Jungle: La Moda Anarchica dell’Animalier

Se anche voi, come me, subite il fascino misterioso della moda (in particolare del suo lato più eccentrico e selvaggio) allora, da buoni fashion addicted, non potete perdervi la mostra “Jungle. L’immaginario animale nella moda”, che ha aperto i battenti il 12 aprile alla Reggia di Venaria e non li chiuderà fino al 3 settembre 2017.

La mostra ripercorre, attraverso una ricca esposizione degli abiti che hanno stregato le passerelle dagli anni ’40 ai giorni nostri, l’evoluzione dell’animalier nella moda internazionale.

Il viaggio comincia con Christian Dior, che nel 1947 creò il primo abito con chiari riferimenti al mondo animale e che chiamò, per l’appunto, Jungle; ma al grande stilista francese si affiancano altri artisti certamente non meno importanti, come Valentino, Jean Paul Gaultier, Salvatore Ferragamo e Stella McCartney.

 

Presentazione Collezione Dior

 

Che piaccia o meno, se si guarda indietro nella storia della moda, nessuna stampa ha colpito maggiormente l’immaginario collettivo come l’animalier. “Il termine animalier oggi è persino riduttivo,” spiega l’antropologa Simona Segre Reinach, coinvolta nella realizzazione del progetto; “l’allusione e la trasfigurazione di un mantello, infatti, intendono reinterpretare i grandi stilisti e i marchi della moda in maniera anarchica e discontinua”.

 

Collezione Jean Paul Gaultier

 

Cosa c’è infatti di più anarchico e anticonformista di un abito rivestito di squame o ricoperto di macchie, chiazze e striature? Non ci si sorprende, quindi, se nei pudichi e austeri anni ’40 questa vera e propria rivoluzione del costume sia stata accolta con una buona dose di freddezza dai più; freddezza che col tempo è andata affievolendosi, grazie anche al sapiente uso che ne hanno fatto gli stilisti moderni (primi fra tutti, Dolce & Gabbana) e alla geniale intuizione di imprimere al tessuto animale significati del tutto nuovi: se prima era associato prevalentemente alla seduzione e all’esotismo, ora si allinea a concetti di trasgressione, ironia e gioco. “La metamorfosi è uno dei temi centrali della mostra per la sua grande attualità in un mondo in cui l’essere umano può costruire la propria identità indipendentemente dai limiti posti dalla natura”, afferma Simona Segre Renaich. E noi non potremmo essere più d’accordo.

 

Kate Moss, la regina della moda
Kate Moss per Roberto Cavalli

 

 

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Autore dell'articolo: thegiornale.it

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