17 Luglio 2024 15:07
Underwater: il documentario su Federica Pellegrini

“Voglio tornare a casa dalla mamma. Andare a fare il piercing, fare la patente, dare la maturità, festeggiare.”
Con le parole di una Federica appena sedicenne si apre Underwater: il documentario su Federica Pellegrini , la più grande nuotatrice italiana che tutt’ora detiene il record mondiale dei 200m stile libero.

documentario su Federica Pellegrini

Il documentario su Federica Pellegrini: una nuotata nei flashback

Il documentario su Federica Pellegrini è una storia intensa focalizzata soprattutto sulla sua carriera ma che lascia spazio anche alla parte più personale ed emotiva della campionessa. Un susseguirsi di flashback che si concentrano sui sacrifici, sulle delusioni e sulla pressione psicologica che uno sport come il nuoto porta con sé. Se poi parliamo di Federica Pellegrini, che a soli sedici anni conquista il suo primo argento olimpico, allora tutte queste sensazioni raddoppiano. 
Non a caso il documentario si apre con le parole sopracitate, simbolo di una vita adolescenziale che va avanti senza passare per i punti cardine.

Il documentario è tenuto in piedi da un countdown, quello verso le Olimpiadi di Tokyo 2020, la quinta e ultima Olimpiade per Federica Pellegrini. 
La storia parte da Ottobre 2019. Ci troviamo a Verona con Federica che saluta i suoi genitori alla volta di Livigno dove l’aspetta un duro allenamento prima delle gare di qualificazione per le Olimpiadi di Tokyo 2020. La pressione è chiara fin da subito e qualificarsi è l’unico obiettivo.

Dietro un grande campione c’è sempre un grande allenatore

Il percorso atletico di Federica non può essere raccontato senza citare le figure importanti che hanno saputo portarla spesso sul podio. 
Perché se è vero che l’atleta quando è in campo, o in questo caso in vasca, è da solo al 100%, è anche vero che nei mesi precedenti le cose si fanno in due: atleta e allenatore. L’allenatore diventa una vera e propria guida capace di cogliere tutti i punti di forza dell’atleta e potenziarli. 

L’allenatore storico e più importante per Federica è stato Alberto Castagnetti, che nel 2006 la prende sotto la sua ala e la accompagna in una serie di successi conquistando in tre anni dieci record mondiali. Nel 2008 durante le Olimpiadi di Pechino, la seconda per Federica,  conquista il suo primo oro nei 200m stile libero. Nel Mondiale del 2009 Federica vince l’oro sia nei 200 sia nei 400 stile libero e stabilisce un nuovo record mondiale nei 200 stile libero ancora oggi imbattuto.
Purtroppo il 2009 è anche l’anno della scomparsa di Alberto Castagnetti. Un grande lutto per il mondo dello sport e soprattutto per Federica che perde una figura di riferimento e l’unico allenatore fino a quel momento in grado di portare netti miglioramenti al suo percorso atletico.

Un salto nel tempo ci porta poi nel 2012 dove Federica è allenata da Matteo Giunta, suo attuale compagno. Il rapporto con Matteo ovviamente è diverso e speciale ed è divertente vedere la loro storia che intreccia livello professionale con quello sentimentale. Una storia di lavoro e di amore che ha come unico obiettivo la serenità dell’atleta.

I momenti difficili

Federica Pellegrini non è l’unica voce narrante del documentario infatti troviamo anche la madre, il padre e Matteo Giunta, il suo allenatore e attuale compagno. 
Alcuni momenti di sconforto ci vengono raccontati proprio da loro, di cui due abbastanza significativi.

