17 Luglio 2024 15:40
1984 di George Orwell - TheGiornale

Mi sono chiesta come sarebbe leggere nuovamente un classico, uno di quelli belli importanti, che ti fanno leggere a scuola e che segna per sempre la tua esistenza. Ho deciso di fare questo esperimento con 1984 di George Orwell perché, oggi più che mai, mi sembrava doveroso riprendere in mano un titolo con un tale significato e, soprattutto, ero curiosa di vedere cosa avrei pensato oggi di quelle pagine.

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Lo stile del libro 1984 di George Orwell

La lettura del romanzo è stata incredibilmente spedita, lo stile di Orwell mi ha catturata, non penso di averci fatto caso tredici anni fa – non come ora, perlomeno. La descrizione iniziale degli ambienti mi ha subito trasportata in quel mondo, un senso di claustrofobia si è annidato nella mia mente, la puzza dell’abitazione di Wilson si è materializzata davanti a me e la paura, l’angoscia di essere notata nella folla dalla psicopolizia è cresciuta man mano che andavo avanti nella lettura.

Se prima pensavo che vi fossero troppi dettagli, troppe parole inutili ai fini della trama, ora non ne posso fare a meno, non riesco a distaccarmi da quelle immagini, dalle sensazioni che prova il protagonista ed io con lui.
Ho sentito i battiti del suo cuore, il sudore sulla fonte. Ad ogni movimento brusco ho percepito ansia e frustrazione. Mi sono immersa in quel racconto e nel momento in cui ho alzato la testa dalle pagine mi sono resa conto di quanto fosse potente.

Non che prima non avessi capito e immaginato la forza di 1984 di George Orwell – sapevo bene che fosse considerato un classico e che le tematiche trattate fossero attuali e declinabili alla nostra società – ma non mi ero mai fermata a pensare realmente al perché. A sedici anni non si colgono le sfumature, non si fanno certi ragionamenti. Perlomeno, io non li ho fatti, non mi sono concentrata sulla tematica linguistica, ma solo sulla critica, sul totalitarismo, la censura e la propaganda.

Stile del libro 1984 di Orwell - TheGiornale

1984: la neolingua di Orwell

Ad oggi, di 1984 di George Orwell, mi ha colpita molto la tematica linguistica, la neolingua di Orwell, la distruzione del linguaggio e delle sfumature che ci può concedere.
La comunicazione sta alla base di ogni società, la proprietà di linguaggio ci permette di esprimere i nostri bisogni. Un infante piange e strilla, ma non comunica apertamente con il genitore chiarendogli i suoi bisogni. Essere in grado di esprimere un’idea – che belle le idee così eteree ma così vive e concrete nella nostra mente – diventa più semplice se si hanno a disposizione un’infinità di parole e di sfumature tra le quali scegliere.
Distruggere, sintetizzare questo processo cosa ti lascia? Ed ecco che la neolingua interviene prepotentemente nell’Oceania di Orwell. Non vuole lasciare nulla. Vuole estirpare la comunicazione, la complessità degli esseri umani, dei loro pensieri, delle loro idee.
Ridurre tutto a 15 secondi non riduce l’essenza di ciò che significa comunicare? Esprimere un concetto, dibattere su un tema?


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1984: il messaggio del libro

Ho trovato molto interessante la rilettura di un classico, essenziale. Mi ha fatta riflettere, e non solo sulla società in cui viviamo ma soprattutto su di me. La persona che voglio essere può accettare di essere limitata nelle sue idee, nei suoi discorsi?
La mia risposta è stata chiara, ovvia per certi versi, ma non banale. Perché dietro la sua banalità si nasconde un forte messaggio. L’ignoranza è forza, lo dice il partito, lo vediamo ogni giorno. E se mi tolgono le idee inculcandomene altre cosa ne rimane della mia essenza, della mia personalità, del mio essere?

Qui e ora, presente in ciò che è questa parte di storia. Non è banale rispondere: “NO”, ma ho il dovere di ricordarlo a tutti, ho il dovere di non abbassare la testa, di lottare per chi non può farlo, di far sentire la voce di chi da solo è troppo silenzioso. Ed ecco che qui si nasconde il forte messaggio di prima.

Non lasciate mai che il vostro diritto di esprimervi vi venga tolto, non lasciate mai che le vostre idee vengano accartocciate e modificate come tira il vento. L’ignoranza è debolezza, l’unica forza sta nella conoscenza.

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