Van Gogh: la vita di un uomo incompreso

Oggi è famosissimo e apprezzato da tutti, eppure Van Gogh, in vita, vendette una sola delle sue opere. Nessuno, e forse nemmeno lui, si sarebbe immaginato un tale successo dopo la morte. Credo che prima di tutto, la vita di Van Gogh sia stata la vita di un uomo incompreso.

Van Gogh: la vita di un uomo incompreso
Van Gogh-Google

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Il mio pittore preferito: Van Gogh

Van Gogh è stato il mio pittore preferito fin dalle medie. Mi ha sempre colpito per la sua vita e per la sua morte così tragica, per quel suo immenso talento mai riconosciuto in vita. Ho sempre pensato a quanto in più avrebbe potuto lasciarci, se fosse stato apprezzato.
La prima volta che ho visto qualche sua opera e ne ho sentito parlare facevo le elementari. La scuola aveva organizzato una piccola mostra in suo onore e l’insegnante di francese aveva portato la mia classe a vederla. L’unica cosa che ricordo è il suo autoritratto con l’orecchio bendato. “Perché uno si doveva tagliare l’orecchio?” pensavo.
Quindi, alle elementari lo avevo liquidato come personaggio altamente inquietante che fa cose strane. Ero una bambina e quel suo gesto, per me, era privo di logica. Crescendo, poi, ho cambiato idea.

Van Gogh: la vita di un uomo incompreso
Van Gogh – Autoritratto con l’orecchio bendato – Google

La vita di Vincent Van Gogh

Vincent Van Gogh nacque in Olanda il 30 marzo del 1853 da una modesta famiglia. Il padre era un pastore protestante che aveva la fama di essere un uomo molto rigido.


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I primi anni tra L’Aia, Londra e Parigi

Nei primi anni della sua vita Van Gogh fece diversi lavori. Fu commerciante di opere d’arte a L’Aia, a Londra e a Parigi, supplente a Ramsgate, commesso in una libreria a Dordrecht e fu anche predicatore laico nel Borinage, in Belgio, dove fu sollevato dal suo incarico “per attentato alla dignità sacerdotale“. Infatti, era tanto devoto da essere quasi fanatico.
Dal dicembre del 1883 fino al novembre del 1885 visse con i genitori a Nuenen, a nord-est di Eindhoven. L’affettuosa accoglienza da parte dei genitori ben presto si trasforma in numerose discussioni, a causa della vita da disadattato e asociale che egli conduce.
È in questo periodo che conosce Margot Begemann. I due si innamorano e vorrebbero sposarsi, ma la famiglia di lei non è d’accordo. Infatti, i genitori della ragazza non vedono di buon occhio la bizzarria di Van Gogh.

Van Gogh – I mangiatori di patate – Google

Gli anni a Parigi di Van Gogh

Nel 1886 raggiunse il fratello minore Theo (diminutivo di Theodorus) a Parigi. I due fanno un accordo: a Theo, che lavora in una galleria d’arte, affiderà le sue opere per venderle in cambio di pagamenti mensili.
Qui conobbe Henri de Toulouse-Lautrec, uno dei pochi artisti contemporanei a comprenderlo, e l’amico di una vita Émile Bernard. Sempre nello stesso periodo incontrò anche Monet, Degas, Renoir e Seurat.


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Arles e l’amicizia con Gauguin

Nel 1887 iniziò l’amicizia con Paul Gauguin conclusasi nel dicembre del 1888, dopo due mesi di coabitazione ad Arles nella famosa “casa gialla“.
Il periodo trascorso ad Arles, che va dal febbraio del 1888 al maggio del 1889, fu per lui tra i più fecondi dal punto di vista artistico. Era capace in pochissimo tempo a eseguire un numero impressionante di disegni o dipinti, anche su un medesimo soggetto. Incurante della fatica, dipingeva specialmente nei campi, stando immobile nelle ore più calde per cogliere appieno la luce del sole e la luminosità che essa conferiva agli oggetti.
Dello stesso periodo, però, è anche il fallimento della convivenza con Gauguin che lo portò poi, secondo molti, all’estremo gesto di tagliarsi l’orecchio. Le circostanze dell’incidente, però, non furono mai del tutto chiarite e le teorie in merito a questo gesto abbondano. C’è chi sostiene che sia la prima avvisaglia della sua follia, chi crede che sia stato in verità l’amico Gauguin a ferirlo dopo l’ennesimo litigio e chi ha ipotizzato che l’abbia fatto perché avesse paura di perdere il sostegno economico del fratello, dopo il fidanzamento di quest’ultimo con Johanna Bonder.

