Vita da commessa: le cose più strane che ho visto

Se anche voi avete vissuto o state vivendo una vita da commessa, di certo come me potrete scrivere un trattato antropologico di degno spessore.

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Ma quali sono le cose che turbano la vita da commessa?

Diciamocela tutta, lavorare a contatto con la gente per noi empatici può essere la fine del mondo, sia in positivo che in negativo. Il nostro metterci a disposizione totale del cliente ci permette di concludere buone vendite e creare un vero e proprio rapporto con chi abbiamo davanti. Ma cosa succede quando ci si presenta davanti un vero pazzo squilibrato? Destabilizzante eh?

Ecco le cose più strane che mi sono capitate lavorando nel commercio

1 – La signora dell’acido muriatico

Era il lontano 2012 e, per pagarmi le tasse universitarie avevo incominciato a lavorare come weekendista in un noto supermercato di Torino. Mentre stavo mettendo in ordine i prodotti abbandonati in cassa, durante un momento morto tipico delle domeniche estive si avvicina lei, una donna dall’aspetto curato che non superava la quarantina.

Si avvicina in maniera silenziosa sbucandomi alla spalle ed esclama “Giovane! Senti io ho un problema! Mi sono macchiata la divisa di vernice a lavoro e le colleghe a lavoro mi hanno consigliato di smacchiarla con l’acido muriatico, sai mica dirmi dove sta?” Immaginate la mia faccia.

Con educazione le faccio notare che magari era stata un’affermazione goliardica perché l’acido muriatico non è indicato come smacchiatore per i tessuti. Ma lei no, si arrabbia e mi risponde “Vuoi dire che non capisco quando vengo presa in giro?”. A quel punto, conscia che il discorso avrebbe preso una piega surreale, la conduco nella corsia che cercava esclamando “Signora eccolo, sicuramente lo smacchia ma si prepari perché oltre la macchia, non si ritroverà più manco la divisa”.

2 – La Clio Make Up de no artri

Eccola, la mia preferita. Pochi mesi dopo, stessa location, soggetto diverso.

Entra lei, una mattina alle nove, a pochi minuti dall’apertura; prende un fard, lo paga e se ne va, senza proferir parola.

Arriva l’ora del pranzo, vado in pausa. Ritorno prima del previsto e mi metto a parlare con il mio capo, dietro al bancone del box informazioni.

Vedo rientrare un volto conosciuto, focalizzo ed è lei, la signora che venne al mattino per acquistare il fard. Ma qualcosa è cambiato: questa volta entra rumorosa urlando “Signorina ha visto? Sono venuta a prenderne un altro!”. Si era spalmata TUTTA la confezione acquistata al mattino in faccia. Vi lascio immaginare la mia faccia, di mio, posso solo dirvi che dal ridere persi la capacità di reggermi sulle gambe. Roba che davvero, Clio spostati.


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3 – Il mattiniero

Ore otto e mezza di una fredda domenica mattina. Una di quelle mattine che solo chi fa la vita da commessa può capire. Arrivo scazzatissima ed infreddolita a lavoro, mi infilo il camice e mi dirigo verso la panetteria per imbustare il pane appena sfornato.

Tutto fila liscio fino a quando vedo lui, il vecchietto con la coppola che si aggira tra le corsie con il carrello già mezzo pieno. Non potendo rimanere indifferente, mi avvicino facendogli notare che avremmo aperto al pubblico dopo mezzora. Mi risponde con “Signorì, ma io non do fastidio, preferisco il supermarket vuoto, così mi faccio le mie cose con tranquillità”. 

Lo faccio gentilmente uscire, ma rimarrà sempre un mistero come sia entrato, probabilmente era il nonno di Arsenio Lupin.

4 – Jack Sparrow  

Lui senza dubbio è il mio preferito, ma questa volta, ero in borghese. Una semplice cliente che ha visto gli occhi increduli dei colleghi sbigottiti.

Era un primo pomeriggio estivo, un caldo torrido che si boccheggiava, tipico delle estati torinesi. Ad un certo punto mi volto e vedo lui, vestito da pirata, con un pappagallo sulla spalla che cammina indisturbato tra le corsie, sorseggiando una bottiglia di Pampero, come se fosse acqua naturale.

Non commenterò, in questo caso ogni commento sarebbe superfluo, chiudete solo gli occhi e immaginate la scena epica. 

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Cose più strane che avete vissuto nella vostra vita da commessa?

Diciamocelo, facciamo un lavoro bellissimo, dove siamo sempre a contatto con la gente, ma quanti di voi a lavoro hanno una raccolta con i colleghi, di avvenimenti strani, al limite del surreale?

I clienti diventano come la nostra seconda famiglia, e chi lavora nel commercio da anni sa a cosa mi riferisco. Le nostre vecchine dolci che a Natale ci portano i panettoni o entrano anche solo per salutarti, perché anche passare davanti al negozio e non entrare per un saluto gli sembra un torto.

Lavorare nel commercio non è un lavoro, è una missione di vita; è vero, ci saranno sempre le giornate storte, ma ogni mattina sai già che ne vedrai sempre una nuova. Mi ha sempre dato fastidio chi abusa del termine “psicologo”, e no, non siamo psicologi, però sicuramente risolleviamo la giornata di qualche anziano signore, di qualche dolce vecchietta o anche di una giovane matricola fuorisede.


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Ecco perché mi ritengo fortunata e penso di fare il lavoro più bello del mondo.

Colleghi di sventura armiamoci, e scriviamo un saggio di antropologia culturale, diventerebbe un best seller ad un giorno dalla pubblicazione. Il titolo?
Ovviamente “La vita da commessa esaurita“.

Nel frattempo, keep calm, ed alzate ‘sti kpi!

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Autore dell'articolo: Stefania Grieco

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