Il primo è raccontato dalla mamma. Federica nel 2004 ha solo 16 anni e partecipa alla sua prima Olimpiade ad Atene conquistando la medaglia d’argento. Le pressioni si fanno sempre più pesanti su quella che è evidentemente la nuova promessa del nuoto italiano. Essere una campionessa è difficile, esserlo così piccola ancora di più. Senza andare troppo nei dettagli la madre racconta di alcuni momenti in cui Federica, lontana da casa, si chiudeva in bagno a vomitare. Anche Federica racconta questo aneddoto abbandonandosi alle lacrime e facendoci riflettere sull’altro lato della medaglia. La vita apparentemente perfetta di un atleta giovane, che viaggia, che raggiunge successi, spesso può diventare un incubo.

underwater photography of swimmer
Photo by Heart Rules on Pexels.com

Un altro momento difficile riguarda l’Olimpiade di Rio 2016, la quarta per Federica.  Le aspettative sono davvero alle stelle, Federica è anche la portabandiera dell’Italia alla cerimonia d’apertura ai Giochi. Tutti gli occhi sono puntati su di lei. Si sperava, anzi, si dava quasi per certo un primo posto sul podio.
Ma così non è andata. Nella finale dei 200m stile libero Federica arriva al quarto posto per uno stacco di un decimo di secondo dalla terza classificata. Quel decimo di secondo costa a Federica, costa a tutti quelli che credono in lei perché si immedesimano nel suo dispiacere, infatti Matteo Giunta scoppia in lacrime quando ricorda quei momenti nel corso del documentario.

Un momento davvero duro che mette tutto in discussione e la porta a chiedersi se lasciare il nuoto per sempre sia la scelta giusta da fare. (Spoiler: non lo era)

La quinta olimpiade per Federica Pellegrini

Ma Federica, ormai conosciuta come la “Divina” non demorde e l’anno successivo, nel 2017, vince l’oro nei Mondiali di nuoto a Budapest.

Da quel momento nella testa di Federica c’è sempre una domanda:  Figli, famiglia o la quinta olimpiade? Donna o sportiva?
Quella di Rio 2016 effettivamente doveva essere la sua ultima Olimpiade, era quasi scritto poiché solo pochi nuotatori al mondo sono riusciti a raggiungere il record di cinque Olimpiadi, di cui nessun italiano.

Come detto inizialmente il documentario su Federica Pellegrini è scandito da un countdown, quello verso Tokyo 2020, quinta Olimpiade per Federica.
Le Olimpiadi del 2020 vengono rimandate al 2021 causa pandemia. Il countdown torna indietro ma purtroppo non torna indietro il tempo, anzi quello va avanti. E va avanti con mesi di lockdown, l’impossibilità di allenarsi, il covid che Federica contrae a Ottobre 2020, la fatica di tornare in acqua e ovviamente un anno di età in più. Federica non si arrende e ad agosto 2021, a 33 anni, si qualifica per le Olimpiadi di Tokyo. 

Dopo essere arrivata terza alla semifinale e quindi passare di diritto alla finale dichiara “E ora mi diverto”. Federica sa benissimo che non conquisterà il podio durante la finale, che infatti la vede classificarsi in settima posizione. Ma non è questo ciò che conta, il suo obiettivo era arrivare in finale e ce l’ha fatta. Con questa partecipazione Federica Pellegrini diventa la prima nuotatrice donna al mondo a partecipare a 5 finali olimpiche nella stessa specialità.



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Ora ha la vita che l’aspetta

Federica è un esempio dello sport sano, fatto di tanta passione, grinta e riconoscimenti nonostante le grandi rinunce e sacrifici.  
I duri allenamenti inevitabilmente la portano lontano da casa e dagli effetti più importanti. Tutto questo per inseguire un sogno ed essere ricordata come una campionessa nel nuoto. E direi che ci è riuscita: ad oggi il suo record mondiale nei 200 stile libero rimane imbattuto. 

Dal documentario su Federica Pellegrini traspare tutto il vissuto e anche tutto il non vissuto. Concludo quindi con una frase detta proprio dalla madre di Federica a commento della sua fine di carriera: “Non ha vissuto, ora ha la vita che l’aspetta”

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