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5 vini da bere in inverno
Inverno: “[in-vèr-no] n.m. la stagione più fredda dell’anno; nel nostro emisfero inizia il 21 dicembre e termina il 21 marzo” (Garzanti Linguistica). C’è chi in questa definizione ci trova tutto ciò che ama di questa stagione invernale e chi, come me, proprio no. Eppure di lati positivi per amare questo periodo dell’anno ce ne sono (e non parlo solo delle festività natalizie che ci siamo ormai lasciati alle spalle o delle settimane bianche). Pensiamo, ad esempio, al lusso di godersi il caminetto acceso durante una serata fredda e piovosa. Se poi aggiungiamo a questo scenario (già di per sé idilliaco) un bel calice di rosso, il concetto di felicità diventa qualcosa di molto semplice.
L’idea vi stuzzica ma siete indecisi su quali vini bere in inverno? Non vi biasimo. Nel mio caso la lista sarebbe lunga, ma in questo articolo mi limiterò ad elencarne 5, tutti rossi e italiani, Barolo e Amarone inclusi, ça va sans dire…
Barolo DOCG: tra i migliori vini da bere in inverno
Definito, non a caso, “il vino dei re e il re dei vini“, il Barolo nasce nelle celebri e lussureggianti colline delle Langhe, oggi patrimonio dell’Umanità UNESCO. È in questo territorio dai suoli variegati e dal microclima unico che il nebbiolo si esprime sempre con eleganza per regalare dei Barolo tutti diversi. Il plurale è, infatti, d’obbligo: si può produrre il Barolo in ben 11 comuni (Barolo, La Morra, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Novello, Cherasco e Roddi).
Il legame tra vino e territorio, inoltre, si fa ancora più indissolubile quando si parla di Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA), veri e propri “cru” e sottozone che offrono Barolo unici e diversi per finezza, struttura e longevità.

Perché il Barolo è il protagonista dei vini da bere in inverno
Struttura imponente, bouquet aromatico ricco e capacità di evolvere negli anni fanno del Barolo un vino tutt’altro che banale. Come anticipato, non esiste un solo Barolo proprio per le caratteristiche pedoclimatiche delle diverse zone in cui cresce il nebbiolo.
Inoltre, a complicare la scena troviamo le differenti tecniche di affinamento che danno al prodotto finale un’identità ovviamente diversa. A proposito di affinamento, se da disciplinare è richiesto un periodo minimo di 38 mesi dalla vendemmia e di 62 mesi per la Riserva (di cui un periodo minimo di sosta in legno di 18 mesi per entrambi), ciò che, invece, non viene specificato è la tipologia di legno e la grandezza della botte. Botte grande come da tradizione per un Barolo più armonico e complesso, o barrique francesi stile Barolo Boys per un vino più immediato e dallo stile internazionale? Molte aziende, oggi, hanno scelto di adottare un approccio misto.
Abbinamenti invernali ideali per esaltare il Barolo
Sono tantissimi i piatti tipici piemontesi che si sposano alla perfezione con il Barolo. Se si tratta di un Barolo più tradizionale il piatto che accompagna per eccellenza non può che essere il brasato al Barolo. La sua preparazione prevede l’utilizzo in cottura del Barolo e questo non può che significare una cosa sola: concordanza perfetta.
Nel caso di una Riserva, un bollito misto alla piemontese fa sicuramente da partner perfetto: grassezza e complessità di questo piatto, infatti, meritano una struttura e un corredo aromatico altrettanto importanti. Infine, le spezie di un Barolo un po’ più moderno, e quindi da botte piccola, non possono che abbinarsi a un bel piatto di tajarin al ragù piemontese, ancor meglio se completato dal locale tartufo d’Alba.
5 vini rossi piemontesi: classico o meno noto?
Amarone della Valpolicella DOCG: tra i migliori vini da bere in inverno
Si passa dalle dolci colline della Langhe a quelle della Valpolicella per uno dei vini da meditazione più amati dagli italiani e non solo. L’Amarone della Valpolicella DOCG è sicuramente uno dei migliori vini da bere in inverno, anche da solo, proprio davanti al caminetto acceso per regalarsi un piacere di fine serata.
Come accade per tantissime altre prelibatezze enogastronomiche italiane, anche in questo caso la nascita dell’Amarone viene attribuita al caso. La leggenda vuole, infatti, che del vino Recioto (vino passito della Valpolicella) una botte sia stata dimenticata a rifermentare fino ad esaurire gli zuccheri trasformati in alcol e passando, quindi, alla storia con il nome Amarone per distinguerlo dal suo “padre” più dolce. A battezzarlo così fu l’enologo Adelino Lucchese della Cantina Sociale Valpolicella.

