Bojack Horseman: la serie tv che ti cambia la vita
Serie TV e Cinema 22 Maggio 2026

Bojack Horseman: la serie tv che ti cambia la vita

Un cartone animato su un cavallo che fa più male di qualsiasi film drammatico. E ti cambia la vita senza che tu te ne accorga.

Ci sono serie televisive che guardi e dimentichi. Ci sono quelle che ti intrattengono, che ti fanno passare una serata piacevole sul divano. E poi c’è Bojack Horseman, che entra nella tua testa come un ospite indesiderato e non se ne va più.

Ho impiegato un po’ prima di iniziarla. Un cartone animato su un cavallo attore nella Hollywood degli anni Novanta sembrava l’ultima cosa di cui avessi bisogno. Ho sbagliato. Ho sbagliato in modo clamoroso.

Bojack Horseman: “Stupid Piece of Sh*t”

Se vuoi capire cosa rende Bojack Horseman diverso da qualsiasi altra cosa tu abbia visto in televisione, c’è un episodio che fa tutto il lavoro da solo. Si chiama “Stupid Piece of Sh*t” ed è, semplicemente, il ritratto più onesto che io abbia mai visto di come funziona la testa di una persona che sta male.

Per circa venti minuti senti il monologo interiore di Bojack. Il modo in cui si insulta, si sabota, si convince di non meritare nulla prima ancora di provarci. È scomodo da guardare perché è riconoscibile. Perché in quella voce fuori campo ci sei tu, ci sono io, c’è chiunque abbia mai passato una mattina a fissare il soffitto convinto di essere la persona peggiore del mondo senza un motivo preciso.

Non è intrattenimento. È uno specchio.

L’episodio

“Stupid Piece of Sh*t” è il sesto episodio della quarta stagione di Bojack Horseman. È costruito interamente attorno al monologo interiore del protagonista e viene considerato uno dei ritratti più accurati mai realizzati in televisione sulla depressione e sull’autocritica distruttiva.


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Bojack Horseman: la serie tv che ti cambia la vita

Bojack Horseman ha fatto una cosa che pochissime serie hanno il coraggio di fare: ha trattato il suo pubblico da adulto.

Non ti dà eroi. Non ti dà villain. Ti dà persone, ognuna con le proprie crepe, ognuna convinta in qualche modo di avere ragione. E lo fa attraverso un cartone animato con un cavallo parlante, cosa che in teoria dovrebbe togliere ogni credibilità al progetto e invece ne moltiplica l’impatto perché abbassi la guardia. Inizi a ridere e poi, quando ti volti, ti sei già fatto del male.

La serie parla di dipendenze, di salute mentale, di quanto sia difficile cambiare davvero, di come le persone che ami possano farti del male e di come tu possa fare del male alle persone che ami, spesso senza nemmeno rendertene conto. Lo fa senza mai essere didascalica, senza lezioncine morali, senza il personaggio saggio che arriva a spiegare tutto.

A me ha cambiato qualcosa. Nello specifico, mi ha aiutato a fare pace con l’idea di avere delle debolezze. Prima di Bojack Horseman avevo una visione abbastanza binaria delle cose: o eri forte o non lo eri. La serie mi ha insegnato che le debolezze esistono in tutti, che portarle in giro non ti rende automaticamente una persona cattiva, e che il problema vero non è averle ma non riconoscerle mai.

“Non tutti possono vedere oltre la maschera che indossi ogni giorno. E non è colpa loro.”

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Todd: il fannullone che non è solo un fannullone

In apparenza Todd Chavez è il personaggio comic relief. Dorme sul divano di Bojack, non ha un lavoro stabile, si lancia in piani assurdi che non portano da nessuna parte. Dovresti trovarlo irritante.

Invece Todd è probabilmente il personaggio più sano dell’intera serie. Non perché abbia tutto risolto, anzi. Ma perché è l’unico che a un certo punto guarda Bojack negli occhi e gli dice una cosa vera, una cosa che nessun altro ha il coraggio di dirgli. Il suo essere “senza direzione” non è pigrizia: è qualcuno che non si è ancora trovato, e che almeno ha l’onestà di non fingere di averlo fatto.

Princess Carolyn: quando il lavoro diventa un posto dove nascondersi

Princess Carolyn lavora sempre. Risponde alle email alle tre di notte, gestisce crisi che non la riguardano, si presenta come la persona più competente nella stanza perché lo è davvero. È ambiziosa nel modo in cui ci si ammira in un personaggio, almeno all’inizio.

Poi capisci che dietro tutta quella dedizione c’è una persona che ha trasformato il lavoro in un rifugio. Finché sei impegnata non devi stare con te stessa. Finché hai qualcosa da sistemare non devi guardare cosa è rimasto fuori posto nella tua vita privata. Princess Carolyn è il ritratto perfetto di come l’ambizione, portata a certi livelli, smetta di essere una qualità e diventi un meccanismo di difesa.

La conosco, questa dinamica. La riconosco.

Diane: siamo tutti un po’ Diane

Diane Nguyen vuole fare la differenza. Vuole scrivere cose importanti, denunciare ingiustizie, lasciare un segno. Ha un’idea molto precisa di chi è e di cosa rappresenta, e si aggrappa a quell’idea anche quando la realtà la smentisce ogni giorno.

Il suo arco narrativo è quello che mi ha colpito di più perché è il più universale. Quella distanza tra la persona che pensi di essere e quella che sei davvero è una delle cose più difficili con cui fare i conti. Diane ci sbatte contro con una frequenza che fa male. E la cosa bella, quella che rende il suo personaggio straordinario, è che non arriva una risposta. Non c’è il momento in cui si sistema tutto. C’è solo lei che continua a provarci, con risultati alterni, come facciamo tutti.

“Quella distanza tra la persona che pensi di essere e quella che sei davvero è una delle cose più difficili con cui fare i conti.”

Mr. Peanutbutter: anche il sorriso perfetto nasconde qualcosa

Mr. Peanutbutter sembra l’opposto di Bojack. È entusiasta, generoso, amato da tutti, sempre di buon umore. Ogni scena in cui appare porta leggerezza. Per un po’ pensi che sia lì solo per fare da contrasto al protagonista.

Poi guardi più in profondità e ti rendi conto che anche lui ha le sue zone d’ombra, solo che le gestisce in modo diverso: non sprofondando nel buio come Bojack, ma restando perennemente in superficie. Il suo ottimismo non è sempre una forza. A volte è un modo per non dover mai davvero affrontare niente. Anche quello che appare perfetto, alla fine, non lo è. Nessuno lo è.


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Bojack Horseman ti cambierà la vita. Guardala, ma preparti a fare i conti con te stesso

Bojack Horseman non è una serie che si guarda per staccare la testa. È una serie che la usa, la testa, in modo aggressivo. Ti chiede di stare presente, di riconoscere le cose scomode, di non voltarti dall’altra parte quando il cartoon smette di fare ridere e inizia a fare un’altra cosa del tutto.

Vale ogni minuto. Anche quelli in cui fa male, anzi soprattutto quelli.

L'autore Gabriele Schettino 46 articoli pubblicati

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