Rebeccu: tutta la magia di un borgo medievale

Se vi piacciono i luoghi misteriosi allora dovete visitare Rebeccu: un borgo medievale nel cuore della Sardegna. Una località situata in un territorio che merita di essere valorizzato per le bellezze naturalistiche e archeologiche, dove storie e leggende ci fanno rivivere tutta la magia del passato.

Rebeccu è una piccola frazione di Bonorva in provincia di Sassari adagiata nel costone roccioso del Meilogu (luogo di mezzo) zona storico-geografica del Nord Sardegna, sub regione del Logudoro a metà del monte Cuccuru de Pischinas, che con i suoi 408 metri di altezza domina la Piana di Santa Lucia

La storia di Rebeccu

Rebeccu era un feudo del Regno di Arborea di quattrocento abitanti che nel 1300 diventò capoluogo della curatoria di Costa de Addes, o Costavalle, e sede del curatore. In seguitò nel 1353 subì l’aggressione del luogotenente aragonese Rambaldo de Corbera, in guerra con Mariano d’Arborea, che invase il villaggio e sterminò la popolazione. Il conflitto terminò con un trattato di pace, Ultima Pax Sardiniae, ratificato a Cagliari il 24 gennaio 1388, tra il re Giovanni d’Aragona e la giudicessa Eleonora d’Arborea.

Intorno al 1400 a Rebeccu si diffusero pestilenze e carestie, che ne causarono lo spopolamento e il progressivo abbandono. Il censimento realizzato nel 1950 rilevò la presenza di sole sei famiglie. Con il susseguirsi di questi eventi nefasti la popolazione scomparve in maniera definitiva: nel 2007 ci abitava una sola persona.

Che ne è stato di Rebeccu? Ora ci sono trenta abitazioni e negli ultimi anni si ripopola d’estate in occasione del festival cinematografico che si svolge nel mese di agosto.

Le abitazioni di Rebeccu – fotografia di Federica Marras

Rebeccu è un villaggio intrigante

Tanto tempo fa in Sardegna viveva re Beccu (re Vecchio), feudatario del villaggio omonimo che era padre di tre splendide figlie. La terza si chiamava Donoria ed era una fanciulla bellissima e curiosa, che da bambina trascorreva gran parte del suo tempo nel bosco, dove entrò in contatto con le janas.

Chi erano le janas?

Le janas erano donne dalla statura minuta e dalla carnagione chiara che, nel cuore della notte uscivano dalle loro domus, tombe prenuragiche, per evitare che il sole bruciasse la loro pelle delicata. Gentili o dispettose, a seconda delle circostanze non esitavano a dispensare consigli e aiuti. Janas è la trasposizione della dea Diana, la divinità romana che prese il posto della Dea Madre in Sardegna e nel Mediterraneo. In sanscrito janas significa conoscenza e per l’appunto oltre ad amare e rispettare la Terra, queste creature conoscevano le erbe, che usavano per preparare unguenti miracolosi. Pare che danzassero nei boschi e che fossero solite tessere nei loro telai d’oro. Di loro si racconta addirittura che andassero in cerca di persone cattive per estirpare loro la malvagità.

Con la diffusione del Cristianesimo si cominciò a relegarle al ruolo di streghe. In Sardegna si contano circa 2.400 domus de janas.

Anche Grazia Deledda le cita celebre nel romanzo Canne al vento:

«La giornata dell’uomo lavoratore era finita, ma cominciava la vita fantastica dei folletti, delle fate, degli spiriti erranti. […] Le janas, piccole fate che durante la giornata stanno nelle loro dimore a tesser stoffe d’oro in telai d’oro, ballavano all’ombra delle grandi macchie di filirèa, mentre i giganti s’affacciavano fra le rocce dei monti battuti dalla luna. […] Specialmente nelle notti di luna tutto questo popolo misterioso anima le colline e le valli: l’uomo non ha diritto a turbarlo con la sua presenza, come gli spiriti han rispettato lui durante il corso del sole; è dunque tempo di ritirarsi e chiuder gli occhi sotto la protezione degli angeli custodi.»


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La pricipessa Donoria: la figlia di re Beccu

La principessa Donoria amava la natura e sentiva il richiamo del bosco, dove le janas celebravano il rito dell’acqua nella fonte nuragica di Lu Marzu. Gli abitanti del paese si accorsero delle sue frequentazioni silvestri e insospettiti la accusarono di praticare la magia e di essere responsabile delle loro disgrazie. Convinti che Donoria fosse una strega decisero di condannarla a morte. Il padre la mise in groppa a un asinello e la fece allontanare per sempre dal villaggio.

Prima di scappare, Donoria in preda all’ira, rivolse loro un accorato saluto di commiato:

«Rebeccu adiosu, e bois rebecchei trinta domos no bos moveis.»

