Perché Zerocalcare piace?
Serie TV e Cinema 17 Giugno 2026

Perché Zerocalcare piace?

Perché Zerocalcare piace ancora? La risposta si trova in “Due Spicci”, l’ultima serie del fumettista in collaborazione con Netflix che racconta precarietà e inquietudini contemporanee.

Ammetto che su questa serie partivo un po’ prevenuta: avevo amato Strappare lungo i bordi, forse un po’ meno Questo mondo non mi renderà cattivo. Questa terza serie aveva l’aria di essere un po’ una ripetizione, specialmente della prima. Mi sbagliavo. Zerocalcare è riuscito a catturare la mia attenzione e quella della maggior parte dei Millennials. Ma perché Zerocalcare piace sempre (o quasi)?

Piccolo alert: ho provato a fare meno spoiler possibile, ma ci potrebbero essere dei riferimenti molto diretti ad alcuni momenti chiave della serie.

Perché Zerocalcare piace ai Millennials? | TheGiornale
Image by yousafbhutta from Pixabay

Zerocalcare parte da sé, ma non parla mai soltanto di sé

Uno dei motivi per cui mi piace Zerocalcare, al secolo Michele Rech, è sempre stato quello di trasformare la propria esperienza personale in qualcosa di collettivo. Anche in Due Spicci il punto di partenza è ancora una volta autobiografico: Zero e Cinghiale cercano di tenere in piedi un piccolo locale di quartiere (e Zero ha davvero un’osteria nel quartiere di Garbatella, a Roma). L’attività viene portata avanti con impegno e sacrifici da parte dei due soci, fino a quando Cinghiale ammette di aver accumulato dei debiti.

La situazione in cui si ritrovano i due personaggi non è qualcosa di distante rispetto a noi, specialmente per chi gestisce una piccola attività. Cinghiale non si indebita per poter sostenere uno stile di vita lussuoso o perché, come inizialmente sospettato da Zero, fa uso di droghe. Lo fa perché ha bisogno di soldi per poter mantenere la sua famiglia.

Immediatamente ci sentiamo molto più coinvolti e tendiamo a empatizzare col personaggio. Perché Cinghiale potremmo tranquillamente essere noi.

Zerocalcare piace perché racconta ma non giudica

Un’altra ragione del perché Zerocalcare piace è la sua capacità di raccontare le persone senza mai giudicarle.

In Due Spicci nessuno è completamente innocente e nessuno è completamente colpevole. Le relazioni tossiche, il bullismo e gli errori del passato vengono osservati nella loro complessità, senza scorciatoie morali. Lo stesso Zero ammette di non aver mai fatto niente per aiutare Montini, un ragazzo bullizzato da tutta la vita, seppur gli dispiacesse per lui.

Eppure lo spettatore non si sente mai messo sotto accusa. Anzi, si sente capito da qualcuno che conosce bene quelle stesse fragilità perché le vive ogni giorno sulla sua pelle.

“In “Due Spicci” nessuno è completamente innocente e nessuno è completamente colpevole.”

L’arte di mettersi continuamente in discussione

In un mondo di persone che cercano solo di apparire, di “sono fatto così, che ci vuoi fare“, Zerocalcare è la voce di coloro che cercano sempre di mettersi in discussione. Zero ha la capacità di analizzare il suo stato d’animo in maniera chirurgica (tipo letteralmente e mi riferisco a una delle scene di Due Spicci, quando il protagonista analizza come si sente dopo un certo avvenimento immaginando se stesso sul tavolo di una sala operatoria mentre un chirurgo gli apre il cervello).

Poiché tutti noi almeno una volta ci siamo ritrovati in situazioni simili rispetto a quelle raccontate da Zero, diventa automatico metterci in discussione a nostra volta. Non nego che sia un esercizio doloroso, lo ammetto, ma mai inutile.

Due Spicci nuova serie Zerocalcare | TheGiornale
Vorrei mettervi un’immagine della serie ma non ho i diritti | Image by Andrés Rodríguez from Pixabay

Perché Zerocalcare piace soprattutto ai Millennial

Zerocalcare piace così tanto ai Millennial perché riesce a raccontare meglio di chiunque altro il paradosso della loro (nostra) generazione.

Da una parte ci sono le ansie del presente: il lavoro precario, la difficoltà di costruire relazioni stabili, la sensazione costante di essere in ritardo rispetto a delle aspettative che non sappiamo bene neanche noi chi ce le ha imposte. Mi ha commosso un po’ la scena in cui la mamma di Zero gli chiede semplicemente di essere felice.

