LA BUONANOTTE di Rab – Metterci tanto

Metterci tanto

– Pensi di metterci tanto?

– In che senso? Scusa…

– Nel senso, ne hai ancora per molto?

– Beh, se resti lì a fissarmi, magari si.

– Vuoi che non guardo?

– Fai un po’ come ti pare, vedi tu…

– Eh, vedo che non sei in grado e m’innervosisco

– Grazie al cazzo, ti pare na cosa così semplice? Vah che fidarsi di qualcuno mica è uno scherzo.

– Si, ma tu la fai tragica. Non puoi mica metterci così tanto.

– Ma cosa ne vuoi sapere tu? Io ci metto il tempo che credo

– Fai che lasciar perdere, no? Fai prima.

– Eccolo lì, prima? Non sto scegliendo un paio di mutande. Non è che apro il cassetto della fiducia e mi metto addosso la prima persona che capita.

– Che esempio del cazzo.

– Si, in tutti i sensi, hai ragione. Ma calza perfettamente, non trovi?

– Trovo sia triste.

– Si, anche io. Però ora è così. Io non mi fido di me stesso, ti pare che possa fidarmi di qualcun altro?

– Manco io mi fiderei di te

– Vedi… cazzo faccio? Vado a mettermi nei casini? Devo rischiare di trovarmi accanto una persona che sicuramente non saprò mai chi è davvero? Alla quale non darò mai modo di avvicinarsi a me?

– Mi fai pena

– Già… 

– Prima non eri così, non ci avresti messo così tanto a fidarti di qualcuno, a viverti una storia serenamente, ad essere felice. Cos’è successo? 

– Nulla, almeno credo. Semplicemente mi sono fatto prendere troppe volte dal cuore, che per carità, non è un male, ma l’ho appoggiato in malo modo e boh, deve aver preso una storta di troppo. Ora non riesco più a correre tra le valli della spensieratezza come fanno tutti gli altri. 

Non è metterci tanto o poco, è mettercisi proprio. Io non riesco, perché ogni volta che ci ho messo quel qualcosa in più, mi è tornato qualcosa di meno. Capisci? 

– A grandi linee, si. Forse sono stato fortunato io, a me non è mai capitato.

– Dovrei invidiarti? Io non credo. 

Sono felice di sembrare uno scolapasta, a buchi. Ci passa il sole attraverso me se provi a guardarmi controluce. 

Il problema è che ci passa anche tanto buio e lo sento dentro. Solo che se le persone, voi altri a cui è andata sempre bene, se non ci vedete accoppiati, ci giudicate infelici. Incompleti, inconclusi. 

Noi altri, abbiamo una felicità diversa dalla vostra. Resta attaccata su di voi quando vi vediamo che vi baciate sui bus e speriamo di poterla vivere per qualche istante con uno sconosciuto, prima o poi. Pensi che non mi piacerebbe prendere casa ed andare a convivere? 

– Bhe, io non sap…

– Certo che mi piacerebbe, ma prima devo convivere con sto bordello che ho dentro. Metterci tanto a fidarsi di qualcuno significa provare ad amare sé stessi, per tutte quelle volte che non mi sono amato abbastanza. 

Significa che quella volta che mi fiderò, vorrà dire che sto facendo alla persona che ho davanti, il regalo più bello che io possa fare. Ci sto dando tutto: 

• notti di senso inutile

• serate passate da sole a fissare una chat di WhatsApp 

• la saga di Star Wars, quella della Marvel e il mio nervoso per il Trono di Spade. 

• tutti i libri letti sulle panchine aspettando il treno da solo

• i viaggi che non ho ancora fatto, perché da solo mi sentivo troppo sfigato. 

• le mie mani che ogni tanto tremano senza ragione apparente 

• le mie unghie mangiate, piene di nervoso

• i sorrisi che ho tenuto da parte, perché non potevo mica darli alla prima che passava. 

– …

– Perché sorridi? mi prendi per il culo? 

– Ti ho chiesto, pensi di metterci tanto?

– A fare che? 

– A baciarmi, coglione. 

– Ah…


Questo pezzo è un piccolo estratto di: Poeticamente scorretto di Rab


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Autore dell'articolo: Rab

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