«Rebeccu addio, e voi abitanti non costruirete più di trenta case.»

Casualità e superstizione

Le ultime parole di Donoria rappresentarono una vera maledizione. Si diffusero ondate di epidemie e di pestilenze che decimarono la popolazione. Le case crollarono e le donne abortirono. Gli abitanti, impauriti e confusi, decisero di abbandonare Rebeccu per stabilirsi a Bonorva.

Che ne fu di re Beccu?

Il re non rivide mai più la sua amata figlia.

Re Beccu era solito recarsi alla fonte di Lumarzu dove si specchiava nell’acqua. Un giorno il suo volto prese le sembianze di un vecchio. Pare che l’acqua avesse assorbito l’influenza negativa dovuta al dolore per la perdita di sua figlia. I più superstizioni incolparono la principessa Donoria di aver fatto un incantesimo all’acqua. Re Beccu in preda alla disperazione e al dolore impazzì e si ritirò a vivere in solitudine. Una sorta di eremita.

Donoria costretta a vagare non fece più ritorno nel suo villaggio.

I resti del castello di Rebeccu – foto by https://mapio.net/pic/p-54283422/

I luoghi da visitare a Rebeccu

La fonte di Lumarzu, di epoca nuragica, si raggiunge con facilità percorrendo un sentiero che dista circa quattrocento metri dal borgo di Rebeccu. In questo sito i nuragici praticavano il culto dell’acqua e Donoria ne scoprì l’esistenza dall’età di undici anni. Qui si appassionò ai riti di abluzione che praticavano le janas, in cui l’acqua della sorgente era l’elemento che metteva in comunicazione le sacerdotesse con il dio dell’acqua.

La fonte di Lumarzu – foto by touringclub.it

Le chiese

La chiesa di san Lorenzo, santu Larentu, è una chiesa campestre e si trova nella strada comunale di Bonorva. Venne edifica sui ruderi di un nuraghe nella seconda metà del XII secolo.

La chiesa santu Laurentu – foto by https://mapio.net/images-p/63450270.jpg

La chiesa di santa Giulia è stata costruita nel del XII secolo. In origine, dedicata a santa Maria in Laurentu.

La chiesa di santa Giulia – foto di M. G. Arru

La chiesa di san Francesco eretta da maestranze locali in epoca giudicale nella seconda metà del XII secolo, della quale rimangono le rovine che si trovano in una zona chiamata su laccheddu.

La chiesa di San Francesco – foto by TripAdvisor

I siti archeologici

La necropoli di sant’Andrea Priu è un complesso, situato nelle vicinanze della fonte di Lumarzu che comprende venti sepolture ipogeiche, domus de janas, di epoca neo-eneolitico (IV-III millennio a.C.). L’ottimo stato di conservazione della necropoli è sorprendente. Le tombe furono utilizzate sia in epoca romana sia in epoca bizantina. Nella tomba del Capo ha preso forma la chiesa di sant’Andrea.

La necropoli di Sant’Andrea Prius – foto di Sergio Melis

ll Nuraghe di Santu Antine fa parte del villaggio nuragico di Santu Antine di Torralba (XV sec. a.C) e si estende ai suoi piedi. Uno dei più importanti nuraghi della Sardegna, soprannominato sa domo de su re. Gli scavi archeologici hanno riportato in luce un parte del complesso e una villa rustica (la residenza di campagna di signori romani), che fu costruita dai romani intorno al II sec. d.C. nella parte meridionale del villaggio.

Il complesso nuragico Santu Antine – foto di Michele Mossa

Rebeccu è un luogo speciale e incantato, che domina l’immensa pianura di Santa Lucia. I suo scorci meravigliosi vi lasceranno senza fiato. Qui, la vegetazione è rigogliosa e lussureggiante, grazie alla presenza di numerose fonti d’acqua, simbolo per eccellenza della vita, della rinascita e della purificazione.


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I luoghi abbandonati conservano fascino e attraggono molti di noi. Per chi fosse impossibilitato ad andarci di persona nessun problema: c’è Il libro di Fabio Manuel Mulas, Ginaluca Pirastu e Tonino Pischedda dal titolo Sos ojos de Donoria. Una lettura imperdibile per rivivere tutta la magia di Rebeccu. Un viaggio nel tempo alla scoperta della Sardegna e dei suoi luoghi ricchi di fascino e di incanto.

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Carla Pisu

BIO Sono nata a Cagliari il 3 settembre del 1972. Vivo a Grosseto dal 2003, ma le mie radici sarde sono ancora robuste e attendono di essere ricollocate nel loro habitat naturale. Cucino, impasto, mangio, osservo, fotografo, leggo, scrivo, ballo. Il mio pregiudizio: quello verso il pregiudizio. Mi piace immaginare la diversità come una gabbia in cui rinchiudere chi non ha rispetto dei diritti altrui.

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