Great Blue Hole: diario di bordo

Mentre Gigi si trovava tristemente a Brescia ho probabilmente affrontato una delle esperienze più intime e allo stesso tempo magiche che potesse capitarmi: mi sono tuffata al sorgere del nuovo anno nelle spettacolari profondità del Great Blue Hole.

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31 Dicembre 2018 – Long Caye (Belize)

In un lampo il gran cenone di Capodanno finisce. “Ragazzi, che ora è?”, “le 21.30” mi rispondono. “Coooooosa? Ma come facciamo ad arrivare a mezzanotte?” Qualcuno azzarda: “Guardate che in Italia la mezzanotte è già passata. Dite che vale?” Barbara, brandendo una bottiglia sicura di sè: “Non scherzate, se non arriviamo fino a mezzanotte non apro lo champagne” Ricattatrice.


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Ore 24.00: la mezzanotte al Long Cayearriva prima di quanto ci aspettassimo.  Barbara stende due liste : una di ciò che vorrebbe dal 2019, una di ciò che non vuole. Brucia la seconda. Scattano i festeggiamenti. Un brindisi e noi tre ragazzi, Franci, Ale ed io, ci spostiamo sulla rete a prua, a guardare le stelle. “E voi? Cosa volete dal vostro 2019?” Ci sentiamo vicini. Siamo lontani da tutto, dalla vita frenetica, dal superfluo. Nessuna connessione ad internet, mentre attorno a noi si apre a perdita d’occhio solo la natura, il buio, la brezza marina e le stelle. Arriva un temporale che ci ricorda che è tardi, è ora di andare a dormire. Domani sarà un grande giorno, anche se ancora non lo sappiamo.

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Persi nel blu al Great Blue Hole

Long Caye + Blue Hole – 1 Gennaio 2019

06.30 Sono in piedi. E’ il primo di questi nuovi 365 giorni. Il mio unico rammarico? Che Gigi non sia qui con me. 07.00 Si sveglia Franci, Ale la segue a breve, mentre  Gifford è già seduta al tavolo con Laura che fuma la sua immancabile sigaretta. Michele legge il giornale, Barbara dorme.

“ Ma se andassimo oggi a fare l’immersione al Great Blue Hole“? Così, senza preavviso? Sì, proviamoci. Sappiamo che sull’isola davanti alla quale siamo ormeggiati ci sono dei diving centers.  Saltiamo sul dinghy e partiamo alla ricerca. Il primo centro ci respinge, hanno il pienone di prenotazioni. Siamo più fortunati con il secondo che ci conferma l’appuntamento alle 13.30. Torniamo in barca, facciamo snorkeling per poi mangiare i resti del cenone. Iniziamo a scalpitare. Siamo presi da una certa agitazione, ma ogni volta è così. D’altronde stiamo per entrare in un mondo che non ci appartiene, di cui saremo meri visitatori. Durante il tragitto con la lancia mi impongo la calma. Respiro, onda, respiro.

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Arriviamo al Great Blue Hole e l’adrenalina sale

Lo stiamo per fare davvero? Jacques Cousteau ha classificato il Great Blue Hole tra i top 5 siti di diving al mondo e io non posso credere di essere realmente qui. 1, 2, 3, via. Mi butto con Gifford, la mia compagna di immersione e con la prima boccata d’aria, l’agitazione passa. Vado giù, sotto la barca; che pace.  Deglutisco, compenso. Deglutisco, compenso. Sono sulla sabbia e aspetto Gifford.

Il gruppo diretto al Great Blue Hole si compatta, siamo 8. Butto una veloce occhiata sopra di me, verso il sole. Di fianco, una parete che scende scoscesa nel blu. L’istruttore parte, e noi dietro a seguirlo come piccoli puntini che corrono verso l’abisso. Dalla roccia spuntano le antenne di un’aragosta gigante. Incredibile. 20 metri, continuiamo la discesa. 30 metri, alla nostra destra un’intricatissima composizione di stalattiti, alcune lunghe una decina di metri. Sopra di noi la luce, sempre più lontana. Ho quasi timore a guardarla. 40 metri. Mi sento leggera, un po’ instupidita, come scollegata dal mio corpo. Sento che c’è qualcosa che non va come dovrebbe. 

