14 Dicembre 2025 16:49
Essere grandi - perfetti o felici

Essere grandiperfetti o felici è un podcast di sei episodi del Corriere della Sera e Bur Rizzoli, con la psicoterapeuta, psicologa e analista Stefania Andreoli, condotto da Barbara Stefanelli, vicedirettrice del Corriere. 
Il podcast, tratto dall’omonimo libro, si snocciola in sei puntate, ognuna delle quali parte da una domanda: Chi sono i giovani adulti? Esiste un diritto alla fragilità? È colpa dei genitori? Dov’è finito il sesso? Merito e lavoro: contano meno? Come si misura il successo? Tanti interrogativi e tanti punti importanti.

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Essere grandi – perfetti o felici oppure diritto alla fragilità

Nel podcast Essere grandi – perfetti o felici, si analizzano le ansie dei giovani adulti (fascia 20-30) che, quando arrivano nello studio psicologico di Stefania Andreoli (che lei chiama “la stanza delle parole”), si presentano con la stessa domanda: “Mi aiuti a vivere in modo dignitoso?”

Persone diverse, che non si conoscono, accomunate dalla convinzione di essere gli unici al mondo ad avere un senso di inadeguatezza e incompetenza nei confronti della vita. Sempre con la sensazione di essere soli e inabili a compiere questo “progetto di perfezione” che richiede la società della performance ma soprattutto convinti di essere gli unici a non riuscire a portarlo a termine.

Quello che i giovani cercano, e chiedono, è il diritto al fallimento, alla fragilità, all’insuccesso. Tutti siamo fragili, perché fare finta che non sia così? Perché questo è quello che ci insegna la generazione precedente. Anche loro erano fragili, solo che hanno fatto finta di essere modelli perfetti da seguire, ponendo aspettative irrealistiche sui giovani.

Riporto le parole della psicoterapeuta “I giovani rivendicano che non possa essere il giudizio la variabile attraverso la quale ricevere uno screening di opportunità o meno del loro posto nel mondo”.
E questo cosa significa? Significa che rivendicano la possibilità di raggiungere il primato dell’essere sul primato del fare. Il fare lo possono fare tutti, l’essere invece definisce la diversità di ogni essere umano. La loro proposta è quella di tornare autentici, di smettere di fingere, di togliere le maschere e far sì che ognuno vada bene anche quando fallisce.

Negli ultimi anni sono diverse le celebrità, soprattutto nel mondo dello sport, competitivo per definizione, ad avere puntato la luce sulla questione sul diritto alla fragilità. Dalla ginnasta Simone Blies alla tennista Naomi Osaka entrambe ritirate dalla gara per mettere davanti la loro salute mentale.


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Il vero valore della famiglia: Essere grandi – perfetti o felici?

Il tema della famiglia è ricorrente nel podcast Essere grandi – perfetti o felici. 
In Italia i figli vivono sempre più a lungo con i genitori, con cui c’è un vero e proprio scontro generazionale. 
Siccome negli ultimi anni i figli si fanno sempre più tardi, i genitori sono più adulti e in teoria più consapevoli. Sono persone che si sono chieste se fare figli, perché non è più così scontato e “obbligatorio” come poteva essere in passato. Fare famiglia oggi è una scelta. Chi ha quindi deciso di avere un figlio si sente iper responsabilizzato, perché è una scelta che avrebbe potuto anche non essere.

Per stare tranquillo il genitore ha bisogno che vada tutto bene, perché non potrebbe sopportare la frustrazione di essere un cattivo genitore e di aver sbagliato qualcosa. A causa di questo meccanismo le aspettative sul figlio diventano sempre più grandi: deve andare bene a scuola, far fare bella figura, bravo nello sport. Tutto questo andrà a confermare che la scelta di mettere al mondo un figlio è stata la scelta giusta. Di base c’è una fragilità, perché come abbiamo detto tutti sono fragili e vulnerabili, e non essendolo lo richiedono alle generazioni successive.

La famiglia non è sempre un luogo sicuro, spesso è luogo di pericoli, inciampi e dinamiche relazionali appese a un filo. C’è il grave inganno per cui bisogna amarsi per forza e che tutto debba andare sempre bene. La cultura per una serie di ragioni aveva bisogno di affermare la famiglia come il fulcro della società, un fulcro positivo a cui affidarsi.

