Ti ho sposato per allegria, di Natalia Ginzburg, brevissima commedia teatrale di sessantacinque pagine, è la storia di un amore inaspettato e di un matrimonio improvvisato. Una domanda affligge Giuliana dalla prima all’ultima pagina: «Perché, Pietro, ci siamo sposati?».
Con la sua opera Natalia Ginzburg infrange la promessa di non scrivere mai per il teatro, dando vita a una vivace commedia di un matrimonio tra due persone agli antipodi: Giuliana caotica e leggera, Pietro meticoloso e impassibile. In poche pagine e con l’intreccio delle vite di pochi personaggi, l’autrice ci trascina nella storia di un matrimonio in apparenza insignificante, ma divertente.

Di cosa parla Ti ho sposato per allegria?
Giuliana e Pietro, sposati da appena un mese si conoscono. Dell’uno e dell’altra sanno poco e nulla, a malapena i nomi delle rispettive madri.
Giuliana arriva da un piccolo paese della Romagna e da una famiglia povera e disgregata. La madre è una pantalonaia ossessionata da strane manie, mentre il padre le ha abbandonate per un’altra donna. A soli diciassette anni, lascia sua madre sepolta tra i ritagli di giornale e pentole bruciate e parte per Roma, sognando il successo nel mondo dello spettacolo. Le sue passeggiate speranzose nella capitale si trasformano ben presto in lavori malpagati, debiti e alloggi improvvisati tra amici e sconosciuti.
Manolo, scrittore fallito, separato e con un gatto, è il primo amore di Giuliana: un amore che lei definisce “paralizzante”. Quell’amore che non ti fa alzare dal letto per giorni, che ti toglie il sonno, l’appetito e la voglia di vivere.
Rimasta incinta, Giuliana sceglie l’aborto con l’aiuto di Topazia, ex moglie di Manolo fuggita a sua volta da quell’amore tossico per riscoprire la vita viaggiando come fotografa.
Poi l’incontro inatteso. Giuliana finisce per caso a una festa di artisti e pittori, tutti sconosciuti, e tra questi sconosciuti incontra Pietro, un giovane avvocato di famiglia borghese.
Giuliana ha bisogno di soldi, Pietro di una donna da sposare: gli ingredienti perfetti per un matrimonio imperfetto.
E così Giuliana, tra apparenti rimorsi e infinite domande, non farà che chiedere a Pietro perché l’abbia sposata. Per pietà? Anche, ma soprattutto per allegria, quell’allegria che nessun’altra donna era mai riuscita a regalargli.
Giuliana è una donna semplice, senza istruzione e senza lavoro, che non rinnega le proprie origini, che non nasconde i difetti e affronta senza paura le provocazioni della suocera. Una continua polemica, mille domande che confondono e travolgono chi la ascolta. E forse Pietro finisce per amarla proprio per questo.
Una donna dai sogni infranti, dai mille pensieri e dagli infiniti interrogativi, capace di trasformare un matrimonio insignificante in una storia allegra.

Tre libri da leggere in vacanza
Perché leggere Ti ho sposato per allegria se hai il blocco del lettore?
Anche i lettori più appassionati possono attraversare periodi di vita in cui leggere è più un peso che un piacere.
Giornate cariche di lavoro, impegni e pensieri che azzerano stimoli ed energie, trasformando la lettura in una vera e propria fatica.
In questi momenti, testi brevi ma dal grande valore letterario come Ti ho sposato per allegria di Natalia Ginzburg, rappresentano la soluzione ideale per superare il blocco del lettore, un’esperienza che tutti, almeno una volta nella vita, tutti hanno vissuto.
Molti lettori amano perdersi in mondi ed epoche diverse, conoscere più personaggi, più storie, leggere la realtà e subito dopo trovarsi in qualche regno incantato. Ma immergersi in opere monumentali da centinaia e centinaia di pagine, può diventare noioso, e persino i capolavori rischiano di sembrare pesanti.
Natalia Ginzburg, in sole sessantacinque pagine, racconta con semplicità e ironia la complessa storia del matrimonio tra Pietro e Giuliana: dialoghi brevi ma pungenti, battute che scorrono veloci e riflessioni intime e profonde.
«E io intanto a poco a poco mi disinnamoravo di Manolo ma disinnamorarsi è bruttissimo, tutti gli uomini ti sembrano scemi, non sai dove si sono ficcati quelli che si possono amare».
Una frase nascosta tra i pensieri di Giuliana che dà vita a una riflessione più vera che mai: l’amarezza di una storia d’amore finita male e l’illusione che, quell’amore, non tornerà più.
È proprio questa miscela di comicità e profondità a rendere Ti ho sposato per allegria un ottimo rimedio al blocco del lettore: un libro breve, brillante e capace di restituire il piacere di leggere.
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La leggerezza come cura
L’allegria di Giuliana rappresenta la forza vitale di sottrarsi alla noia borghese, alla quotidianità, alla razionalità opprimente di Pietro. Una leggerezza non superficiale, ma esistenziale, che rende questa commedia teatrale ancora oggi attuale, amata dai lettori e costantemente messa in scena.
Pietro:
« Non essere scema. Eri sola, è vero, senza soldi, senza lavoro, e ti disperavi, ma a me non facevi pietà. Io non ho mai sentito, guardandoti, nessuna pietà. Ho sempre sentito, guardandoti, una grande allegria. E non ti ho sposato perché mi facevi pietà. Del resto, se uno dovesse sposare tutte le donne che gli fanno pietà, starebbe fresco. Metterebbe su un harem».
Giuliana:
«Già. Questo è vero. E perché mi hai sposato, se non mi hai sposato per pietà?».
Pietro:
«Ti ho sposato per allegria. Non lo sai, che ti ho sposato per allegria? Ma sì. Lo sai benissimo».
Alla fine, ci sono mille motivi per sposare una donna: non solo l’amore, ma anche i soldi, la logica, la convenienza. Pietro, figlio di una madre cattolica e tradizionalista, avvocato serio e affermato, trova in Giuliana qualcosa di diverso: quella leggerezza che manca, nella sua vita.
Giuliana:
«Mi hai sposato perché ti divertivi con me, e invece ti annoiavi con tua madre, tua sorella, e la zia Filippa?»
Pietro:
« Mi annoiavo a morte».
Ti ho sposato per allegria di Natalia Ginzburg racchiude una lezione di vita fondamentale: la leggerezza come cura. Proprio come ricordava Italo Calvino in Lezioni americane:
«leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore».
