16 Luglio 2024 22:04

Into The Food 2.0, l’ultimo evento dell’anno del comitato torinese del MARKETERs Club, si è concluso con successo. Se non hai potuto partecipare, TheGiornale te lo racconta!

Into The Food

Chi sono stati gli ospiti di Into The Food 2.0

  • Tommaso Seinera – Mollica, piccoli produttori

L’evento si apre con Tommaso Seinera, co-founder di Mollica, panineria nata nel 2017 a Torino nel cuore di San Salvario.

Fondare una panineria è stata una sfida per la città di Torino, poiché il panino non era mai stato sviluppato e inteso in questo modo come magari lo è in Toscana o al Sud d’Italia. Una sfida però di gran lunga vinta, che lo porta oggi ad avere 400 punti vendita in 27 paesi.
Il motto di Mollica è piccoli produttori, grandi panini, e questo rispecchia a pieno la loro filosofia. Tutte le materie prime utilizzate provengono da piccoli produttori locali che praticamente nessuno conosce: spesso non hanno social né siti. E allora, vi chiederete, loro come li hanno conosciuti? Con il passaparola. Tommaso ci racconta che sono stati proprio i clienti, con suggerimenti e consigli, a far conoscere tutti questi piccoli produttori locali.

Il concetto di piccolo produttore è sinonimo di qualità e ingredienti genuini ed è proprio questo il punto di forza di Mollica. Attingere da realtà che si trovano lontane dal caos cittadino, con persone che si svegliano all’alba per lavorare i campi o portare le mucche in alpeggio.
Realizzare panini con materie prime di alta qualità lo porta anche ad essere premiato dal Gambero Rosso come miglior street food piemontese 2021/22. 

Tommaso infine ci fa riflettere sul fatto che, quando la gente si trova davanti a dei piatti già composti, spesso chiede di togliere qualcosa (ad esempio un ingrediente sulla pizza). Per ovviare a questo problema, da Mollica, c’è la possibilità di far scegliere direttamente al cliente la tipologia di pane da usare e gli ingredienti da inserire.

  • Pasquale Digiglio – Van Ver Burger

Pasquale Digiglio, chef e co-fondatore di Van Ver Burger è il secondo ospite dell’evento Into The Food 2.0.

Quante volte alla domanda “andiamo a mangiare vegano”, avete risposto “no”, facendovi guidare dal pregiudizio e pensando di trovare solo piatti insipidi?
Bhe, di persone scettiche ne hanno incontrate tante Pasquale e Daniele, i co-fondatori di Van Ven Burger, ma le hanno conquistate tutte con i loro burger vegani.

Van Ver Burger nasce a Torino nel 2020, esattamente nell’anno più difficile per tutti noi ma che è servito per ragionare e mettere a punto tutto nei minimi particolari. La scelta di diventare vegano è per Pasquale, all’inizio, legata alla salute ma che in poco tempo si trasforma anche in una scelta etica. Ispirato dal film Chef , La ricetta perfetta, decide di mettere in piedi un food truck itinerante che propone burger plant-based con un occhio alla sostenibilità con i suoi packaging compostabili. 

L’obiettivo di Van Ven Buger non è solo quello di attirare clienti vegani, ma soprattutto di raggiungere gli onnivori scettici, cercando di far capire che anche un prodotto vegetale può essere appagante e gustoso, senza rinunciare ai gusti saporiti che magari si trovano in un piatto con prodotti di origine animale.
Tra le loro proposte ad esempio troviamo il brasato di seitan che richiama il brasato tradizionale. Non si tratta di scimmiottare i piatti tradizionali bensì un modo per attirare la clientela onnivora ricreando dei gusti conosciuti con materie prime di qualità.

Lo street food è l’interazione con le persone, non solo cibo”, commenta Pasquale, che in effetti ci spiega come un’attività itinerante permetta di avere un rapporto più diretto con il cliente. Non ci si limita a portare un piatto al tavolo, come può accadere in un classico locale, ma si cerca l’interazione con il cliente, un feedback, un consiglio.


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  • Davide Albano e Riccardo Demi – MAMMT

Dove vai quando vuoi mangiare bene e da qualcuno che conosce perfettamente i tuoi gusti? Dalla mamma o dalla nonna. In questo caso da MAMMT, startup di food delivery nata a luglio 2021 che opera su Milano e Torino. 

Davide Albano, product owner e Riccardo Demi, area marketing ci raccontano che il target di riferimento di MAMMT sono i lavoratori che non hanno tempo di cucinare ma hanno voglia di un buon piatto da mangiare in pausa pranzo. Durante la sessione universitarie anche gli studenti rientrano in target.

