Edit cuore gastronomico: Il food loft di Torino

Benvenuti, prendete posto a tavola. Oggi vi presentiamo Edit cuore gastronomico della città, risposta del quartiere Aurora a Eataly.

Sì, perché Edit si trova in via Francesco Cigna proprio a fianco al MEF (museo Ettore Fico), entrambe rivisitazioni industriali di ex fabbriche che vogliono essere pioniere della riqualifica di una zona, forse dimenticata.

 

edit cuore gastronimico - thegiornale.it

 

Edit cuore gastronomico (Eat Drink Innovative Together)

Torino come New York può smettere di essere solo un titolo di una canzone. Il nuovo progetto che porta in città una ventata di internazionalità si chiama: Edit. Ne fanno parte un pub con un bancone da 25 metri, un tavolo da 50 coperti e 4 cucine (e non solo).

Un po’ coworking, un po’ birreriabakerycocktail bar e ristorante. Un luogo in cui si può iniziare la giornata con una ricca colazione e proseguire, magari, organizzando una riunione di lavoro sui divani di velluto illuminati da lampade di design. Guardando fuori dalle grandi finestre, si respira l’aria di una città che potrebbe essere New York, Londra o Parigi . Invece quella città è Torino, che sta sempre più spiegando le ali verso l’internazionalità.

 

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Il progetto di Edit cuore gastronomico a Torino

Questa volta la bacchetta magica non c’entra. È tutto merito di una fata madrina che ha deciso di far crescere le ali ad un bruco. Dall’ex fabbrica Incet, guscio vuoto da riempire, è spuntato un luogo di ritrovo e condivisione, così bello da non sembrare quasi reale.

Possiamo paragonare il locale Edit di Torino ad un gate aeroportuale che accoglie turisti e viaggiatori stranieri, ma soprattutto i torinesi. A taste for sharing è un progetto basato tutto sulla condivisione, a partire dagli spazi del loft.

Spartizione tra esperienze, luoghi, cibi, attrezzature e passioni. Anche di bellezza, perché il bello, qui, si racchiude in ogni angolo. Su oltre 2000 metri quadrati Edit cuore gastronomico racconta di un posto dall’anima multiculturale che potrebbe essere ovunque nel mondo.

 

 

Esploriamo insieme il maxi polo food

Chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare. Questa visita online ci immergerà nel cuore gastronomico di Torino. Passato corso Inghilterra con il naso all’insù verso il grattacielo San Paolo, scendiamo in un sottopasso che porta nel centro di Barriera di Milano. Superata la rotonda e il semaforo ci troviamo davanti alla Facit e al Museo Ettore Fico. Qui trovare posto non è difficile, davanti ad un enorme edificio ex industriale spicca la scritta Edit.

Bakery cafè

Aperta la porta, costruita in ferro battuto con vetri colorati, veniamo inebriati dal profumo del caffè internazionale (In collaborazione con Lavazza) e i nostri occhi sono catturati dai colori dei dolci nella vetrina del bancone bar. Poco più avanti scorgiamo la cucina trasparente con macchinari e impastatrici al lavoro. La loro vista sono i divani in velluto e i tavoli in legno pronti ad accogliere le chiacchiere mattutine oppure seri colloqui.

 

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Birrificio

Più in là scorgiamo un grande tavolo, il social table da 50 coperti, 19 spine, 80 referenze in bottiglia (e lattina), e 25 metri di bancone, ma soprattutto macchinari che qualunque birraio “casalingo” può affittare per testare la sua produzione su un impianto professionale.  Un pub che in lungo e in largo accoglie i suoi ospiti con taglieri composti da sfumature di birra contornate da patatine, ma anche focacce e tutto ciò che di più conviviale esista. E sì, proprio laggiù in fondo, uno dei pizzaioli più apprezzati in Italia, ciao Renato Bosco.

 

 

Cocktail lounge

Il nostro sguardo viene catturato da quell’installazione che sberluccica e illumina la scala, così decidiamo di salire e seguire le lucciole di design. Prima decidiamo di fermarci al cocktail bar, gestito dai ragazzi del Barz8. Un bancone scuro ed elegante adornato da poltrone rosse carminio, fanno solo da cornice a 550 bottiglie della cantina a vista che dividono il palcoscenico con i 888 contenitori dei cocktail.

I drink possono essere cuciti su ogni cliente, basta scegliere la base e gli ingredienti che più si preferiscono per sorseggiare la propria creazione su poltroncine di velluto le quali abbracciano le serate tra amici. La cosa più bella sono le nuvole di zucchero filato bianco fluttuanti sul bancone e gli scrigni che contengono gioielli colorati come i jelly beans, quale accompagnamento più dolce?

 

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Ristorante stellato

Se giri la testa dall’altro lato puoi intravedere i fumi della cucina in lavorazione by  fratelli Costardi. Accompagnati da solerti hostess verso la postazione ristorante, si può scegliere se cenare a uno dei tavoli. I quali si trovano nella sala con mattoni a vista e tubi a soffitto che fa tanto loft di Manhattan (c’è anche un grandissimo tavolo conviviale con vista sulla piazza) oppure si può stare appollaiati al bancone che circonda la cucina.

Un’esperienza, quella del bancone, consigliata per due motivi. Il primo è che mai come qui ci si rende conto di cosa sia il lavoro della cucina di un ristorante di alto livello, dei suoi ritmi che sembrano quelli di un box di Formula Uno, della velocità e concentrazione richiesta. Il secondo è il gioco divertente che i cuochi si sono inventati per chi mangia al bancone.

Un mazzo di carte, una decina, con sopra nomi e disegni di altrettanti ingredienti, da lì potete pescare e fare il vostro gioco. Gli chef vi costruiranno il pasto e la sequenza dei piatti sulla base della carte che avete pescato dal mazzo.

 

 

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La magia continua con i dessert: ci si sposta da un altro lato del bancone per scegliere tra altri cinque semi: vi potrà capitare un’ottima panna cotta con barbabietola e aceto. O una cannolo di pasta di Gragnano. Al tavolo niente gioco.

A Edit cuore gastronomico di Torino il concetto di condivisione viene enfatizzato ancora di più con la presenza di 4 cucine a disposizione di chiunque si voglia dilettare in questa arte o per chi vuole organizzare un vento con i fiocchi.

Una Torino che si conferma sempre più culinaria e giovanile che profuma di New York. Cosa aspettate? Correte a immergervi nello sharing, ma se non ne uscite più non datemi la colpa.

 


 

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Autore dell'articolo: Margherita Tolosa

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