Un grande ostacolo che la famiglia si trova ad affrontare è il passaggio all’adolescenza, spesso un periodo trasgressivo. L’adolescente per essere tale deve in qualche modo scandalizzare, non piacere, entrare in conflitto con i genitori. Questo non è possibile nella società della performance. I genitori sono terrorizzati da tutto ciò, hanno bisogno che non si tocchi niente degli equilibri familiari, i legami non possono essere attaccati per il rischio di disgregarsi definitivamente.

Il vero valore della famiglia è l’allontanamento

Un’altra problematica riguarda la protezione che le famiglie mettono in atto nei confronti dei figli. Spesso non sanno stare dietro, ma davanti, parano i figli da tutto ciò che potrebbe fargli male, hanno difficoltà a lasciarli andare, quando in realtà, come viene esplicitato nel podcast Essere grandi – perfetti o felici, “il vero valore della famiglia è l’allontanamento, l’indipendenza, e l’emancipazione”In passato la distinzione tra piccoli e grandi era più evidente e perciò i più piccoli non vedevano l’ora di raggiungere quello status, fare una serie di passi che l’avrebbero portato alla condizione adulta, c’era una spinta naturale a diventare grandi.

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L’eccessiva protezione trasforma un atto di amore in un ostacolo. Di questi tempi i genitori si occupano di molte cose al posto dei figli non rendendoli autonomi. Il figlio diventa il loro centro, a tavola si parla solo dei figli, dei progressi a scuola, nello sport, le loro esperienze. Il figlio occupa la mente dei genitori perché la realtà è che è più facile mettere al mondo i figli che lasciarli. Non a caso oggi gli studi si sono prolungati (lauree, master). I genitori non vogliono che i figli smettano di studiare, perché se il figlio continua a farlo, resta figlio, dipendente da loro e rimanda i saluti.

Le generazioni precedenti ai nostri genitori hanno ricevuto un’educazione sentimentale in cui non venivano risparmiate le frustrazioni. Non avevano in mente che la vita dovesse essere per forza gentile con loro, anzi spesso loro stessi non stati gentili con i propri figli (oggi genitori). Oggi invece le frustrazioni vengono risparmiate, il genitore fa da scudo, si preoccupa di non dover creare un trauma senza dare una corretta educazione al giudizio. Giudizio che non per forza deve essere negativo. Il giudizio è neutro, perché è una valutazione, se giudico un libro interessante sto dando un giudizio positivo.

Il fatto è che siamo terrorizzati dal giudizio perché viene considerato sempre come una condanna irreparabile.

Il giovane lamentoso

Non nascondiamoci, i giovani d’oggi sono visti come degli svogliati, che non hanno voglia di lavorare e studiare, che esagerano con le loro ansie. In realtà non è così.

Prima di tutto abbiamo capito (mi ci metto in mezzo anche io) che non possiamo identificarci solo con lo status professionale. Non viviamo per lavorare. Vogliamo vivere bene, avere tempo per noi stessi e impiegarlo al massimo per i nostri hobby, amici, viaggi. E non pensiamo di doverlo fare solo noi (in quanto scansafatiche), ma vorremmo che lo facessero anche i nostri genitori.

I ragazzi non chiedono di scansare la fatica ma di poter dire che fanno fatica, di buttare giù la maschera della perfezione, di ottenere il diritto di poter affermare che le cose non sono facili. Fare finta che tutto sia semplice e raggiungibile appartiene al passato.

Pensare questo costa il peso del giudizio e delle aspettative. Le aspettative che non riguardano solo la famiglia perché ormai sono pervasive, arrivano da tutte le parti, partendo dal mondo dell’istruzione che ci mette sotto pressione chiedendo l’eccellenza. A scuola si dovrebbe imparare e non dimostrare di aver imparato, che è molto diverso.

Il giovane “lamentoso” sta male perché non è perfetto in una società che richiede di esserlo.


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I giovani si salveranno?

Il podcast Essere grandi – perfetti o felici si conclude con la domanda: « Credi ancora i giovani si salveranno?».

La psicoterapeuta Stefania Andreoli ci lascia un messaggio positivo: non usiamo il tempo futuro, ma il presente. Loro lo stanno già facendo. Stanno alzato la testa, la voce, mettono su movimenti. Si sta muovendo qualcosa.

Speriamo che questo articolo sia stato fonte di ispirazione come lo è stato per me.

Tanti altri sono i temi trattati, ti invito a sentire il podcast Essere grandi – perfetti o felici e a farci sapere la tua.

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