17 Luglio 2024 15:33
effetto mandela il nostro cervello ci inganna

Non vi è mai successo di ricordare un evento, un dettaglio, nel modo sbagliato? O di essere convinti che sia avvenuto qualcosa che in realtà non si è mai verificato? Niente paura, non siete gli unici. I falsi ricordi non colpiscono solo voi. La scienza ha dimostrato che possono interessare intere masse di persone e a questo fenomeno psicologico viene dato il nome di effetto Mandela.

effetto Mandela

Che cosa è l’effetto Mandela?

L’effetto Mandela consiste nella differenza esistente tra i nostri ricordi e la realtà, è la condizione per la quale si ricorda qualcosa in modo diverso da com’è o da come era nella realtà. Si tratta di una vera e propria deformazione della realtà che non colpisce però un solo individuo, la sua particolarità sta proprio nel fatto che colpisca la collettività.

Ma perché associare Nelson Mandela, attivista ed ex presidente del Sudafrica, alla questione dei falsi ricordi? L’espressione è stata coniata nel 2009 quando la scrittrice e “consulente paranormale” Fiona Broome si rende conto di aver vissuto nella convinzione che Mandela fosse morto in prigione durante gli anni ‘80, quando invece l’uomo è deceduto nel 2013 in Sudafrica, a casa sua.

Ciò che stupisce Fiona Broom è il fatto di poter menzionare chiaramente i dettagli del funerale, che in realtà non era ancora avvenuto. Inoltre, ciò che la sorprende maggiormente è il fatto di non essere l’unica ad avere questo ricordo: molte altre persone con cui si è confrontata avevano il suo stesso ricordo. Ed è così che si sono resi conto di avere condiviso un falso ricordo per decenni, di aver subito una distorsione della realtà, personale e collettiva.

effetto Mandela

Stupita dalla scoperta, nel 2009 Broome apre un blog dove parla di questo episodio e tenta di dare una spiegazione a questo curioso fenomeno: la donna sostiene la teoria dell’esistenza di universi paralleli che giustificherebbero l’esistenza di ricordi che in realtà appartengono a piani temporali alternativi. La scienza invece ha dimostrato che i falsi ricordi sono un fenomeno psicologico in cui un individuo ricorda qualcosa che non è successo o lo ricorda in modo profondamente sbagliato. Questo fenomeno è stato studiato da diversi specialisti, in particolare dalla psicologa statunitense Elizabeth Loftus: quest’ultima ha dedicato la maggior parte dei suoi studi alle questioni legate alla memoria umana, a partire dal suo progetto di ricerca del 1974, interamente dedicato al recupero della memoria e alla natura dei falsi ricordi.

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L’effetto Mandela: ecco alcuni esempi pratici

Forse l’episodio della morte di Mandela non vi ha convinti? Ecco una serie di esempi interessanti che vi mostreranno come la nostra realtà sia invasa dai falsi ricordi:

Star Wars: anche un non appassionato della famosa saga fantasy come me ha sentito almeno una volta nella sua vita l’iconica frase pronunciata da Darth Vader Luke, io sono tuo padre”. Eppure, non è andata così. Il noto personaggio non interpella Luke ma dice soltanto:No, io sono tuo padre”.

Biancaneve: che cosa dice la regina cattiva di questo must della Disney? “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?” E invece no, davanti allo specchio magico, la Regina pronuncia infatti le seguenti parole “Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?”

– Restiamo nel campo delle citazioni cinematografiche con un ultimo esempio che riguarda un altro grande classico, Forrest Gump. Molto probabilmente penserete, come me, che il protagonista dica “Mamma diceva sempre: la vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita!” [Life is like a box of chocolates. You never know what you are gonna get]. Beh si tratta di un vero e proprio falso ricordo, poco importa in che lingua abbiate guardato il film. Forest dice infatti: “Mamma diceva sempre: la vita era uguale a una scatola di cioccolatini” [Life was like a box of chocolates].

E se invece vi chiedessi di descrivere Pikachu? Il famoso protagonista del media franchise giapponese Pokémon che ha spopolato a partire dalla fine degli anni ‘90? Siamo tutti d’accordo che si tratti un paffuto personaggio di colore giallo, con guance rosse, punta delle orecchie nere e coda a zigzag nera? Ebbene no, la coda non presenta nessuna striatura nera ma solo una leggera sfumatura marrone alla base.

pikachu come è fatto?

– Passiamo all’ambito artistico: se vi parlo della famosa statua di Auguste Rodin, Il Pensatore, molto probabilmente la figurerete mentre appoggia il suo pugno sulla fronte. Ma in realtà il pugno si trova sotto il mento, nell’atto di sorreggere la testa.

Ci si può fidare del nostro cervello?

Non è di certo possibile citarvi tutti gli esempi di falsi ricordi in cui molto probabilmente vi siete imbattuti (si scrive Looney Tunes o Looney Toones? Quante persone si trovavano nella macchina in cui è stato ucciso John F. Kennedy? Sei o quattro? Il logo KitKat è scritto con o senza trattino?) ma è molto interessante riflettere sui meccanismi della mente umana.

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Ci sono ovviamente delle valide giustificazioni per questo – i ricordi non sono permanenti, la mente memorizza in modo selettivo e non ha la capacità di trattenere in modo preciso ogni dettaglio, inoltre, tende a riempire i vuoti della memoria con delle realtà plausibili– ma è affascinante notare in primo luogo come ogni individuo abbia un approccio diverso alla realtà che ci circonda (ciò che è un’evidenza per qualcuno, non lo è per qualcun altro) ma soprattutto constatare l’imperfezione dell’essere umano.

Ritengo infatti che l’effetto Mandela ci insegni a riconoscere i limiti del nostro cervello: non siamo dei computer infallibili in grado di ricordare tutto alla perfezione, anzi, la nostra memoria è profondamente fallace e incredibilmente semplice da ingannare. Non solo è facile ricordare qualcosa nel modo sbagliato ma è altrettanto facile distorcere la percezione che abbiamo del mondo e della Storia.

Nell’articolo si è parlato di esempi legati all’intrattenimento, facendo dell’effetto Mandela una sorta di simpatico test a cui sottoporre la propria conoscenza della cultura pop, ma in realtà la riflessione si dovrebbe spingere più in profondità: ci possiamo fidare della nostra mente?

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