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I miei riflessi sono rallentati, mi limito a seguire gli altri. Sto provando la narcosi? Ne prendo consapevolezza, cerco i miei compagni con lo sguardo, ma siamo arrivati. 42 metri. L’istruttore ci fa cenno di risalire. Gifford mi guarda ed allunga la mano. La prendo e seguo docilmente. Appena inizia l’ascesa, la mia mente torna ad essere lucida. 

Risalendo dall’abisso per scorgere la luce

Saliamo e noto una cernia enorme. Sembra un mostro, tanto è grande. La nostra guida si ferma davanti ad un tunnel. Ci fa segno di entrare, due alla volta. Offre a Gifford una torcia. La seguo, guardo dentro. E’ corto, ma molto buio. Lei solleva un po’ di sabbia davanti a me.

Io lì dentro? No grazie. L’istruttore mi fa cenno di andare, butto di nuovo un’occhiata. Ehi tu, scordatelo, è troppo buio e angusto. In me sento riaffiorare la paura delle tenebre, quella che da bambina mi faceva controllare sotto il letto prima di spegnere la luce. Nuoto verso di lui, gli chiedo una torcia e finalmente imbocco la galleria. Pazzesco come un po’ di luce faccia cambiare la percezione delle cose. Davanti a me ho Ale, dietro Franci. Sento la bombola toccare per due volte sul soffitto roccioso. Dannazione, che impacciata. Sono contenta di uscire ed allo stesso tempo mi dico che, in fondo, è stato più semplice di quanto immaginassi. Le paure sono nella testa.

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Ora che facciamo?

Veniamo invitati a continuare la risalita, mentre la guida è in attesa che tutti completino la piccola galleria. Dopo qualche pinneggiata, ci fermiamo ed iniziamo a gesticolare tra di noi. “E ora? Cosa facciamo??” Io mi attacco alla parete e Franci si attacca a me. Ci guardiamo tutti e tre in faccia: Ale inizia a ridacchiare nell’erogatore e noi due insieme a lui. Non abbiamo intenzione di andare da nessuna parte. Aspettiamo l’istruttore e ripartiamo appena lo vediamo arrivare. Verso la fine, mi accorgo di avere una leggera tendenza ad andare verso l’alto. Divento un po’ ansiosa ma realizzo in fretta che agitarsi non è particolarmente intelligente.


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Guardo il manometro: sono ancora ben fuori dalla riserva. Mi focalizzo sui polmoni e li utilizzo per stabilizzarmi. Sono di nuovo tranquilla. Torno a godermi l’immersione. Pinneggio serena, mi guardo attorno. Quanta bellezza. Qualche minuto dopo, la nostra testa infrange il pelo dell’acqua. Siamo fuori. Mi tolgo l’erogatore. Di colpo sento un peso sulla bocca dello stomaco. “Ragazzi, non sto bene” Mi dicono che sono verde. Salgo sulla lancia. Digerisco il pranzo. (I rutti? Sì, anche le signorine li fanno, ma con la bocca chiusa). Oddio, come sto meglio.

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L’indimenticabile immersione nel Great Blue Hole in Belize

E’ stato strano avventurarsi nelle profondità del Great Blue Hole. Inquietante e mirabolante allo stesso tempo. Un’esperienza quasi mistica, per me carica di significato. Siamo scesi in un buco nell’Oceano ed abbiamo visto creature dalle dimensioni pazzesche;  le stalattiti, incredibile architettura sommersa; la luce sopra di noi, sempre più lontana.  Ho sentito di perdermi nel blu. Qualcuno ha allungato la mano ed io, grata, ho iniziato a risalire. L’ascensione ha avuto le sue difficoltà. E’ stato bello rompere lo specchio della superficie dell’acqua. Tornare a respirare aria vera. Nel sole.

Grazie 1^ Gennaio 2019 e grazie Great Blue Hole. Siete stati metafora di vita. Mi avete ricordato fin dal primo giorno che in questo 2019 cadrò, mi rialzerò, sorriderò, soffrirò. Ma, alla fine, sarà il sole.


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Autore dell'articolo: Federica Testa

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