Il Gabbiano Jonathan Livingstone: libertà autentica

“Al vero Gabbiano Jonathan che vive nel profondo di noi tutti.”

E’ con questa dedica dell’autore Richard Bach (classe 1897) che si apre uno dei racconti più celebri di tutto il Novecento. Lo stesso autore dichiarò che la storia era ispirata al pilota acrobatico John H. “Johnny” Livingstone, un omaggio quello di Jonathan tra il fiabesco e lo spirituale che ha incantato generazioni di accaniti lettori.

Libro Il Gabbiano Jonathan Livingstone

Jonathan Livingstone: un piccolo romanzo dal grande significato

Un racconto semplice, popolato da personaggi antropomorfi quantomai ordinari, descritti nella loro quotidianità dagli occhi del solo protagonista: Jonathan Livingstone, un giovane gabbiano che vive una profonda crisi esistenziale; che non si percepisce come mero ingranaggio del suo stormo, chiamato Buonappetito, e che non pensa a se stesso come ad un essere dalla volontà “meccanica”, istintiva, tipica del mondo animale. Jonathan è al di sopra del suo mondo, innamorato del volo, che usa come strumento di totale e completa libertà.

Per questo viene schernito dagli altri uccelli che non riescono a comprendere la sua vera natura, additandolo come un essere bizzarro. Dopo l’ennesimo fallimento per tentare di perfezionarsi in volo, Jonathan si rassegna ad un’esistenza mediocre, ma d’improvviso un’idea illumina come un faro la sua grigia traiettoria: capisce di dover uscire fuori da quegli schemi precostituiti che ogni gabbiano è tenuto a seguire, la temuta Legge dello Stormo, per giungere ad un livello di conoscenza più alto.

Questa sete di novità e ribellione gli costerà però cara quando, per un’acrobazia eccezionale ma pericolosissima, Jonathan Livingstone verrà bandito per sempre dallo stormo. Nella sua avventura in solitaria continuerà ad esercitarsi nel volo con indicibili sofferenze, fino a quando l’incontro con dei gabbiani del tutto atipici si rivelerà essere la svolta a cui non aveva mai neanche osato ambire. E’ qui che il gabbiano Jonathan smette di essere un comune uccello e si  trasforma lentamente in un’idea, in un’entità fluttuante eppure tangibile, parte integrante di uno stormo composto da gabbiani come lui, reietti e soli eppure perfettamente completi, conoscitori di tecniche di volo non comprensibili a qualunque altro uccello terrestre.

 


 

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E’ in questa dimensione che Jonathan si perfezionerà a tal punto da diventare un maestro indiscusso nell’arte di planare, seguito nel suo percorso da un numero di dissidenti sempre più alto attraverso le porte del “Paradiso dei gabbiani” fino al ritorno sulle coste terrene. La sua missione è quella di riportare “la luce” negli occhi di tutti i suoi compagni resi ciechi dalla necessità e dal bisogno di sopravvivere e ci riuscirà istruendo a dovere i suoi discepoli, uno tra tutti il gabbiano Fletcher Lynd, che prenderà il suo posto una volta terminato il tempo di Jonathan sulla terra.

 

Monumento al gabbiano Jonathan Livingstone – Molo Sud, San Benedetto Del Tronto

Jonathan Livingstone, simbolo di libertà da più di un secolo

Jonathan è solo una metafora, è un sogno indissolubile. E’ il cuore di ogni sognatore che si libra altissimo nel cielo delle opportunità e che trova davanti a sé ostacoli pericolosissimi come il pregiudizio, l’invidia, l’ignoranza e la banalità, ma non per questo cambia la sua natura. Anzi la amplifica, estendendo la sua idea di libertà fino a raggiungere dei confini davvero impercettibili, entrando a far parte di un mondo utopico dove “quelli come lui” assumono le fattezze di vere e proprie divinità, delle entità ultraterrene e vastissime a dispetto del loro piccolo corpo e del loro piccolo mondo; che hanno il potere di essere in cielo, in terra ed in ogni luogo grazie unicamente alla forza del loro pensiero. Ed è qui che nasce la fatidica domanda: non siamo forse un pò tutti Jonathan Livingstone?

 


 

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Anche noi, vittime di un sistema che vorrebbe tarparci le ali, non aneliamo forse ad una conoscenza più profonda di ciò che siamo e di ciò che governa il nostro universo? Anche noi siamo piccoli gabbiani spauriti, con le penne sempre arruffate da un vento di forte incertezza, sempre in allerta per sopravvivere andando l’uno contro l’altro per accaparrarci il tozzo di pane migliore, che qualcuno al di sopra di noi magnanimamente sceglie di concederci, e mossi solo da un naturale istinto di sopravvivenza.

Qualunque cosa tu faccia non pensare mai a cosa diranno gli altri, segui solo te stesso, perché solo tu nel tuo piccolo sai cosa è bene e cosa è male, ognuno ha un proprio punto di vista, non dimenticarlo mai, impara a distinguerti, a uscire dalla massa, non permettere mai a nessuno di catalogarti come “clone di qualcun altro”, sei speciale perché sei unico, non dimenticarlo mai. 

Jonathan ci mostra che la mediocrità non è un’alternativa, che spesso ci auto-tarpiamo le ali per paura di spiccare il volo, il nostro unico e straordinario trampolino di lancio verso cose che vanno al di là delle nostre paure solo perché un branco di “decrepiti uccellacci” ci dice che questa è la legge, che è così che funziona il mondo. Jonathan non ci sta, non accetta che la sua unica e preziosa vita si sprechi a volare basso, a combattere coi suoi simili per una misera aringa sulla prua di un peschereccio maleodorante, sotto lo sguardo di scherno dei pescatori. Forse esiste qualcos’altro oltre lo stormo, oltre la legge, oltre questa vita.

E così è anche per noi.

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Autore dell'articolo: Sara Casciaro

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