Addio a Franco Battiato: il genio della musica italiana

Ho pensato un po’ prima di decidermi a buttare giù queste righe. Scrivere di Franco Battiato è affare assai arduo. Come si può rendere giustizia ad una figura così potente? Come si può afferrare tra le parole tutta la sua luce ed elogiare nel giusto modo tutto il repertorio che negli anni ci ha donato?

Franco Battiato

Ho chiamato mio padre, lui mi ha introdotta fin da piccolo al mondo del Maestro. Lo ascoltavamo nella nostra vecchia casa a tutto volume e la sua voce era ormai come quella di uno di famiglia.

Lo sai che più si invecchia
Più affiorano ricordi lontanissimi
Come se fosse ieri
Mi vedo a volte in braccio a mia madre
E sento ancora i teneri commenti di mio padre…

Che cosa resterà di me, del transito terrestre? di tutte le impressioni in tutta questa vita?

Ho parlato con lui del desiderio di scrivere questo articolo, ma dell’insicurezza di dovermi prendere una responsabilità così grande. Lui mi ha risposto: “vuoi parlare del mio Battiato? o del nostro Battiato?”. E’ stato lì che ho capito di doverlo e poterlo fare. Battiato è di tutti, nonostante la sua grandezza, sapeva parlare a tutti ed ognuno di noi lo ha reso suo nei momenti più disparati della propria vita. Battiato, come la musica, è NOSTRO e ci unisce tutti nel modo più puro possibile.


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 La Cura

Il mio Battiato inizia ad 8 anni, con La Cura, sicuramente una delle sue canzoni più famose. La sua voce aulica mi aveva stregata. La musica ,così solenne, arrivava fino all’anima e mi stupiva ad ogni ascolto, perché tra quelle note coglievo ogni volta una sfumatura diversa.

Il testo così poetico, ma limpido, era comprensibile anche per me che ero solo una bambina. Per me quella canzone era quello che rappresentava l’amore più puro, l’amore per la mia famiglia, l’amore per un uomo che avrei incontrato da grande, l’amore per gli amici e gli affetti più cari che avrei vissuto nella mia vita. L’amore che avrei provato in futuro, mi avrebbe portato a “superare le correnti gravitazionali” ad essere forte come una divinità pur di proteggere e non far soffrire chi amo.

Avete presente il momento in cui dice “più veloci di aquile, i sogni attraversano il mare”? Riascoltatelo.

Ecco, ora sfido chiunque a non attraversarlo davvero il mare. In quel preciso istante in cui la sua voce si distende, ci prende per mano e ci accompagna verso un lungo viaggio.

Era questa la sua forza. Con le parole e con la musica sapeva trasportarti in ogni luogo, ma allo stesso tempo, i suoi testi parlavano di argomenti umani, viscerali, ben saldi al terreno. Tutta la sua musica è come un’esperienza mistica, esattamente come lo era lui, un uomo normalissimo a cui sono stati donati poteri divini. Il potere di parlare a tutti, ma di saperlo fare come pochi.

Non è forse questa la musica? Un’arte capace di portarti in mondi lontani, ma così vicini al tuo essere.

Ecco per me Battiato è la musica.


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Pollution

Il Battiato di mio padre inizia negli anni 70, con Pollution e Fetus. Lui, arrivava dalla musica italiana dei favolosi anni 60. Adriano Celentano, Gianni Morandi, Bobby Solo, per citarne alcuni.

Immaginatevi per un ragazzo in quegli anni scoprire i Pink Floyd ,i Genesis, i Jethro tull, i Gentle Giant.

Erano gli anni del rock progressivo, nato nel Regno Unito. Tra questi un giovane italiano di nome Franco Battiato, si distingueva tra gli altri connazionali per il suo approccio sperimentale verso la musica, facendo un uso costante di strumenti e sonorità elettroniche. La sua era avanguardia colta.

In mezzo ai mostri sacri stranieri, la figura di Battiato si è fatta strade tra i giovani più curiosi. Diventando un punto di riferimento per chi si approcciava a questo nuovo modo di fare musica.

“Ti sei mai chiesto quale funzione hai?” citava in Pollution. Erano queste le domande di cui si faceva portatore in quegli anni, scuotendo gli animi dei giovani che si stavano affacciando alla vita colmi di interrogativi. Chi nella vita non si è mai chiesto qual è il proprio ruolo in questo mondo?

No Time, No Space

Negli anni il repertorio del Maestro si è arricchito di brani eccellenti, setacciando i più disparati generi musicale e toccando innumerevoli volte gli animi di chi si ritrovava ad ascoltarlo.

La sua capacità musicale si è destreggiata tra il pop, l’elettronica, il rock progressista, la new wave, la musica etnica e l’opera lirica.

Franco Battiato raggiunge il “No time, No Space” lasciandoci con un bagaglio musicale immenso, fatto di poesie (così mi piace definire i suoi brani) e diversi interrogativi cui ancora oggi fatichiamo a trovare una risposta. La sua filosofia però, ci ha aiutato ad alleviare le paure e le insicurezze che ci distinguono nel nostro essere umani.


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Il Maestro se ne va donando ad ognuno di noi ricordi ed emozioni legate alla sua musica. La sua “essenza” rimarrà sempre con noi.

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