Film sulla violenza sulle donne

Il 25 Novembre è stata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Abbiamo deciso di pubblicare qualche giorno dopo per non dimenticare che ogni singolo giorno bisogna lottare ed educare alla non violenza. Ogni giorno bisogna ricordare le vittime di abusi, ogni giorno bisogna essere consapevoli che ogni nostro gesto violento può avere conseguenze. Per questo giorno abbiamo deciso di ricorrere ad alcuni film che trattano di storie realmente accadute. Film dove le protagoniste di queste storie sono mamme, figlie, sorelle e amiche. Sono persone vere, con sentimenti ed emozioni, sono donne, come me che scrivo questo articolo e te che lo stai leggendo.

Ecco i film sulla violenza sulle donne assolutamente da vedere:

  1. L’amore rubato

L’amore rubato è un film atipico, dura, infatti, solamente un’ora e mette insieme cinque storie. Le storie di cinque donne diverse per età, estrazione sociale, passioni e sentimenti. Tutte accomunate da un frammento di realtà violento e doloroso. Tutte e cinque sono vittime di violenza, alcune la conosco da anni, altre l’hanno provata solo una volta, e quella volta è stata fatale.

L’amore rubato, già mandato in onda su Rai 1, è tratto dal omonimo libro di Dacia Maraini. E’ composto da otto racconti, tutti sul tema della violenza sulle donne, ispirati a fatti realmente accaduti.

Fin dalla prima scena siamo catapultati nella storia di violenza di una giovane mamma, Marina, che non ha mai conosciuto l’amore, quello dolce e romantico. Ma ha sempre avuto affrontare un marito violento e maniaco del controllo. La seconda donna è Francesca, 15 anni, spensierata e desiderosa di vivere. Ma la sua spensieratezza viene presto spezzata da un pomeriggio al mare, quando tre suoi compagni abusano di lei e iniziano a ricattarla con un video. E’ l’inizio di un incubo. Ma al mare non ci sono solo Francesca e i suoi compagni, la camera incontra anche Angela. Angela è una professoressa di un liceo, stanca di stare da sola. Il destino, però, le fa incontrare Gesuino, un uomo timido e premuroso, che presto si rivelerà per quello che è in realtà: geloso e manesco.

Ritorniamo in città, da Alessandra questa volta. Una giovane ragazza che lavora come addetta alle pulizie e che in un normale giorno di lavoro viene violentata dal suo ricco e disgustoso datore di lavoro. Dovrà fare i conti con un aborto e una vita che non sarà mai più come prima. L’ultima storia è quella di Anna, la sua serenità è ormai un ricordo: da quando è andata a vivere col fidanzato è sprofondata in un vortice di violenza e rabbia.

La cosa che più mi ha colpito di questo film è stata la scelta di non mostrare mai la violenza sulle donne nel momento in cui si scatena, ma il prima e il dopo, in un crescendo minaccioso, nel corso del quale tutto può succedere.

  1. Io ci sono

Questo film racconta la vicenda della giovane avvocatessa Lucia Annibali. La brutale aggressione con l’acido di cui è stata vittima per volere del suo “uomo”. La storia di Lucia viene raccontata come in una fiction. L’incontro tra due normali ragazzi, l’inizio della loro storia d’amore, la loro quotidianità. Una storia come tante, romantica e serena, ma pian piano che andiamo avanti nella visione i modi del ragazzo si fanno sempre più scontrosi e morbosi.


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Il regista decide non solo di raccontare la violenza con l’acido, che ha sfigurato per sempre Lucia, ma anche (e soprattutto) la sua forza e la sua capacità di rinascita. Tutte noi siamo state e saremo vicino a Lucia. L’abbiamo vista lottare nel reparto ustionati, dove i contatti sono limitati al massimo per proteggerla dalle infezioni, eravamo arrabbiate come lei nella sua lotta contro un uomo che avrebbe dovuto amarla e proteggerla, e alla fine l’abbiamo vista rinascere. Ecco, probabilmente questo è il film della rinascita. La rinascita non solo di Lucia, ma di tutte quelle vittime di violenza che scelgono di combattere e rinascere.

