LA BUONANOTTE di Rab – Vena poetica

Vena poetica

Ho una vena che mi taglia letteralmente in due. Incide il suo cammino, solca la mia pelle quando sono nervoso, affaticato, immerso nei momenti di piacere. 

Sta lì, la mia vena poetica. 

Emerge sul polpaccio, si nasconde a tratti nelle viscere del mio essere, prende nuovamente fiato sul bacino. 

Traccia il suo cammino, lei. Resta dentro come sanno fare i ricordi, che poi te li dimentichi, poi tornano, più forti di prima. 

Sembra una cicatrice, spessa, necessita di farsi notare. 

Ha bisogno, sempre lei, di nascondersi al sole. 

La poesia non è per tutti, non tutti la possono capire. Certe volte non viene compresa neppure da chi stesso l’ha scritta. 

Lei, la mia vena poetica, marca il mio petto. Opposta al cuore, lato destro, ci passa accanto e l’accarezza. 

Per farti capire meglio, me la immagino come le tue mani su di me, incerte e frettolose di arrivare al posto giusto. 

La mia vena poetica, tu o Lei, che si voglia, a tratti vorrei che sparisse. 

La vedo pronunciarsi sul mio collo, rima baciata da labbra che la lasciano in prosa. 

Insulsa ed incompleta. La vita è così, no? 

Arriva fino alla tempia. 

O viceversa, è da lì che parte. 

Ed io ogni tanto vorrei staccarmela, tirarla via, chiederle un attimo di tregua. 

Quella pace di chi ascolta una poesia e si sente finalmente a casa. 

Ad esempio, la regalerei a te, la mia vena poetica. 

Perché tra le tue mani, Lei, io, quelle rime sanno trovarci un senso. 

Così. 


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Autore dell'articolo: Rab

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