, di conseguenza, un cammino lineare e privo di ostacoli. Dall’altro, rappresenta un messaggio di speranza per tutte le persone che si trovano nella stessa situazione.

Il coraggio di sopportare il dolore
Non si può comprendere a fondo il senso del libro senza considerare da dove tutto ha avuto inizio, ben prima della ricerca di un concepimento che si rivelerà difficile.
Infatti, il dolore ha iniziato a tessere la sua trama e a mettere profonde radici nella vita di Elena quando aveva appena vent’anni, manifestandosi sotto forma di mestruazioni dolorose e invalidanti.
Non si trattava di un semplice malessere passeggero, ma di una sofferenza acuta e totalizzante che troppo spesso la costringeva a rinunciare alla sua quotidianità.
In un’età che dovrebbe essere sinonimo di spensieratezza, nuove esperienze e bei momenti, Elena si è trovata costretta a fare i conti con un corpo imprevedibile, che quasi sembrava ribellarsi a lei.
Dolori lancinanti, ai quali per lungo tempo, nessuno ha saputo (o voluto) dare un nome. È l’inizio di un calvario medico frustrante, fatto di visite, accertamenti e referti apparentemente normali.
Le sofferenze reali si scontravano troppo spesso con la mancanza di risposte certe, un peso psicologico enorme per chi vede il proprio dolore minimizzato o non compreso. Intanto il corpo continuava a gridare.
Mi sono sentita spesso trattata come una malata immaginaria. Così malgrado il mio intenso malessere, a un certo punto decisi di smettere di recarmi in ospedale. Stavo male? Pazienza. […] Non avevo più fiducia nella possibilità di essere ascoltata dai medici del pronto soccorso.
Il fantasma della sospetta endometriosi
Per Elena la prima vera svolta arriva quando, nello studio dell’ennesima ginecologa consultata, sente nominare per la prima volta la parola endometriosi.
Purtroppo però, quello che poteva essere un momento cruciale per la risoluzione di tutti i mali, si trasforma ben presto in un altro limbo da dover sopportare. Elena si ritrova a convivere per anni con il fantasma di una “sospetta endometriosi”, una diagnosi a metà che non dà certezze ma lascia addosso un senso di vuoto e di attesa.
Nel libro, queste tappe fondamentali vengono ripercorse con lucidità, mostrando quanto sia pesante il prezzo psicologico di una verità medica che tarda ad arrivare.
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Oltre il dolore: la forza di non arrendersi
A questo punto, il libro si addentra in un territorio ancora più sconosciuto per Elena, almeno fino a quel momento, fatto di tentativi di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), di speranze appese a un filo e di aspettative che, il destino, puntualmente delude.
L’unica certezza sembrano essere ulteriori risvolti medici complessi che porteranno Elena a dover affrontare addirittura delicati interventi chirurgici.
Un calvario che chi soffre di questa malattia conosce fin troppo bene: quel senso di un corpo che sembra quasi remare contro, la stanchezza mentale di dover sempre lottare per dimostrare la gravità del proprio dolore, persino tra le mura di un ospedale.
Ma Aspirante Mamma non è una storia di sconfitta. Al contrario, è un esempio autentico di come la determinazione di una donna possa tracciare strade inaspettate verso la luce.
È la testimonianza di come, anche di fronte ai percorsi più ripidi e tortuosi, il desiderio di diventare madre sia stato il motore di tutto. Accanto a ogni tentativo che rischiava di scoraggiarla, Elena ha trovato in questo sogno la spinta per non arrendersi mai.

Nessuno si salva da solo
C’è un altro aspetto fondamentale che emerge dalle pagine del libro: l’importanza di chi decide di restare. Accanto ad Elena infatti, si muove una rete solidissima di affetti – il suo compagno, le sue amiche, i suoi familiari – che hanno saputo ascoltarla e sostenerla saldamente.
Non si possono affrontare queste tempeste in solitudine. E’ un peso troppo grande da sopportare. Anche se spesso, stare accanto a chi soffre fa sentire impotenti, sappiate che la vostra presenza è preziosa.

Perché leggere Aspirante Mamma di Elena Ghezzi
Se aveste ancora dei dubbi riguardo la potenza e la necessità di questo libro, spero che quest’ultimo paragrafo vi aiuti ad eliminarli definitivamente.
Aspirante Mamma è un manifesto di resilienza e una mano tesa verso tutti coloro che si ritrovano a camminare in questo labirinto ricco di insidie, siano essi i malati in prima persona o chi sta loro accanto.
Storie come quella di Elena sono fondamentali perché squarciano i tabù che ancora troppo spesso avvolgono l’infertilità, l’endometriosi e i percorsi di PMA.
Questo libro ci ricorda che nessun dolore merita di essere minimizzato, e che ogni donna ha il diritto di essere ascoltata, creduta e supportata nel proprio cammino, tanto nella vita quanto negli studi medici.
Spero che leggendo queste pagine possiate trovare un pezzetto di voi stesse e che possiate sentirvi meno sole nel vostro percorso.
Da donna malata che, come Elena e grazie a Elena, non si è mai arresa, vi dico: parlatene, condividete le vostre paure. Ricordatevi che la voce la determinazione restano gli strumenti più potenti che abbiamo per pretendere la verità e continuare a sperare.




