LA BUONANOTTE di Rab – La cena di Natale

La cena di Natale 

A me la cena di Natale non è mai piaciuta, manco da piccolo. Perché stasera posso stare sveglio fino a tardi e ieri no? Non capisco mica. 

Ero già un rompi coglioni da bambino, e la cosa con gli anni è solo andata a peggiorare. 

I posti a tavola, con i grandi da una parte ed i piccini dall’altra. Nel centro di questa sconfinata fila di piatti l’ambita terra di mezzo. Quella conquistata a fatica dai cugini che potevano iniziare ad avere il secondo bicchiere, destinato al vino, fino a scendere ed arrivare a noi altri, i piccoli che non avevano ancora avuto accesso alla posata del rispetto, il coltello. 

Accanto a me ci stava sempre Letizia, da sempre, alla destra del padre. Sì, perché per una strana convinzione ho sempre creduto d’essere un mezzo JeSopra figlio di Nessuno. Letizia ha due particolarità, rutta fortissimo (anche a comando) e ride, ride senza sapersi controllare e fa un baccano imbarazzante. 

Ho ricordi confusi, sempre in case diverse, per questo forse per me la cena di Natale non è mai stata casa, mai stata famiglia.

Anche perché le feste non sono mica uguali per tutti, non sono come ve le vogliono raccontare o come le descrivete voi stessi, voi che siete addobbatori di successo e possessori di maglioni abitati da renne sporgenti.

Tipo i figli di genitori separati, con le cene di Natale divise a metà, spezzate dalla chiamata del genitore lontano, gli auguri che ti spaccano la serata e ti fanno sembrare buono anche il panettone con canditi (si, a me fa letteralmente cacare quell’impasto che sa di cartone, come fate a mangiarlo? Io boh).

Ci sono i ritorni a casa, quelli che accompagnano ogni festa, con papà che ha litigato con mamma, con lo zio e che con la nonna, quelle dove un bicchiere di troppo è il regalo migliore, ci sono le urla e il finestrino talmente freddo da farti entrare nel cranio le luci del lampione.

Ci sono le cene di quando sei adolescente, e tutti i regali ti fanno schifo. Il regalo migliore è il contante, che si trasformerà in una canna al parchetto con gli amici o in un pacchetto di sigarette da tenere nascosto nello zaino, nelle casse dello stereo o nel borsone di calcio.

Poi sta roba non passa, ve lo posso assicurare.

Le famiglie grandi si dividono, s’allargano ancora di più, tavolate anche più lunghe e tu ti giri dal lato di quelli che non hanno il coltello e vorresti fare a cambio, stare seduto lì in mezzo, non capire un cazzo di niente.

Senti tua zia che si lamenta del diciottesimo compagno che ha cambiato negli ultimi dieci anni, da quando si è separata da tuo zio.

Ti chiedono il lavoro come va, la laurea, la fidanzata, se ancora pensi d’essere speciale.

Ci sta tuo zio, quello che sono trent’anni che fa ambo al primo numero e t’ha devastato la vita in qualità di matematico con la sua gag che non ha mai fatto ridere nessuno, quello che ad ogni numero estratto deve dire il significato nella tombola napoletana. Ma noi non avevamo origini calabresi? Bah…

Non passa, a tratti peggiora, ma sei cresciuto e ci provi.

Lo fai perché capisci che ogni giorno in più con tua mamma è il regalo più bello del mondo.

Perché tua nipote adesso ha undici anni ma finge di credere ancora che tu sia JeSopra.

Lo fai perché la cena di Natale ti ha sempre reso come le luci dell’albero, intermittente.

Imparando a regalare un sorriso anche in una serata che non per tutti è bella, anzi, è solo un insieme di ricordi che vorresti mettere in una scatola e farci un fiocco, uno di quei regali che non faresti neanche al tuo peggior nemico.

La cena di Natale è quel bicchiere di vino in più, quello che ti fa ridere da solo quando sei tu che gridi AMBO alla cinquina e tuo zio ti guarda male. Quando tua sorella t’abbraccia anche se non vuoi che lo faccia, quando fai le chiamate su WhatsApp con le persone lontane, magari con quel papà che ha addirittura imparato ad usare il telefono e ti dice che il boomer sei tu.

Che poi me lo sono sempre chiesto, perché adesso che sono grande non posso andare a dormire presto la notte di Natale?

Sai cosa mi piace del Natale? Una cosa c’è, una sola però.
Mi piace vedere che voi altri siete felici, e questo mi fa sorridere anche senza quel bicchiere di vino, questo è il mio regalo di Natale.


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