Food for Profit: il documentario di Giulia Innocenzi che devi vedere
Attualità 18 Aprile 2026

Food for Profit: il documentario di Giulia Innocenzi che devi vedere

Ci sono immagini che, una volta viste, non si possono più cancellare. Si depositano sotto la pelle e cambiano radicalmente il modo in cui guardiamo il mondo (e il nostro piatto). Food for Profit ha esattamente questo potere d’urto.

Cos’è Food for Profit e di cosa parla davvero?

Food for Profit è un documentario d’inchiesta del 2024, scritto e diretto da Giulia Innocenzi e Pablo D’Ambrosi. Novanta minuti che tengono incollati allo schermo con il ritmo di un film d’azione, ma la sostanza di un’inchiesta giornalistica seria. Anzi, serissima.

Al centro c’è una domanda che sembra semplice: dove vanno i soldi pubblici europei?

La risposta è quella che non ti aspetti, o forse quella che ti aspettavi e non volevi confermare: miliardi di euro del Green Deal e dei fondi PAC vengono destinati ogni anno agli allevamenti intensivi. Quegli stessi allevamenti che maltrattano gli animali, inquinano le falde acquifere, sfruttano lavoratori migranti e aumentano il rischio di nuove pandemie zoonotiche.

Food for Profit: il metodo dell’inchiesta

Quello che rende questo documentario diverso dagli altri è il metodo.

Innocenzi e D’Ambrosi non si limitano a mostrare le immagini degli allevamenti (già di per sé difficili da reggere) ma usano un lobbista sotto copertura con telecamera nascosta per entrare nelle stanze del potere: eurodeputati, dirigenti delle lobby agroalimentari più potenti d’Europa, multinazionali della carne.

Il risultato è un film politico a tutti gli effetti. Non un documentario animalista di nicchia. Non un contenuto per vegani convinti. Un’inchiesta che riguarda chiunque paghi le tasse in Europa e mangi qualcosa ogni giorno. Ovvero: tutti noi.


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Perché Food for Profit è diventato un caso culturale?

Food for Profit è stato proiettato per la prima volta al Parlamento Europeo di Bruxelles il 22 febbraio 2024, su iniziativa di tre eurodeputati. Da lì, qualcosa si è rotto nel senso buono del termine.

Food for Profit: il documentario di Giulia Innocenzi che devi vedere

Il passaparola è stato immediato e travolgente, trainato da personalità pubbliche che hanno scelto di usare i propri profili social per diffonderlo. Nonostante una distribuzione completamente indipendente, il documentario è arrivato nelle sale italiane, poi in Spagna, poi in televisione su Rai 3 all’interno di Report. Il DVD è diventato il più venduto su Amazon Italia.

Queste non sono le cifre di un contenuto di nicchia. Sono le cifre di qualcosa che ha toccato un nervo scoperto.

Giulia Innocenzi: la giornalista che fa bene alla società (e anche a me)

Da piccolo se mi avessero chiesto: chi è il tuo supereroe preferito? La risposta sarebbe stata semplice, Spider-Man.
Oggi credo che il mondo abbia bisogno di altri supereroi, come lei. Giulia Innocenzi.

Parliamo di lei, perché sarebbe un errore ridurre Food for Profit al solo documentario senza capire chi c’è dietro.

Giulia Innocenzi è una giornalista, regista, attivista e conduttrice televisiva. Collabora con Report, la trasmissione di Rai 3 che in Italia è da decenni sinonimo di giornalismo d’inchiesta autentico. Nel corso degli anni ha condotto inchieste che hanno fatto il giro del mondo: inclusa quella in cui è riuscita a infiltrarsi in un allevamento-grattacielo di maiali in Cina, ripresa da diverse testate internazionali.

Food for Profit non è arrivato per caso. È il risultato di cinque anni di lavoro, di tentativi bloccati, di ostacoli legali legati al materiale scottante, di una produzione completamente autofinanziata quando i canali tradizionali si sono chiusi.

Perché figure come Giulia Innocenzi sono necessarie nella società moderna?

Viviamo in un’epoca in cui l’informazione è ovunque ma la conoscenza è rara. In cui si sa tutto di tutti ma si capisce poco di niente. In cui i meccanismi reali del potere, quelli che decidono cosa finisce nel tuo piatto, come vengono spesi i tuoi soldi pubblici, quali lobby parlano con i tuoi rappresentanti eletti, rimangono invisibili perché nessuno ha la pazienza o il coraggio di andare a guardarli davvero.

Innocenzi quella pazienza e quel coraggio li ha. Ha impiegato cinque anni per fare un film che avrebbe potuto costarle caro, sul piano legale e professionale. Lo ha fatto comunque. E lo ha distribuito in modo indipendente perché nessun grande editore avrebbe accettato di toccare certi nomi e certi conflitti di interesse.

È la dimostrazione che il giornalismo militante, quello che non si accontenta di raccontare cosa è successo ma vuole capire perché e chi ne beneficia, è ancora possibile. Ed è ancora necessario.

Questo tipo di presenza pubblica mi fa bene, fa bene a tutti noi. Nel senso più concreto del termine: mi ricorda che informarsi è un atto politico, che scegliere cosa guardare e cosa mangiare ha conseguenze reali, e che esistono persone che rinunciano alla comodità per mettere quelle conseguenze davanti ai nostri occhi.


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Giulia Innocenzi nel podcast “Tolomeo” di Dargen D’Amico

Se hai letto il nostro articolo su Doppia Mozzarella, sai già che Dargen D’Amico è uno degli artisti italiani più capaci di connettere musica e impegno civile in modo non retorico. Nel novembre 2025 ha lanciato il suo primo podcast: “Tolomeo – Le impronte che lasciamo”, sei episodi in uscita ogni martedì, prodotto con il supporto di Save the Duck e con LifeGate come media partner.

Il progetto racconta storie di persone che (ciascuna nel proprio campo) stanno cercando di incidere positivamente sul mondo. Sei profili molto diversi tra loro: un’atleta, un filmmaker umanitario, una viticoltrice, uno stand-up comedian. E Giulia Innocenzi.

La scelta di Dargen di invitarla non è casuale. “Tolomeo” nasce dalla stessa convinzione che attraversa tutta la sua musica: che le azioni quotidiane abbiano peso, che le impronte che lasciamo contino, che sia possibile, e soprattutto doveroso, fare cultura e intrattenimento senza smettere di pensare.

Innocenzi in quella conversazione rappresenta esattamente quello: qualcuno che ha usato il proprio mestiere per lasciare un’impronta vera. E Dargen lo ha riconosciuto prima ancora che il resto del pubblico mainstream lo scoprisse davvero.


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Dovresti vedere Food for Profit?

La risposta è: sì.

Non perché devi diventare vegano o attivista. Non perché devi sentirti in colpa ogni volta che mangi. Ma perché sapere come funzionano i meccanismi che riguardano la tua vita è il minimo che puoi fare da cittadino europeo, da persona che abita questo pianeta.

Food for Profit è disponibile su RaiPlay e in versione DVD. Non ha bisogno di un abbonamento a piattaforme costose. Non ha bisogno di molto tempo. Ha bisogno solo della tua attenzione per novanta minuti.

E dopo quei novanta minuti, il tuo piatto non sarà più esattamente lo stesso.

L'autore Gabriele Schettino 44 articoli pubblicati

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