Otto marzo, non siamo donne solo oggi

Oggi un fidanzato qualunque si recherà dal fioraio, andrà dalla sua donna e le farà un profumato augurio di mimosa. Sette donne su dieci avranno tra le mani il famoso ramoscello, i fiorai faranno circa il 10-15% del loro fatturato complessivo e si danneranno per la concorrenza spietata dei venditori abusivi.
I nostri telefoni saranno bombardati da una miriade di messaggi di auguri, tutti uguali e banalissimi, molti dei quali per altro suoneranno come una semplice “scusa” utile per poter finalmente attaccare bottone. Altri uomini invece sfrutteranno l’occasione per farsi avanti, il pretesto giusto per un invito a cena e un post serata potenzialmente interessante.

In fondo basta poco, non è che sia così difficile coccolare una donna e riservarle un’attenzione speciale. Volendo son bravi tutti, nulla di così trascendentale. Occorre semplicemente sfoderare quel poco di dolcezza, neanche troppa ma quanto basta, e mettere mano al portafoglio.
Ma calato il sipario, spente le luci e ripartita una nuova giornata, tutto torna e rientra nella norma di un altro qualunque giorno. Un altro giorno in cui lei si sveglierà, si preparerà nella fretta di non essere in ritardo e si recherà di nuovo a lavoro.
Non ci sarà nessuno a risollevare quelle giornate uggiose partite male, nessuno che percepirà quei suoi bisogni inespressi, nessuno che allevierà le fatiche o il peso delle preoccupazioni.
Sarà di nuovo catapultata nella centrifuga della sua ripetitiva routine tra impegni e doveri, sforzi e affanni vari, corse, spese, appuntamenti, discussioni, infiniti e fastidiosi contesti di circostanza.

Non può essere sempre l’otto marzo.

