LA BUONA NOTTE di Rab – Paradosso

Paradosso

Nell’antica Grecia gli aneddoti bizzarri venivano chiamati Paradosso, non tutti lo sanno. Tendenzialmente associamo al termine paradossale solo ciò che risulta ai nostri occhi come illogico.

Inoltre questo termine veniva utilizzato per definire anche gli avvenimenti straordinari, eccezionali ed ai quali si fatica a credere.

Tre linee semantiche distanti un’infinità, dei solchi così lontani da rendere paradossale il fatto che questa parola possa avere significati così diversi e distinti tra loro.

Ogni tanto mi sento un paradosso, dietro questa tastiera. Capace di scrivere d’amore, bravo a trasmettere sentimenti o guru di coraggio. Nella realtà dei fatti, bizzarramente aggiungerei, non sono così. Con la bocca impastata, il cuore fermo ed un sorriso stupido a sostituire un pianto.

La verità è che i sentimenti sono paradossalmente belli.

Si rende straordinaria la logica funzione di bizzarro, non trovate?

Forse l’amore dovrebbe smascherarsi e rendersi tale ai nostri occhi. Lo immagino veloce come Bolt, capace di correre come il vento, legato però ad un termosifone, limitato a pestare la stessa mattonella.

La vita spesso ci viene venduta come un sogno, come una promessa che dobbiamo recitare a noi stessi, imparata a memoria, negli occhi di chi riesce ancora a sorridere senza dire a nessuno che poi la notte piange di nascosto.

Siamo questo, sai? La paura di dire quello che pensiamo per non ferire. Siamo morsi dati per mostrare ancora una volta i denti, al posto del sorriso. La ferocia dietro ad un pugno dato in bocca, il bacio mancato capace di guarire quelle labbra.

Io non so di che materia siano fatti i sogni, lascio ancora una volta il compito agli antichi greci di spiegarlo.

Credo però di sapere di che cosa siamo fatti noi, bizzarramente straordinari, logicamente paradossali.

Tu, il mio paradosso.

 

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Autore dell'articolo: Rab

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