5 parole che abbiamo riscoperto nel 2020

Il Covid-19 ha sicuramente cambiato le nostre vite, andando a segnare in maniera indelebile anche il lessico e facendoci utilizzare termini che prima del 2020 non erano strettamente di uso comune, ma che ormai fanno parte della nostra quotidianità.

Come direbbe Brignano, la lingua italiana è cangiante, lo fa di continuo e nell’anno appena trascorso abbiamo rispolverato termini a noi sconosciuti.

Vediamo insieme 5 parole che abbiamo riscoperto nel 2020

Chi sono i congiunti?

La prima delle parole che abbiamo riscoperto nel 2020: il congiunto, per definizione è chi è tenuto insieme. Facile a dirsi ora, ma questo termine è stato il primo ad interessarci maggiormente. Gli italiani sono corsi su Google per capire cosa significasse questa parola quando il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha dato il permesso alle visite ai soli congiunti. Quindi agli affetti più stretti, quelli stabili e tenuti insieme da un legame profondo.

Inutile a dirsi, ma prima del Covid questa parola non faceva parte del nostro vocabolario di ogni giorno, quest’anno si è preso la rivincita ed è stato largamente spolverato.

Non si possono fare assembramenti

ASSEMBRAMENTO O ASSEMBLAMENTO

Stare insieme è diventato davvero difficile, gli spazi chiusi sono pericolosi ed anche quelli troppo affollati. Così nell’ultimo anno abbiamo rinunciato a tanti eventi, concerti e momenti di svago che una volta ci sembravano quasi scontati.

Quando durante uno dei suoi primi discorsi alla nazione riguardanti la quarantena, il Presidente del Consiglio ha vietato gli assembramenti, ci è crollato il mondo addosso. Ma anche il dizionario ha mostrato segni di cedimento. Il termine assembramenti è stato confuso e scambiato con un’altra parola, “assemblamenti”.

Forse il nostro bisogno di stare vicini ci ha portati a sentirci simili a dei Lego, ma la verità è che questa accezione era già stata adottata in alcuni dizionari, come specificato il 29 maggio 2020 dell’Accademia della Crusca.


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Lavoreremo in smart working

Lo smart working è uno dei pilastri del lavoro moderno, ovvero la possibilità di svolgere la propria mansione da un’ubicazione a noi più congeniale. La prerogativa cardine dello smart working è che vengano rispettati alcuni obbiettivi e cicli stabiliti dal datore di lavoro e il dipendente.

Chiamato anche “lavoro agile”, lo smart working sembra essere entrato solo nel 2020 nelle vite come nel lessico degli italiani, ma in realtà già in molti prima della pandemia lavoravano con questa modalità.

Vi ricordate quando d’estate notavate quei soggetti strani, armati di computer sotto all’ombrellone, magari anche al telefono con tanto di fogli e auricolare bluetooth? Ecco, era gente che in “vacanza” stava già lavorando in smart working.

E non so cosa sia peggio, se lavorare in smart working o allenarsi come il mio vicino di casa che correva in cerchio nel cortile.

@skettolo_

#run #coronavirus #valentinorossi

♬ suono originale – Stefano Lorenzo Losi

Coronavirus, esisteva già prima del 2020?

Assolutamente sì, il Coronavirus esisteva già prima del 2020. Pensate che il primo fu scoperto negli anni ’30 sui polli, e solo a metà del 1960 si riscontrò anche sugli esseri umani. La prima volta che venne identificato come “pericoloso” fu nel 2003, prima di quella data non era stato classificato come tale.

Naturalmente prima del 2020 ne avevamo sentito parlare davvero poco, ora il Covid-19 è una vera e propria costante tra le parole che pronunciamo tutti i giorni della nostra vita, in ogni ambito e senza sosta.

DPCM – Decreto ministeriale

parole che abbiamo riscoperto nel 2020

Chi lo avrebbe detto che ci saremmo ritrovati il venerdì sera ad aspettare il discorso del Presidente del Consiglio neanche fosse l’estrazione finale della lotteria?

Ci è toccato anche questo, la videoconferenza del Presidente è diventata un vero e proprio marchio di quest’ultimo anno. Lo abbiamo atteso guardando l’orologio, impazienti come un quindicenne sotto casa che aspetta la fidanzatina. Siamo subito corsi su Google a cercare di capire quali restrizioni erano state messe in atto prima, e di che colore fosse diventata la nostra regione poi.

Negli ultimi 10 mesi, aspettare il nuovo dpcm si è sostituito al Natale. Una frenetica attesa, sperando che vi sia qualche buona notizia capace di farci tornare a sorride e ci dia nuovamente la possibilità di stare insieme ai nostri cari.


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Queste sono solo 5 parole che abbiamo riscoperto nel 2020 e sono tutte legate alla pandemia che ci ha colpiti. Spero per il prossimo anno di poterne aggiungere delle altre, correlate ad un altro argomento.

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