Quando l’utente ordina da MAMMT non sceglie un piatto preciso, ma semplicemente compila “la lista dei disgusti” ,cioè elenca gli ingredienti che non piacciono e che non vorrebbe trovare nel proprio piatto. (e ci hanno rivelato che il più quotato è il peperone!). La scelta viene poi delegata a MAMMT che deciderà cosa consegnare, dunque il loro punto di forza sta proprio nella sorpresa di ciò che arriverà.


Più passa il tempo più il cliente avrà uno storico di ordini che serve per creare un menù sempre più personalizzato. I menù manager tengono traccia di ciò che viene mangiato e, ad esempio, se il giorno prima al signor Rossi è stata consegnata la pasta al sugo, il giorno dopo gli si consegnerà qualcos’altro. In sostanza si analizzano i pranzi fatti in precedente per proporne sempre di nuovi.
Oltre ad essere attenti alla varietà, cercano di fare attenzione anche ai fattori nutritivi. Ed è proprio in questa direzione che si stanno muovendo,  coinvolgendo figure più incentrate sulla nutrizione per proporre menù più bilanciati anche a livello di macronutrienti o in base allo stile di vita.

Sono tre le caratteristiche delle realtà food su cui si appoggia MAMMAT : cucina casalinga, italiana (ma a volte anche con contaminazioni etniche) e con una spanna in più.

https://www.instagram.com/p/CdX7ccntA8Z/?hl=it
  • Daniele Lo Re – UÀO

Daniele è il co-fondatore di UÀO pizza insieme ai soci Andrea Angileri e Vittorio Rostagno.

Daniele, che non a caso arriva da un percorso di architettura e design definisce UÀO un brand visuale che unisce tradizione e innovazione. UÀO porta a Torino la vera pizza napoletana, il suo pezzo forte? La pizza a portafoglio.

https://www.instagram.com/p/Cat2P-ctKQv/?hl=it


La strategia adottata da UÀO cerca di comunicare l’esclusività del prodotto pur mantenendone l’accessibilità del prezzo. Il prodotto rimane infatti democratico lato pricing seguendo un modello di business del fast casual, a metà tra un fast food e un ristorante. Una pizzeria non convenzionale nel cuore di San Salvario che unisce l’innovazione alla tradizione.

UAO (un tempo Uagliò) prende in eredità una realtà importante per il territorio di Torino e una grande rapporto con i clienti. Questa è una ripartenza che lascia spazio soprattutto all’evoluzione e all’innovazione. Per il futuro, e quando i tempi saranno più maturi, Daniele ci racconta che vorrebbe muoversi di più verso la sostenibilità, introducendo packaging riutilizzabili.

  • Tavola rotonda con tre food influencer.

L’evento Into The Food 2.0 si è concluso con una tavola rotonda composta da tre food influencer:

Monica Pianosi, fondatrice di Le Strade, un canale di marketing digitale nonché un diario di viaggio dei nuovi esploratori urbani, scritto da chi ama la città e per chi la vive. Il progetto si occupa in generale di attività artigianali innovative che creano valore nella città di Torino, con un’attenzione particolare alla parte food perché è quella che attira di più.

Mariachiara Montera lavora con le parole legandole al cibo, è infatti foodwriter ma anche content creator e podcast host. Da 10 anni a Torino si definisce “la voce della spontaneità”, raccontando cosa le piace e cosa no quartiere per quartiere, anche periferici, sempre a tema food.

Infine conosciamo Elisa Abrate di Eat in Turin, pagina instagram nata inizialmente per segnalare dove poter mangiare con meno di 15 euro sostenendo l’idea che non per forza per mangiare bene bisogna spendere tanto. Il progetto diventa sempre più grande e si apre anche al racconto di altre locali e ristoranti, non solo quelli a meno di quindici euro. Inoltre Elisa cerca di non raccontare solamente se un piatto è buono o meno, ma di raccontare tutta l’esperienza complessiva. 

Le tre food influencer torinesi hanno parlato delle loro singole esperienze legate dalla passione per il cibo e dalla volontà di voler raccontare la città di Torino sotto una nuova luce, lontana dai classici salotti piemontesi.



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Un evento da acquolina in bocca

Into The Food 2.0 mi ha permesso di scoprire il dietro le quinte di tante realtà food del territorio torinese. Storie fatte soprattutto di passione e di tanto tanto lavoro, dove la collaborazione e il lavoro di squadra non manca mai. Da oggi conoscendo tutti questi aneddoti sicuramente anche i piatti avranno un sapore diverso!

Infine un applauso alla task di studenti e studentesse che si è occupata di realizzare questo evento. In passato ho fatto personalmente parte dei MARKETERs Torino e so perfettamente quanta organizzazione c’è dietro, quanto lavoro da incastrare tra una lezione e un esame, e quante riunioni (e aperitivi) precedono l’evento. Complimenti a tutti coloro che stanno portando sempre più in alto il nome del MARKETERs Club Torino.

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