Il caso Tiger: l’occhio rivolto al futuro

Tiger è una catena di negozi d’oggettistica economica danese, che vanta una strabiliante escalation a livello mondiale. Nel 1995 apre il primo store a Copenaghen, per arrivare oggi a contare quasi 580 negozi sparsi per il mondo, di cui circa 79 solo in Italia.

Oltre ad articoli sempre diversi, una grande novità ultimamente ha stupito tutti gli affezionati del brand.

Tiger decide: cambio nome.

Nell’ultimo periodo però arriva la notizia sconcertante della decisione di un definitivo cambio di nome, da parte dell’azienda titolare, in Flying Tiger Copenhagen. Entrato nelle nostre case per i suoi prodotti amabili, utili e a basso costo, è diventato un vero e proprio love-brand. Adesso l’annuncio definitivo del rebranding che non tarderà a modificare le insegne di tutti i negozi a partire da giugno.

Tiger - TheGiornale.it

Il cambio di naming e logo da parte del marchio è un tentativo di riflettere l’evoluzione dell’Azienda. L’obiettivo è rimarcare la trasformazione evidente che ha attraversato il primo piccolo negozio di città nel diventare una catena di design a livello internazionale.

 


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La compagnia, negli anni, ha conosciuto ben quattro insegne differenti: Tiger, TGR, Flying Tiger e Flying Tiger Copenhagen. Questo mostra un mutamento, un percorso durante il quale l’azienda si sviluppa di pari passo con la progettazione e produzione di pezzi creativi. L’ideologia è infatti quella di proporre al pubblico un’esperienza interattiva, alla portata di tutti, ma soprattutto un momento divertente di condivisione. Ogni store offre oggettistica per la vita quotidiana: ufficio, cucina, scuola, feste…l’ideale per qualunque occasione viene esposto tra le file di scaffali.

Con un nome nuovo si decide di unificare l’esperienza, assicurandosi continuità in tutto il mondo. Un marchio nato e cresciuto alimentato dal passaparola è diventato virale al punto che neanche un cambio di logo ha portato confusione nel suo pubblico. Un’azienda che non ha mai scelto un solo target, entrando nei cuori di tutti per restarci, dice addio al vecchio nome, confermando però la stabilità della linea produttiva e di un’immagine coordinata infallibile.

Cosa ne pensate voi di questo rebranding?

Se siete appassionati di marketing non perdetevi la sezione di TheGiornale che si occupa di analizzare casi di grande interesse comune.

 

 

 

 

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Autore dell'articolo: Federica Testa

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