Van Gogh – La camera di Vincent ad Arles – Google

La petizione per mandarlo in clinica

Dopo questo gesto, molti ad Arles cominciarono a chiamarlo “il pazzo dai capelli rossi“. La gente è spaventata a tal punto da chiedere una petizione al sindaco perché venga rinchiuso in una clinica psichiatrica. A quel punto, anche per paura di un possibile peggioramento del suo stato di salute, Vincent prega Theo di occuparsi delle formalità per iniziare un trattamento psichiatrico.
Nel maggio del 1889 si fa rinchiudere in una clinica per alienati mentali di Saint-Rémy-de-Provence, ma ben presto capisce che neanche lì lo possono curare. Comincia a temere che la malattia gli possa impedire di dipingere e di non poter più consegnare al fratello le tele, in cambio del suo sostegno economico. È di questo periodo la sua bellissima Notte stellata.

Van Gogh: la vita di un uomo incompreso
Van Gogh – Notte stellata – Google

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L’ultimo anno di vita

Nel marzo del 1890 si stabilì a Auvers-sur-Oise, a poco meno di un’ora da Parigi. Finalmente il mondo artistico sembra accorgersi di lui: appare una recensione positiva di Albert Aurier e vende il suo primo e unico dipinto, Il vigneto rosso.
Eppure proprio quell’anno, il 27 luglio, Van Gogh, dopo una nuova crisi, si suicidò sparandosi al cuore. Morì due giorni dopo, fra le braccia di Theo accorso prontamente da Parigi.
Poco prima di morire aveva finito un altro dei suoi quadri più famosi, Campo di grano con volo di corvi.
Così scriveva al fratello in una delle sue ultime lettere:

Se non avessi la tua amicizia, non avrei alcun rimorso a commettere un suicidio e per giunta sono tanto vigliacco che finirò per farlo.”

Il rapporto con il fratello Theo

Theo, di quattro anni più giovane di lui, fu l’unico che riuscì sempre a comprendere la difficile personalità di Van Gogh. Fu sempre lui che lo aiutò finanziariamente dal 1880. Anche quando erano lontani, si tenevano sempre in contatto, scambiandosi delle lettere. Sono ben 600 le lettere scritte da Vincent al fratello Theo.
Theo morirà solo sette mesi dopo il fratello, che non abbandonò mai, lo mantenne fino alla fine, anche a costo di enormi rinunce.
Si pensa che la consapevolezza di essere incompreso, i numerosi insuccessi, i rifiuti e l’isolamento, lo fecero piombare in una profonda depressione che si trasformò, ben presto, in una forma di alienazione mentale, che lo portò al tremendo gesto del suo suicidio.

Van Gogh: la vita di un uomo incompreso
Vincent manda al fratello Theo una lettera in cui invia una bozza del disegno-Google

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La fortuna postuma

Se si pensa alle somme spropositate con cui sono state vendute le sue opere alle aste internazionali e alle riproduzioni dei suoi quadri presenti in molte abitazioni, non ci si riesce a spiegare un così poco successo in vita dell’artista.
In verità, molto probabilmente fu proprio in parte Van Gogh, con la sua personalità e il suo carattere, a determinare il suo poco successo. Infatti, egli si rifiutava di promuovere la propria personalità artistica. Fatto che ha di certo influito sulla sua poca fortuna.

Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità

Vorrei segnalare un film sulla sua vita: Van Gogh-Sulla soglia dell’eternità. Film del 2018, è stato diretto da Julian Schnabel.
La pellicola ripercorre i suoi ultimi anni, partendo dall’amicizia con Paul Gauguin. Nel cast troviamo Willem Dafoe, nei panni del protagonista, Rupert Friend, Oscar Isaac e Mads Mikkelsen.


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Van Gogh: la vita di un uomo incompreso

In tanti anni, ho sempre pensato che più che le sue opere ad essere incomprese, più del pittore e più dell’artista, è stato prima di tutto lui, come uomo, a non essere capito. Per questo ho voluto dedicare un articolo non alle sue opere, ma a Van Gogh: la vita di un uomo incompreso. Non si può negare che ciò non abbia influito sulla sua pittura e anche sulla sua fortuna.

Fonte: Il Cricco di Teodoro Itinerario nell’arte, Dall’età dei lumi ai giorni nostri, III edizione, Zanichelli, 2016; Van Gogh, Gribaudo/Könemann, MiniArte, 2005

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