Cosa rende l’Amarone uno dei più simbolici vini da bere in inverno
Grazie alla sua struttura ricca e rotonda, l’Amarone è capace di scaldare l’atmosfera invernale dal primo sorso. Siamo di fronte a un vino caldo, intenso e dal tannino morbido che si fa apprezzare in abbinamento ai più rustici sapori delle ricette di stagione o anche da solo. Come il Barolo, anche l’Amarone è uno dei vini rossi italiani dalla spiccata vocazione all’invecchiamento. L’affinamento in legno gioca, infatti, un ruolo fondamentale. Da disciplinare, il tempo minimo è pari a 2 anni a partire dal 1° gennaio successivo alla vendemmia (che diventano 4 per la Riserva). L’appassimento, in questo caso, conferisce sicuramente un carattere unico e irresistibile a questo vino.
Piatti ricchi e stagionali da abbinare all’Amarone
Un Amarone base si sposa alla perfezione con brasati o stracotti accompagnati, perché no, da una fumante polenta. Anche i primi piatti, soprattutto se prevedono l’utilizzo dell’Amarone in cottura, possono essere esaltati perfettamente da questo vino rosso. L’esempio più azzeccato e mai banale? Un tipico risotto all’Amarone.
Quanto all’Amarone Riserva, invece, via libera a piatti di selvaggina molto strutturati o a formaggi stagionati, ancor meglio se erborinati.
Infine, l’abbinamento che non tutti si aspettano: il dessert (con le dovute accortezze). L’amarognolo del cioccolato fondente (almeno al 70%) o i dolci a base di cacao amaro, ad esempio, trovano una perfetta armonia con le note speziate del vino.
Morellino di Scansano DOCG: il rosso toscano tra i vini da bere in inverno
Quando si parla di vini rossi toscani l’associazione a Chianti, Brunello o Bolgheri è immediata. Senza ovviamente nulla togliere a questi altisonanti nomi del panorama toscano, le denominazioni importanti in questa regione non mancano: una di queste è proprio il Morellino di Scansano DOCG. A fare da da culla al vitigno principe sangiovese (qui detto, appunto, morellino) è la calda, soleggiata e mediterranea Maremma Grossetana. Siamo, quindi, senza dubbio di fronte a un vino che saprà scaldare le lunghe e fredde serate invernali.

Perché il Morellino di Scansano è uno dei migliori vini da bere in inverno
Elegante, versatile e suadente: il Morellino di Scansano, soprattutto nella sua versione base, si fa apprezzare per un sorso piacevole, immediato, equilibrato e dal tannino levigato. Il vitigno sangiovese, da disciplinare, è presente per un minimo di’85%. Il suo corredo può, infatti, essere completato anche da altri vitigni autoctoni tra cui canaiolo, ciliegiolo o dai bordolesi merlot e cabernet sauvignon. Il risultato? Una spiccata intensità aromatica che fa del Morellino un vino rosso capace di esaltare le ricette invernali della tradizione gastronomica toscana (e non) senza mai passare in secondo piano.
Abbinamenti invernali per gustare al meglio il Morellino di Scansano
Definire il Morellino di Scansano come vino da tutto pasto non è affatto una banalizzazione. Al contrario, si conferma come un rosso elegante che, come il nero nel mondo della moda, sta bene su tutto. La versione più giovane e d’annata è perfetta per l’aperitivo con un tagliere di salumi e formaggi stagionati o in accompagnamento a piatti di pasta ripiena o al ragù di cinghiale.
La più complessa e speziata Riserva, invece, non può che andare a braccetto con pietanze a base di selvaggina, stracotti di carne o zuppe invernali. Base o Riserva che sia, è davvero impossibile resistere al caldo e mediterraneo abbraccio del Morellino, tra i migliori vini da bere in inverno.
Taurasi DOCG: tra i più potenti dei vini da bere in inverno
A ben 900 km circa dalle Langhe, in Irpinia, esiste un vitigno nobile che, come il nebbiolo dà vita a un vino longevo e austero come il Barolo. È l’aglianico con cui si produce il Taurasi DOCG, uno dei vini rossi campani tra i più apprezzati. Non è, infatti, un caso che l’aglianico venga definito il nebbiolo del sud e, di conseguenza, il Taurasi ribattezzato Barolo del sud. Nonostante le tantissime ed evidenti differenze, che cos’hanno questi due vini in comune? Un disciplinare restrittivo, un grande potenziale di invecchiamento e un tannino possente dato dai due grandi vitigni. Poteva, quindi, il Taurasi mancare nella lista dei 5 vini da bere in inverno? Mi sembra ovvio di no…

