5 vini rossi piemontesi: classico o meno noto?

Il Piemonte tra i sui vini conta 42 DOC e 17 DOCG e 48000 ettari di superficie vitata in zone come le Langhe, il Monferrato e i territori di Alba e del Roero. Distinguiamo, però, i 5 vini rossi piemontesi più importanti, lasciando anche spazio a quelli meno conosciuti.

5 vini rossi piemontesi: i classici

Barolo e BarbarescoDOCG

Dall’uva Nebbiolo nascono Barolo e Barbaresco, due vini rivali tra loro seppur molto affini.
Speziato, dal sentore di frutti rossi, granato e luminoso, il Barbaresco è perfetto con la faraona al tartufo bianco d’Alba e i cardi gobbi con fonduta di Castelmagno.
Curiosità: da circa 20 anni il Barbaresco fa parte dei migliori vini al mondo. Infatti, il Disciplinare di Produzione ha introdotto le menzioni geografiche aggiuntive, ossia micro territori a cui si può aggiungere il nome del singolo vigneto.

A sud di Alba, invece, troviamo il Barolo, 1000 ettari di vigne coltivate a Nebbiolo da altrettanti vignaioli. Il Barolo è uno dei vini più esportati all’estero. E’ un vino raffinato, rosso granato con sfumature aranciate se invecchiato di qualche anno. Caratterizzato dal sentore di viola, liquirizia, spezie, frutta matura, minerali, cuoio e tabacco. E’ perfetto con la lingua brasata al Barolo, con il brasato o con un Castelmagno stagionato. Il Barolo Chinato, si accosta perfettamente con un bunet al cacao e dei gianduiotti fatti a mano.
Curiosità: Camillo Benso Conte di Cavour, Giulia di Barolo, Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II possono considerarsi i genitori di questo vino.


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Dolcetto di Diano d’Alba DOCG

A metà strada tra Barolo e Barbaresco si trova il Dolcetto. La coltivazione di uve del vitigno Dolcetto sono tipiche della zona di Diano d’Alba, provincia di Cuneo. Questo tipo di uva ama le escursioni termiche e il clima soleggiato. Necessita di un periodo di affinamento di almeno 10 mesi, prima di poter essere messo in commercio. Annusando questo vino sentirete prugna, liquirizia, ciliegie e frutti rossi, pepe nero, cannella.
Potete abbinarlo con il pollo alla Marengo e i batsoà (zampini di maiale)
Curiosità: le colline che superano i 500 m esaltano il sapore del vino.

Malvasia di Casorzo, Freisa di Chieri

La Malvasia di Casorzo rientra nelle DOC. E’ un vino caratterizzato da un colore rosso rubino brillante che presenta sentori floreali di rosa e frutti rossi. E’ dolce e vellutato, con una nota acida che dona freschezza. Un vino leggero che può essere scelto in tutte le occasioni di festa.
Lo troviamo sulla parte medio-alta delle colline; grazie a questa posizione si difende bene dalla brina ed è esposto ai raggi solari in qualsiasi stagione.
Curiosità: il nome Malvasia è la contrazione di Monembasia, una roccaforte bizantina sita a sud del Peloponneso. I Veneziani con il nome di Monemvasia hanno esportato il vino in tutta Europa.

Freisa di Chieri ha diverse versioni: secca, dolce, ferma, frizzante e spumante. Il secco vivace è tipico delle trattorie torinesi.
Il vino presenta profumazioni di ribes e risulta molto versatile a tavola. Nella varie versioni è un vino che si abbina bene con tutto, arrivando fino a carni rosse anche con cottura alla brace per le versioni più invecchiate. Potete abbinarlo anche con strudel di verdure e pancetta, fritto misto piemontese e bagna caoda.
Viene coltivato lungo la collina torinese, in particolare sulle colline chieresi.
Curiosità: tra le vigne di Villa della Regina, un ettaro è impiantato a Freisa. Una vigna che assomiglia a quelle urbane di Vienna.

5 vini rossi piemontesi: i meno conosciuti

Verduno Pelaverga, Ruchè di Castagnole Monferrato, Rubino di Cantavenna, Cari e Vespolina

Il Ruché di Castagnole Monferrato viene coltivato sulle colline del Monferrato astigiano. Dalle tipiche note di violetta appassita, rosa rossa e spezie, è ottimo a tutto pasto e rientra tra le DOCG.
Curiosità: una volta veniva usato come vino da mensa.
Rubino di Cantavenna DOC è prodotto sulle colline del Monferrato, nella provincia di Alessandria. Costituito da uve di Barbera, Grignolino e Freisa, ha un sapore acido, profumi speziati e un colore rosso rubino.
Curiosità: la zona di coltivazione è caratterizzata dalla strada che porta il nome di Panoramica del Monferrato.


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Il Verduno Pelaverga nasce dai vigneti coltivati ad Ovest di Alba (Verduno, La Morra, Roddi).  Di colore rubino con riflessi dal violetto al cerasuolo. Può accompagnare antipasti e primi, carni bianche o rosse, pesce o formaggio secchi. E’ un vino fresco con note fiorite e fruttate di ciliegia e violetta.

Cari doc ha origini sulle Colline torinesi, da un vitigno che cresce bene solo su pendii molto soleggiati e terreni sciolti. Ha profumi floreali e una spiccata aromaticità data dall’uva di origine. Ottimo per accompagnare tutti i dolci, ma soprattutto le fragole.
Curiosità: ogni anno, ad ottobre, si celebra a Baldissero Torinese la festa dell’uva in occasione del Vino Cari.
Vespolina di Novara DOC viene prodotto nella provincia di Novara. Ha un colore rubino, è asciutto e fruttato, tra i suoi odori troverete frutti rossi, spezie e frutti di bosco. Abbinamenti ideali sono quelli del territorio novarese quindi salam d’la duja, paniscia ecc.
Curiosità: non ci sono certezze sul nome, ma sembra che sia dovuto al fatto che l’uva molto dolce attiri le vespe.


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Quando scegliamo un vino ricordiamoci sempre che cosa dobbiamo accompagnare e le sue origini territoriali, poiché a terreni diversi, corrispondono vini dalle caratteristiche molto diverse.

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