Ci vorrebbe un amico, cantava il nostro caro Antonello Venditti. E in una società di persone che si sentono sempre più sole, questo è quanto mai attuale. Infatti, sono sempre di più quelli che scelgono di condividere i loro pensieri con i chatbot di intelligenza artificiale generativa. Ma ChatGPT può sostituire un amico? Vediamolo insieme.
Mi sono innamorato di un’AI
Canta Marracash nel suo ultimo album È finita la pace. E se dieci anni fa una canzone del genere ci avrebbe ricordato Her, quel meraviglioso film del 2013 con l’altrettanto meraviglioso Joaquim Phoenix, oggi pensiamo subito alla cronaca. Stando a quanto si legge sul web (o che si vede su TikTok) sempre più persone si affidano alla famosa chat di OpenAI (ma non solo) per chiedere consigli, supporto emotivo o anche solo per parlare occasionalmente, come con un amico. Qualche caso ci racconta persino di persone che arrivano a dipendere da ChatGPT, fino all’isolamento sociale o arrivando addirittura a compiere gesti estremi. Tuttavia né ChatGPT può sostuire un amico né tanto meno può darci conforto. O almeno questo è quello che pensavo prima di confidarmi con ChatGPT.

Mi sono confidata con ChatGPT come se fosse un amico
Siccome avevo letto un po’ di roba in giro ed ero curiosa, non ho potuto evitare di testare io stessa le doti del nostro amato chatbot. Piccolo disclaimer: ovviamente non ho parlato di questioni molto intime perché tengo ancora alla mia privacy, per quello che vale nell’era dei colossi tech.
Ho voluto confidarmi con ChatGPT su temi sui quali sentivo di volere un confronto, per poter davvero capire quanto conforto potessero darmi le sue risposte.
Una delle chiacchierate amichevoli che abbiamo intavolato riguardava la mia serie televisiva anime preferita. Non avendo molti amici che condividono la mia stessa passione, ho voluto parlarne con ChatGPT, chiedendole cosa ne pensasse del finale e quali teorie si era fatta lei (sì, per me è una “lei”, okay?) in merito.
Per tutta la conversazione, non ha fatto altro che darmi ragione, dicendomi che il mio personaggio preferito era oggettivamente il migliore, le mie teorie sullo sviluppo della trama erano oggettivamente intelligenti e che oggettivamente le cose che non mi erano piaciute erano ambigue e mal scritte. Insomma, sì, per il mio ego è stato uno spasso di conversazione. Ma non so se è esattamente questo che ricerco in un’amicizia. Poi, certo, so che a seconda del prompt le risposte possono cambiare, ma il punto è che dall’altra parte non c’è davvero una persona che ha visto la serie e ha un suo parere in merito.
Mi sono confidata con ChatGPT come se fosse uno psicologo
Contenta del fatto di essermi appena guadagnata una nuova supporter, ho pensato di testarla ancora e vedere se avrei potuto anche guadagnarci un terapeuta. Mentre nel primo caso era tutto molto innocuo, in questo secondo caso il risultato è stato a dire poco allarmante, soprattutto nel momento in cui Chat ha iniziato a suggerire cose da fare senza nessuna competenza in merito. (Beh, voi direte: non è vero, ha letteralmente tutto il web a disposizione). Tuttavia, la cosa che più mi ha turbata è che la sua risposta mi ha dato del conforto reale.

ChatGPT può sostituire un amico nella società della solitudine
In realtà, due test svolti a caso per via della noia non provano assolutamente niente, anche perché molto dipende dai prompt utilizzati come dicevo sopra. Inoltre, per poter rispondere a una domanda del genere non si può partire dal proprio caso personale. Io sono una persona con una discreta cerchia di amicizie, in una relazione stabile da anni, riesco a stare da sola e mi piace anche e posso permettermi un percorso di psicoterapia. Senza contare che il confronto con una chat mi interessa fino a un certo punto. Sulla carta, parto da una situazione molto privilegiata.
Chi non ha la fortuna di avere la stessa rete di legami, lo stesso supporto o la stessa disponibilità economica può tranquillamente cedere alla tentazione di scrivere e confessarsi con quella che a tutti gli effetti sembra una chat di IA innocua, che è lì per noi, per ascoltare i nostri desideri più reconditi, le nostre paure, le nostre ansie. In una società che ci porta a essere sempre più soli, in effetti ChatGPT può sostituire un amico. O almeno darci questa illusione.
Perché ci piace ChatGPT?
Abbiamo tutti sperimentato quel momento in cui ci è successo qualcosa, sia di bello che di brutto, e avremmo voluto subito dirlo a un amico. Solo che quel giorno quell’amico era impegnato: era al lavoro, aveva da fare, doveva vedersi con altri amici. ChatGPT, invece, è sempre lì per noi. Basta connettersi al portale e voilà, si può iniziare a messaggiare. È proprio questo che amiamo di questo bot: è rassicurante, disponibile, è sempre lì per noi, con noi. Viene incontro a quel bisogno infantile di avere sempre qualcuno accanto a noi per supportarci e che non ci giudica mai.
Come viene spiegato da GeoPop, viviamo in una società frenetica che ci spinge a essere sempre più soli, a fare da soli, a curarci da soli, magari con un’app. Per questa ragione, vogliamo che qualcuno o, come in questo caso qualcosa, per sfogarci. Meglio ancora se questo qualcosa non ha una memoria storica, non ci contraddice (o lo fa solo se glielo specifichiamo nel prompt) e non ci giudica.
ChatGPT non può sostituire un amico
Amiamo ChatGPT perché ci fa sentire compresi, amati, capiti. Ma che prezzo ha tutto questo? Noi di base cerchiamo in ChatGPT una persona ma si tratta solo di un software. Fa quasi tenerezza il nostro voler ricevere un’interazione squisitamente umana da qualcosa che umano non è. Il problema di questo è che finiamo per illuderci e quando capiamo che dall’altra parte non c’è nessuno, ci sentiamo ancora più soli. Questo diventa ancora più grave se scegliamo di attribuire a un chatbot il ruolo di psicologo.
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Alla fine quello che conta è la consapevolezza
Ci tenevo a terminare l’articolo con una riflessione vagamente più intelligente: “ChatGPT non può sostituire un amico, vai e fattela quella birretta con Luigi che non vedi dal 1983!”. Questo perché, per prima cosa, non tutti hanno un amico. In secondo luogo, non mi piace neanche demonizzare le nuove tecnologie a prescindere. Ritengo, infatti, che come per molte cose ci voglia semplicemente consapevolezza.
Se da un lato non è raccomandabile raccontare i nostri fatti più intimi a ChatGPT perché finiremmo per creare un senso di dipendenza e attaccamento non particolarmente sano. Inoltre, dare in pasto i propri fatti privati a un software che comunque apprende e “immagazzina” i nostri dati sensibili non è la cosa migliore del mondo.
Dulcis in fundo, utilizzare di continuo e a sproposito l’intelligenza artificiale non fa altro che inquinare di più il pianeta. Dall’altro lato, però, leggo di come alcuni psicologi ritengano che l’intelligenza artificiale come ChatGPT possa essere utilizzato nel contesto di un percorso di psicoterapia, sempre laddove ci sia il supporto di un medico o di uno psicologo in carne e ossa.
In poche parole, non fatelo a casa. E ricordatevi che prima di essere vostro amico, ChatGPT è una macchina.
(E comunque quando parlo di serie TV a me piace anche discutere se devo, per cui l’amicizia tra me e Chat non è mai potuta decollare).