  1. Difret – Il coraggio per cambiare

Difret, film ispirato a fatti realmente accaduti, racconta la storia della quattordicenne Hirut. Una vicenda che ha cambiato – forse per sempre – le usanze e le tradizioni di alcuni paesi dell’Etiopia, quella del rapimento a scopo di matrimonio. La Telefa, questo è il nome per indicare il rapimento a scopo matrimoniale, costituisce una pratica ancora molto diffusa in Etiopia. Molti giovani uomini, infatti, allo scopo di costruire una propria famiglia ricorrono a questa pratica barbara e brutale, che consente loro non solo di rapire giovani ragazze, ma di violentarle e sposarle, il tutto protetti da antiche leggi.

Questo film non solo ha scatenato l’attenzione dei media su queste antiche tradizioni ma ha portato la testimonianza diretta di una delle due protagoniste, Meaza Ashenafi. Meaza è l’avvocato che ha difeso Hirut e che nel 2003 è stata insignita del Premio Nobel Africano per il suo impegno a difesa dei diritti delle donne in Etiopia. Meaza Ashenafi, sfidando una pratica antichissima in Etiopia, si è imposta in prima persona per dimostrare la legittima difesa con cui aveva agito Hirut. E Hirut con estremo coraggio ha saputo lottare per quello che era giusto.

Il film mostra, quindi, i limiti delle convenzioni sociali e la complessità di un Paese che ancora oggi deve lottare per la parità dei diritti tra uomo e donna, l’istruzione femminile e l’indipendenza dalla famiglia.

  1. La bella e le bestie

Questo film è tratto dal libro, Coupable d’avoir été violée, di Meriem Ben Mohamed, ed è a sua volta ispirato ad una storia vera. Una storia ambientata in Tunisia: una ragazza giovane, la violenza ad opera di tre poliziotti, la denuncia e tutte le conseguenze del caso.

Il regista per questo film sceglie degli attori di teatro, abituati a rimanere in scena per tempi di ripresa dilatati, a differenza degli attori di cinema, più dinamici e abituati a tempi e scene più brevi.


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La storia mette in luce una duplice violenza: quella effettiva subita da Meriem e quella del suo calvario tra ospedali, cliniche e questure. Meriem si ritroverà completamente sola ad affrontare scomode domande, indifferenza di alcuni personaggi e una sottile crudeltà che accomuna tutto il sistema autoritario. D’altra parte la critica sociale che il film stende non riguarda solo i poliziotti, ma l’intero sistema, così come la vicenda della nostra giovane vittima non riguarda solo Meriem, ma ne rappresenta molte altre.

La vicenda raccontata in questo film è drammaticamente attuale e toccante, non solo perché risale soltanto al 2017, ma perché fa i conti con un sistema burocratico corrotto e maschilista. Proprio per questo motivo il tono della pellicola è diviso in due. Da una parte Meriem, con tutta la sua angoscia e la volontà di andare fino in fondo, mentre dall’altra l’indifferenza di molti personaggi, per cui l’accaduto è insignificante.

  1. North country – storia di Josey

Facciamo un salto spazio-temporale per raccontare la storia di Josey: Nord Minnesota, 1989. Questo film è ispirato alla vera storia di Lois Jenson, la prima donna negli Stati Uniti a vincere una causa per molestie sessuali sul lavoro. Tutto ha inizio quando Josey, sola e con due figli, decide di andare a lavorare nella miniera di ferro del paese. Purtroppo l’ambiente che ritrova è completamente ostile alle donne, che devono subire soprusi e umiliazioni dei colleghi maschi.

Un film sulla violenza sulle donne che mette in luce una realtà dura, una realtà che non ci è poi così lontana se ci pensiamo bene. I fatti accaduti risalgono, infatti, solo a 30 anni fa. Ed è impensabile che in una società come la nostra, in una società che si è sempre definita “civile”, possano accadere fatti di questa portata.

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Autore dell'articolo: Carola Vaccaro

Laureanda in Comunicazione e Culture dei media. Appassionata di web marketing, strategie di comunicazione e fotografia. Adoro le parentesi, gli avverbi e le citazioni. Instagram: christmas_carol

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