Se da un lato è vero che la richiesta è molto difficile da attuare, come lo stesso Zero sottolinea, dall’altro mi ha fatto pensare come molte delle cose che mi mettono ansia dipendono da scadenze autoimposte.

Dall’altra c’è un futuro che appare sempre più incerto e difficile da immaginare. Siamo la generazione che più fa fatica a immaginarsi il domani e che si sente già a metà della sua vita. Come se non bastasse, viviamo nel perenne dondolo tra ciò che vorremmo e i “ma se”, che ci portano a pensare con rimpianto a tutte quelle cose che avremmo potuto essere nella nostra immaginazione. Perché Zerocalcare piace anche per questo, per farci riflettere per l’ennesima volta sulla nostra vita.

“Viviamo nel perenne dondolo tra ciò che vorremmo e i “ma se”.”

La cultura pop come linguaggio comune

In mezzo alle riflessioni e alle tragedie, però, ci sono anche i ricordi condivisi di chi è cresciuto negli anni ’90 e nei primi Duemila. Parlo delle citazioni ai cartoni animati, ai videogiochi, ai fumetti e alle serie TV.

È interessante come la cultura pop che viene citata nelle opere di Zerocalcare non sia mai semplice nostalgia, ma un linguaggio comune attraverso cui interpretare il presente. Un po’ come da dire ancora una volta che siamo tutti sulla stessa barca.

Lo stesso microcosmo creato da Zero in una Rebibbia fumettistica popolata da personaggi ormai iconici, è entrato ormai a far parte della cultura pop ed è parte del perché piace Zerocalcare.

E io comunque vorrei vedere “Guerre fra’ e stelle” in romanesco, così per dire.

Perché la Roma di Zerocalcare piace? | TheGiornale
La Roma di cui parla Zero è un po’ meno glamour, ma questo abbiamo… | Image by BÙI VĂN HỒNG PHÚC from Pixabay

Zerocalcare piace perché parla di temi difficili in maniera semplice

Penso che il motivo per cui mi piace in particolar modo Zerocalcare sia perché è capace di parlare di temi estremamente complessi con estrema semplicità. Che non vuol dire banalizzarli, al contrario. Ripenso alla vicenda di Alice raccontata in Strappare lungo i bordi e ricordo di essermi commossa perché so cosa significa essere dalla parte di Zero e di chi rimane dopo.

In Due Spicci ho apprezzato molto il modo in cui viene raccontata la violenza di genere e, più in generale, quella che può annidarsi nelle relazioni di coppia. La serie parte dalla situazione più drammatica e riconoscibile, quella di una donna vittima di abusi che cerca di sottrarsi a una spirale destinata a trasformarsi nell’ennesimo caso di cronaca nera, ma non si ferma lì.
Zerocalcare porta l’attenzione anche su forme di violenza meno evidenti e spesso normalizzate, come il controllo ossessivo, la manipolazione emotiva o la gelosia che finisce per sfociare in comportamenti aggressivi. Un racconto che evita semplificazioni e mostra come certe dinamiche possano manifestarsi in modi diversi, ma essere ugualmente pericolose.


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Perché Zerocalcare piace ancora?

Due Spicci dimostra perfettamente perché Zerocalcare piace. Il successo di Zerocalcare non dipende soltanto dall’umorismo, dai riferimenti alla cultura pop o dall’identificazione generazionale. Il motivo per cui continua a piacere è più profondo: riesce a raccontare la vulnerabilità contemporanea con una sincerità rara, senza filtri e senza la pretesa di avere tutte le risposte.

Se noi siamo costantemente spinti a mostrare una versione perfetta di noi stessi, i personaggi di Zerocalcare fanno l’esatto contrario. Hanno paura, sbagliano, si contraddicono, rimuginano sulle proprie scelte e spesso si sentono inadeguati. Sono persone che cercano continuamente di capire chi sono e quale posto occupano nel mondo. E proprio in questa ricerca, spesso faticosa e dolorosa, il pubblico finisce per riconoscersi.

Se ci si chiede perché Zerocalcare piace a così tante persone, la risposta è probabilmente questa: perché riesce a ricordarci che essere vulnerabili non significa essere deboli, ma semplicemente essere umani.

L'autore Martina Scarnato 39 articoli pubblicati

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