Il diavolo veste Prada 2: com’è cambiato il mondo della moda

Il diavolo veste Prada 2: com’è cambiato il mondo della moda

La moda non è più solo una questione di stile: è diventata un tema in materia di responsabilità.

Quando nel 2006 uscì nelle sale Il diavolo veste Prada, la moda era sinonimo di pura aspirazione. Raccontava un mondo fatto di lusso, carriera spietata e successo. Un sistema competitivo, certo, ma profondamente desiderabile.

Il diavolo veste Prada 2: com'è cambiato il mondo della moda | Thegiornale
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A distanza di anni, il sequel de Il diavolo Veste Prada 2, arriva in un mondo diverso, in cui l’industria della moda è sempre più criticata: sostenibilità dubbia, greenwashing e fast fashion, sono oggi temi impossibili da ignorare.

Allora la domanda non è solo di cosa parla il sequel, ma se quel mondo può ancora esser raccontato allo stesso modo.

Il fascino di ieri: il lusso come “religione intoccabile”

Nel 2006, Il diavolo veste Prada dipingeva una realtà costruita su un glamour intoccabile e un potere assoluto.

Miranda Priestly non era solo un personaggio iconico: era il simbolo di un sistema in cui l’unica cosa che contava era l’autorità del gusto. La celebre scena del maglione azzurro ceruleo lo spiega alla perfezione ogni scelta, anche la più casuale, era il risultato di decisioni prese ai vertici dell’industria. La moda appariva esclusiva, quasi sacrale e soprattutto non veniva mai messa in discussione.

Il primo capitolo era uno dei film sulla moda più amati, proprio perché permetteva di sognare un’élite impenetrabile.

Miranda Priestly non era solo un personaggio iconico: era il simbolo di un sistema in cui l’unica cosa che contava era l’autorità del gusto.”

Oggi l’industria della moda è sul banco degli imputati

Il sequel, Il diavolo veste Prada 2, arriva in un panorama dove il glamour da solo non basta più a giustificare il sistema. Oggi il settore è sotto stretta osservazione e non solo per ciò che rappresenta, ma anche per ciò che produce. L’industria della moda è tra le più impattanti a livello ambientale e sociale e nel corso degli anni si è trovata al centro di un dibattito sempre più acceso su: greenwashing, sostenibilità dubbia e fast fashion.

  • Greenwashing

Il greenwashing è oramai una strategia di marketing diffusa. Aziende che comunicano un impegno ambientale parziale o di facciata per ripulire la propria immagine. Nel settore della moda questo fenomeno è particolarmente evidente: collezioni “eco” che rappresentano una minima parte della produzione, fino a messaggi poco trasparenti che sfruttano la sensibilità dei consumatori. Una narrazione che rassicura senza però cambiare davvero il sistema.

  • Sostenibilità dubbia

Sempre più brand parlano di sostenibilità, capsule collection “green” e materiali innovativi. Tuttavia, spesso si tratta di interventi superficiali, che non mettono realmente in discussione i modelli produttivi. La sostenibilità diventa così più una promessa che una pratica concreta.

  • Fast fashion

Parallelamente al lusso, la crescita del fast fashion ha accelerato i ritmi di consumo in modo insostenibile. Produzione massiva, cicli rapidissimi, capi usa e getta: oggi consumiamo moda a una velocità mai vista prima. Un modello che ha reso i vestiti più accessibili, ma anche più effimeri e più impattanti. Ogni anno tonnellate di vestiti finiscono in discarica, con tassi di riciclo ancora drammaticamente bassi.


Greenwashing nella moda: cos’è e come riconoscerlo


Il diavolo veste Prada 2 arriva in un mondo diverso

Il diavolo veste Prada 2 arriva in contesto nuovo in cui il pubblico è più consapevole e le contraddizioni del sistema sono visibili a tutti. Per questo il punto non è cosa succederà ai personaggi, ma se quel sistema, così come lo abbiamo conosciuto può ancora esser raccontato senza esser messo in discussione.

Se nel 2006 guardavamo quel mondo e volevamo entrarci, oggi lo osserviamo con una certa distanza critica. Abbiamo capito che dietro l’estetica esiste un sistema complesso fatto di scelte, impatti e responsabilità.

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Il diavolo veste Prada 2: la moda passa, ma la consapevolezza resta

Il diavolo veste Prada 2 ci mostra com’è cambiata la moda, ma soprattutto quanto è cambiato il nostro modo di guardarla. Nel 2006 quel mondo era un sogno da inseguire, anche a costo di sacrificarsi. Oggi è un sistema da mettere in discussione.

Ci chiediamo cosa c’è dietro un capo, chi lo produce e quale impatto ha davvero. Se una volta il glamour bastava a giustificare tutto, oggi sappiamo che non è più così e forse la vera rivoluzione non è solo nelle passerelle, ma nello sguardo di chi osserva.

Non abbiamo smesso di desiderare la bellezza, ma abbiamo iniziato a pretenderla più etica e consapevole.

L'autore Marzia Marchese 58 articoli pubblicati

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