LA BUONA NOTTE di Rab – Il nero che ci piace

Il nero che ci piace

Mio padre è ricoverato alle Molinette di Torino, siamo in un lontano gennaio, neanche troppo lontano.

Stasera ho avuto il permesso da parte del primario del reparto per fermarmi oltre l’orario di visite, la scorsa sera è stato poco bene e allora ha assecondato gentilmente la mia richiesta.

Sono le 22.15 circa, esco e mi dirigo verso la metro.

Metro che però trovo chiusa. Si, chiusa!

Perché quella di Torino è una delle 21 metro in tutta Europa ad essere automatizzate, ma fa degli orari imbarazzanti visto che il servizio viene interrotto prestissimo.

Abito poco lontano dal centro, dall’altra parte della città. A piedi ci metterò tantissimo, ma camminare mi farà bene, così comincio questa lunga passeggiata verso casa in compagnia del mio iPod e dei miei pensieri.

Quasi giunto alla meta finale il mio corpo inizia a lamentare i primi segni di cedimento, senza contare il dolore ai piedi che è lancinante, il vero problema è un altro… devo fare pipì!

Normalmente riuscirei a resistere anche per intere ore, ma visto che mi dimentico spesso di farla (si, mi dimentico di urinare, è mai possibile?) questa volta sono al limite, così mi butto nel primo bar che trovo, uno in centro a pochi minuti da casa, l’unico aperto a quest’ora.

Fuori viene spiegato che l’orario è continuato qui, h 24.

Entro nel bar alle 23.40 circa, e una volta chiesto il mio caffè mi precipito in bagno.

Mi accoglie un cartello affisso sopra la tazza, recita così:

“Ricorda che le mani che puliscono i cessi sono le stesse che poi ti faranno il caffè, lascia pulito!” 

Sorrido, la trovo una cosa simpatica.

Salvata la mia vescica posso consumare il mio caffè, ed una volta pagato esco dal bar.

Guardo lo scontrino, così per curiosità. Quanti ne avranno battuti in un bar del centro in 24 ore?

Mi aspetto di leggere un numero esagerato, e invece… Scontrino numero 24. 

E poi penso che è normale, alla fine siamo in Italia.

Il paese dei santi e navigatori, il paese dove vincono i più furbi, no?

Questo è il nero che ci piace.

Non sono sfumatura, non è una battuta maliziosa, è solo la verità.

A noi, tutti, piace farci inculare.

Si chiama evasione fiscale, si chiama truffa e soprattutto si chiama sempre più Italia.

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Autore dell'articolo: Rab

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