Space mission: un progetto universitario che ci porta nello spazio

E se vi dicessi che anche a Torino siamo andati nello spazio?
Si chiama Space mission il progetto universitario che ha coinvolto gli studenti del Politecnico di Torino. I docenti propongono un tema, una missione spaziale (in via del tutto teorica) da portare a termine e che ogni anno cambia il proprio tema. Quest’anno ha lo scopo di portare dei satelliti nei pressi di un asteroide per studiarne varie caratteristiche.

satellite di Bennu

Ebbene sì, alcuni studenti di ingegneria dell’ultimo anno al corso magistrale del Politecnico di Torino hanno avuto la possibilità di sperimentare e lavorare in gruppo per un’ipotetica missione spaziale. E a questo proposito sono andata ad intervistare gli studenti sul proprio lavoro.

Che ne pensate del progetto universitario che vi ha permesso di lavorare sul campo mettendo in pratica le cose studiate? 

Siamo molto soddisfatti del progetto che abbiamo realizzato. Ci ha effettivamente permesso di vedere nel concreto come lavorare al progetto di una missione spaziale, così come viene affrontata anche dalle aziende ed agenzie nel nostro campo. A partire dalle basi di gestione e organizzazione di un team sino alla ricerca di soluzioni fattibili per realizzare le prime fasi di progettazione ingegneristica di satelliti spaziali.

Di cosa tratta il vostro progetto e come siete arrivati al prodotto finale? 

Il nostro progetto BOSS, che sta per Bennu Observer Small Satellite, consiste nella realizzazione di tre satelliti progettati per iniziare il loro viaggio nello spazio attorno a Bennu, un asteroide presente nel nostro sistema solare. I tre satelliti hanno il compito di acquisire dati dell’asteroide in modo da studiarne proprietà e caratteristiche, come ad esempio la morfologia, la composizione chimica e le caratteristiche termiche.

Il progetto ha visto due fasi, chiamate fase 0 e fase A. Nella prima fase abbiamo organizzato le attività da svolgere durante il progetto e ci siamo interrogati rispetto a quali obiettivi scientifici volevamo realmente perseguire. Nella seconda fase ci siamo concentrati sul progetto dei satelliti e di tutti i componenti presenti al loro interno, come ad esempio i payload, che sono quei componenti utili a perseguire determinati obiettivi, ed i vari sottosistemi di bordo necessari per permettere ai satelliti di funzionare correttamente, quali il sistema elettrico, il sistema di comunicazione, il sistema di navigazione, il sistema propulsivo e tanto altro.

componenti satellite

Quali sono stati i problemi che avete riscontrato durante il progetto e quale aspetto vi ha dato più filo da torcere? 

Uno dei problemi principali sono state le deadline molto stringenti. Abbiamo dovuto lavorare quasi ogni giorno e sì, anche qualche notte! Il pensiero costante nelle nostre teste era rivolto al progetto, a tutto ciò che dovevamo portare a termine entro le scadenze. 

Inoltre, nella fase di design dei satelliti, uno dei sistemi che ci ha messo più in difficoltà è stato il sistema di controllo termico, necessario per garantire che tutti gli strumenti fossero mantenuti alle corrette temperature di funzionamento. Infatti, se tale sottosistema non venisse dimensionato in maniera adeguata, comprometterebbe l’intera missione: nello specifico il problema principale è stato adattare man mano tale sottosistema ai cambiamenti che venivano effettuati nell’architettura interna di ogni satellite. C’è da dire che sicuramente il controllo termico ci ha fatto sfuggire qualche parola di troppo!

Con quale criterio avete scelto il vostro obiettivo facoltativo? 

Per la scelta dell’obiettivo facoltativo eravamo totalmente liberi. Il nostro team di scienziati (detti anche “scienziati pazzi”) si è dato da fare per cercare tante informazioni scientifiche su Bennu ed ecco che da loro è partita l’idea di studiare delle piccole particelle emesse dall’asteroide. Queste particelle vengono emesse da diverse sorgenti, molte ancora sconosciute, e in momenti diversi: ancora non si sa se siano casuali oppure no. Abbiamo quindi scelto questo obiettivo per cercare di capirne di più, studiando il comportamento di queste particelle emesse e le loro sorgenti.

composizione satellite

Lavorare in gruppo, le vostre opinioni a riguardo e l’importanza di questo aspetto in un lavoro del genere ma anche nel percorso universitario. 

Lavorare in gruppo in un progetto di una missione spaziale ci ha fatto vivere per la prima volta una situazione che buona parte di noi ritroverà nell’ambiente di lavoro. Avete presente quelle sale di controllo alla NASA, piene di persone alle loro postazioni che lavorano super concentrati finché non arriva quel momento in cui iniziano ad esultare perché la missione è riuscita?! Ecco, quelli eravamo un po’ noi in questi ultimi quattro mesi: ognuno con il proprio computer da casa, a lavorare duramente in tantissime videochiamate per portare a termine questo grande progetto di gruppo, per poi finalmente esultare a progetto concluso. Il lavoro di gruppo è sicuramente uno degli aspetti più affascinanti nel campo spaziale ed è certamente da potenziare nei percorsi universitari, soprattutto in Italia.

Considerazioni finali a progetto finito?

E’ stata prima di tutto un’esperienza unica, che nessuno di noi aveva ancora affrontato. Il progetto ha lasciato un segno in tutti noi e ne faremo tesoro per il nostro futuro e la nostra carriera professionale e personale. Un ringraziamento va al “teaching staff” che ogni anno, in vista della fine del percorso universitario, permette a noi studenti di realizzare un progetto così impegnativo, ma che arricchisce tantissimo. 

Per concludere, ci riteniamo molto soddisfatti del lavoro svolto e di come siamo riusciti a cooperare anche in situazioni di difficoltà. Forza Team A!

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