Tribolata ed esausta tornerà a casa sapendo che ad aspettarla qualcuno effettivamente c’è: il fornello, quello sì che gli ricorda che non può farsi vincere dalla stanchezza accumulata altrimenti, come triste epilogo di una giornata infernale, salterebbe pure la cena. Per farla breve può essere stimata, ben voluta, circondata da infiniti affetti ma si ritroverà a soffrire pur sempre di un’amara solitudine. Non che sia un problema preoccupante, perché ci si adegua a tutto alla fine, s’impara anche a saperci convivere senza farne un dramma.
Incallita ed assuefatta di acciacchi e brutti colpi, ogni donna ha collaudato una straordinaria ostinazione nei confronti della vita, anche quando essa si rivela passiva deludente e sconfortante.
Cambia pelle con la stessa facilità dei suoi vestiti ma non dimentica, al tempo stesso, di coprirsi bene quando opportuno. Può scoprire un po’ le forme ma mai ciò che porta dentro. Sempre ben attenta a non abbassare mai troppo le difese per non essere eccessivamente vulnerabile. Ed é così versatile ed inviolabile sempre, tutti i giorni dell’anno.
Succede poi che arriva l’otto marzo e si cominciano a vedere valanghe di mimose ovunque. Per strada, nelle vetrine, tra la gente. Un’altra facile occasione di consumo, nulla di nuovo. Tutti dietro alle mimose, non può passare il giorno senza che non se ne riporti di dovere un mazzolino alle proprie amate. Un po’ come dire “Vedi? Ti ho pensata, non mi sono di certo dimenticato.”
Qualcosa che però si dimentica, o meglio sfugge proprio, c’è sempre. E non c’è festa, ricorrenza od otto marzo che tenga nel far luce a certi punti oscuri nelle virili coscienze.
Se proprio ci tenete ad onorare questa festa, siate quanto meno alternativi. Quel ramoscello giallo, credetemi, risparmiatevelo.
Tanto si secca ed appassisce velocemente.
Piuttosto impegnatevi di più ad essere più comprensivi, siate attenti osservatori. La vostra donna guardatela bene, scrutatela da cima a fondo. Sono certa che una miriade di dettagli, ogni giorno, vi sfuggono con una facilità impressionante. Se non vi accorgete di un malumore represso siete complici di una giornata partita male e finita peggio.
Non arriverà un altro otto marzo o l’ennesima festa commerciale a salvarvi.
Attenzione poi alle parole che usate. Sempre! Non immaginate il danno che riescono a fare e con quale velocità d’imprinting raggiungono i nostri remoti archivi. Lì entrano e rimangono, for ever and ever.
Ne basta anche una sola, sbagliata, cruda e inappropriata, per scatenare lunghissimi travagli interiori. Alimentano il ciclo di vita di tutte le radicate insicurezze croniche che, anche quando marciscono, non le scrolli più di dosso.
Non che tu debba usare sempre e solo quelle belle, ma non scegliere proprio quelle che sai dove vanno a colpire per la soddisfazione di sentirti in vantaggio e vincere quella discussione. Se poi lo fai con l’intenzione chiara, diretta ed intenzionata per ferirla ed offenderla, beh spero che il destino ti riservi un fantasioso e curioso contrappasso da scontare.
Otto marzo festa della donna
Ricordati anche di non umiliarla pubblicamente, magari quella che per te può essere una semplice battuta può generare disagio e frustrazione. Come se già non ne avessimo abbastanza. Te lo raccomando perché il senso di inadeguatezza in certe occasioni è davvero pesante e difficile da reggere. Poi finisce per ripiombare sempre lì nel vicolo cieco delle insicurezze croniche che aumentano e aumentano ancora di volume.
Non approfittare mai della tua buona e forte influenza che eserciti nei suoi confronti per ottenere subdolamente qualsiasi cosa desideri. Non sfruttare la completa  accondiscendenza e l’estrema tolleranza di tutte quelle donne che per amore, sbagliando, si annullano e rivedono le proprie priorità in funzione del loro partner. Contribuisci semmai a rendere sana ed equilibrata la tua relazione così a beneficiarne sarete in due.
Altra cosa fondamentale, se non proprio la più importante, é quella di non spegnere mai e poi mai il suo entusiasmo, i suoi sogni e le sue aspettative. Hai il dovere morale di incoraggiarla sempre, anzi dagli pure uno slancio ulteriore per far sì che voli sempre più in alto. Sanno essere in gamba, molto più di quanto si credono capaci ma spesso la paura tronca le loro ali. Il tuo supporto può essere prezioso e determinante in quei brevi momenti di smarrimento più totale. Carbura la loro grinta, incoraggia l’ottimismo ed abbatti le barriere della loro reticenza. In tante donne capaci e caparbie purtroppo ho visto la loro fiamma lentamente esaurirsi perché stroncate in partenza da uomini che non hanno mai meritato la loro tempra perché nettamente superiore alla loro.
Quando lei è persa all’interno del suo universo di pensieri contrastanti, cerca di curare e domare le sue ansie e ricordale il suo straordinario potenziale. Una spalla forte, un approdo e riparo sicuro. Un uomo deve saper essere anche questo.
La verità é che non esistono chiavi di lettura universali, codifiche particolari di un complicato e complesso cosmo femminile. La vera chiave è semplice da trovare, ha un nome specifico e richiede un semplice sforzo cautelare. Si chiama empatia: risolve i rapporti, intercetta i bisogni sebbene reconditi e guarisce dall’apparente cecità di segnali. Si può parlare, comunicare anche solo stando zitti. È tutta questione di sensibilità. Quella che ormai si è persa chissà dove.
Ciò che non chiediamo mai ma non ci dispiacerebbe affatto riscontrare é proprio questa particolare attenzione. Un’attenzione percettiva capace di smontare magari anche tutte quelle trasandate maschere che montiamo all’occasione per dissimulare la precarietà di uno stato d’animo. Capace di intuire quali sono le esigenze del momento, le soluzioni utili a quella specifica frustrazione della giornata in modo tale da poterla convertire.
Il lucido cinismo femminile é perfettamente cosciente che bisogna imparare a salvarsi da sole. Senza attese vane come quelle di un ipotetico e fantasioso principe azzurro.

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A proprie spese s’impara presto a maturare un atteggiamento disincantato nei confronti della vita, a contare esclusivamente sulle proprie forze, a rialzarsi alla velocità della luce per evitare di essere schiacciate, a non caricarsi con eccessi di aspettative. E pure in fondo, nonostante il corazzamento acquisito in una continua palestra di vita, una piccola parte di noi ci spera sempre. Di trovare qualcuno che renda meno faticosa la nostra perenne battaglia esistenziale e più piacevole la tregua del riposo.
D’altronde di sentirci protagoniste per un giorno, solo l’otto marzo, per quanto compiacente, non c’interessa più di tanto. Non abbiamo bisogno di grandi cose né delle briciole, ma del giusto. E tu che puoi veramente fare la differenza non scegliere oggi la banalità di una mimosa. Scegli di esserci sempre, di essere giusto, empatico, premuroso ma soprattutto più sensibile e attento. Si entra in punta di piedi nella nostra delicata dimensione, non si fa troppo rumore né troppo disordine. Se s’impara questo sarà facile vedere affianco una donna forte, impavida e sicura. Di quelle che non possono non piacerti perché trasudano carattere, fibra ed energia. Sono capaci di grandi cose se riesci a toccare in modo giusto le corde del loro cuore.
Una donna amata riesce ad esaltare anche l’uomo più sbagliato, immagina allora di che capolavoro con te potrà essere capace.

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Autore dell'articolo: Chiara Del Greco

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