Il carattere del Sud in uno dei vini da bere in inverno preferiti dai campani (e non)
Schietto e sincero, il Taurasi è il rosso meridionale da grande invecchiamento. L’elevato concentrazione di zuccheri e di tannini dell’aglianico raccolto in piena maturazione dona un bel tenore alcolico e una fitta trama tannica, mentre il terroir vulcanico dell’Irpinia si traduce in spiccata mineralità. A fare la differenza, inoltre, è l’affinamento: minimo di 3 anni per la base (di cui 1 anno in legno) e minimo di 4 per la Riserva (di cui 18 mesi i legno) per un vino dal corredo aromatico complesso in cui si percepiscono distintamente frutti rossi maturi, spezie dolci e tabacco. Se da un lato si presenta come un vino rosso molto austero, dall’altro sa esprimersi con grande equilibrio e armonia orso dopo sorso.
Abbinamenti irpini perfetti per il Taurasi
Campani, o ancor meglio irpini, sono gli abbinamenti gastronomici perfetti con il Taurasi. La versione base ben si abbina a piatti della tradizione irpina come lagane e ceci o cotechino (salsiccia tipica irpina che non ha niente a che fare con l’omonimo e più celebre di Capodanno). Qui freschezza e struttura accompagnano i due piatti senza sovrastarne i sapori semplici e genuini. A fare, invece, da partner perfetto per il più complesso Taurasi Riserva sono ricette ricche come un succulento piatto di lagane, stavolta con ragù di carne e interiora. E con un bel plateau di formaggi stagionati accompagnati da confetture e mostarde? Un bel sì per il Taurasi Riserva con il suo profilo aromatico speziato e vellutato.
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Montepulciano d’Abruzzo DOC: il lato conviviale dei vini da bere in inverno
Il Montepulciano d’Abruzzo DOC è un vino rosso che sa arrivare dritto al cuore di chi lo beve. È la bottiglia che si stappa a pranzo in famiglia o con gli amici e che puntualmente mette d’accordo tutti, anche i più scettici. Robusto, rustico ma morbidone, con quei suoi tannini dolci e il profilo aromatico fruttato è un rosso intenso, pieno e caldo. Immaginate di gustarlo davanti al camino scoppiettante o sul divano con la copertina mentre fuori piove… Escluderlo dalla lista dei vini da bere in inverno sarebbe stato imperdonabile.

Perché il Montepulciano d’Abruzzo è tra i vini da bere in inverno più versatili
Più che un vino il Montepulciano d’Abruzzo è una coccola avvolgente che sa di amarena, prugne mature, cioccolata e cannella. Dal colore intenso che va dal rubino con riflessi violacei, il Montepulciano si presenta con un profilo aromatico unico, un tannino presente ma non aggressivo e un bel tenore alcolico che, tuttavia, non appesantisce. Nella versione Riserva, con un invecchiamento in legno minimo di 9 mesi, la vivacità del rubino lascia spazio a nuance più granate regalando una speziatura ancora più percettibile e una grande morbidezza al palato.
Piatti rustici da gustare con il Montepulciano in inverno
Montepulciano chiama, ovviamente, arrosticini! La succulenza di questo piatto tipico crea un contrasto perfetto con i tannini, mentre l’aromaticità selvatica della carne di pecora si sposa alla perfezione con quella balsamica e fruttata del Montepulciano. Altro piatto della tradizione semplice ma gustoso sono le pallotte cacio e ova, la cui sapidità del formaggio pecorino trova il giusto alleato nella morbidezza del Montepulciano.
E la Riserva? Perfetta, anche in questo caso, con spezzatini e brasati a cottura lenta con qualche goccia dello stesso vino e spezie o, ancora, un bel tagliere di formaggi stagionati a fine pasto (protagonista fra tutti, senza ombra di dubbio, il pecorino).
Vini abruzzesi “di stoffa”: la cantina Diubaldo
Questa lista di soli 5 vini da bere in inverno per molti potrebbe risultare scontata e, forse, anche molto mainstream. Col senno di poi, avrei potuto includere altri rossi come il Ruché, il Primitivo o il Brunello di Montalcino. Così come avrei potuto parlare dei bianchi come il Kerner, il Fiano di Avellino, il Verdicchio dei Castelli di Jesi o ancora dei bianchi macerati… L’obiettivo, però, non era stilare una classifica, bensì di esaltare alcuni dei vini italiani più apprezzati, capaci di unire e di creare quell’atmosfera di calore e convivialità attorno a una tavolata insieme a chi amiamo.




