Tatuaggi: intervista ai ragazzi del Wild Art Tattoo Studio.

I tatuaggi oggi, a differenza di qualche decennio indietro, sono molto più diffusi di quel che si può pensare. Alzi la mano chi di noi non ha tatuaggi. Vi vedo, siete pochissimi a non aver alzato la mano!

Cosa vuol dire però fare il tatuatore oggi?

Grazie ai ragazzi del Wild Art Tattoo Studio di Torino, andremo a scoprire le gioie e i dolori di questi artisti contemporanei!

 

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Intervista allo staff di Wild Art Tattoo Studio:

Marco Salerno: titolare dello studio dal 2008 ad oggi.

Marco è uno dei formatori del corso obbligatorio per tatuatori della Regione Piemonte. Si avvicina al mondo dei tatuaggi nei primi anni duemila e, acquisisce competenze artistiche e conoscitive professionali, presso uni degli studi più conosciuti di Torino.

Dopo aver sperimentato vari stili, si specializza nel polinesiano/maori e nel traditional che più si addicono ad un tratto tecnico e marcato.

Robney: Roberto Conte, in arte Robney, dopo aver lavorato nel commercio per parecchi anni, si avvicina all’arte dei tatuaggi nel 2012. Appassionato di disegno a matita fin da piccolo, si perfeziona negli stili dotwork, incisione blackwork , ottenendo grandi risultati.

Vince infatti, il primo posto nel contest Other Styles alla Torino Tattoo Convention nel 2016.

#lageraci: Elisa Geraci, (#lageraci), nasce come architetto per dare successivamente sfogo alle sue inclinazioni artistiche tramite i tatuaggi. Dopo aver vissuto per un periodo a cavallo tra i due mondi professionali, nel 2014 decide di dedicarsi a tempo pieno all’attività di tatuatrice, diventando quindi un membro effettivo dello staff.

Da sempre appassionata di pittura ad acquarello, si specializza nei tatuaggi watercolor e figurativi a colori, con una particolare predilezione per i soggetti dei cartoni animati.

 


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Spokki: Marco Spagone, aka Spokki, si avvicina in giovane età al writing per poi passare a tecniche miste, quali aerografie e Marker. Frequenta l’ambiente montano e i rider; saranno proprio queste strade a condurlo verso la nobile arte antica del tatuaggio. Entra a far parte dello staff nel 2015, raggiungendo in brevissimo tempo ottime qualità tecnico/artistiche, sopratutto nella stesura del colore.

Sempre alla ricerca di stili nuovi e freschi come le montagne che tanto ama.

Francesca Resta: classe ’92, dopo aver concluso gli studi scientifici e aver viaggiato per lavoro tra Italia e Australia, approda come apprendista presso lo studio di Marco. L’amore per il disegno e per l’arte è una costante della sua vita, grazie anche a sua madre che le ha trasmesso questa passione sin dalla tenera età.

Il suo sogno è tatuare nel suo stile, frutta e verdura, con le quali ha un forte legame emotivo.

 

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lo staff del Wild Art Tattoo

Scopriamo insieme com’è la vita di un tatuatore:

  • Ciao ragazzi, cosa significa tatuare per voi?

Spokki: Per me tatuare è tutto, è la mia vita. Mi sono avvicinato a questo mondo molto tardi, soltanto due anni fa, sono approdato al Wild Art Tattoo come apprendista.

Robney: Tatuare per me significa mettere in pratica la passione che ho fin da piccolo per il disegno, facendola diventare un lavoro, il lavoro della mia vita. Mi sono avvicinato  questo mondo abbastanza tardi, nel 2012, un pò per caso, dopo aver svolto i lavori più diversi e disparati, tra cui gioielliere, vice gestore di un discount e titolare di un negozio di fiori e piante.

Marco: Dovessi dire che per me, tatuare è tutto, mi sembrerebbe una risposta scontata se pur veritiera. Quindi ti risponderò così: non ho mai dedicato così tanta voglia, tempo e dedizione a qualcos’altro che non sia il tatuaggio.

Francesca: Sono entrata nel mondo del tatuaggio circa un anno fa e sono entrata a far parte dello staff a novembre 2016. Già quando mi sono tatuata in Australia, una delle ultime volte, ho capito che il tatuaggio poteva essere un ottimo modo per poter far conciliare la mia passione per l’arte con un lavoro.

#lageraci: Non avrei mai pensato di tatuarmi in vita mia, figuriamoci di diventare una tatuatrice però ho sempre amato disegno e pittura. Non credevo di poter guadagnare da vivere grazie alla mia passione quindi ho deciso di laurearmi in architettura, essendo comunque molto preoccupata di non passare l’Esame di Stato.

Ho così deciso di crearmi un “salvagente lavorativo”, imparando a tatuare grazie a Marco, il mio maestro e il primo che mi ha tatuata. In realtà poi ho passato l’esame prendendo l’abilitazione da architetto e, svolgendo questo lavoro per un paio di anni ma ormai avevo scoperto un mondo di cui mi ero innamorata.

Ho deciso così di seguire il cuore… ed eccomi qui!

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Tatuaggio eseguito da Robney.
  • In studio ne vedrete di cotte e di crude, qual è la cosa più assurda che vi è capitata lavorando?

Spokki: Essere baccagliato. Ma roba da mettere in imbarazzo un porno attore.

(Ci tengo a sottolineare che ho fatto difficoltà a comprendere la frase perchè Spokki rideva come un pazzo. Quindi lancio il primo appello: donne o uomini, smettetela di molestare Spokkinelli, lo mettete in imbarazzo).

Marco: Ma mi è capitato di tutto.

Gente che voleva pagarmi autoradio, gente che un tempo si offriva di imbiancarmi casa in cambio di tatuarli, proprio perché una volta era quasi un baratto. Poi vabbè, la gente che puzza e ti crea anche tantissimo imbarazzo perché giustamente non sai come dirglielo.

Francesca: Un mio caro amico è venuto a tutarsi e gli ho spiegato mille volte la cura dei tatuaggi.

Il giorno dopo ha iniziato a prendersi male, continuando a chuedermi se fosse normale il fatto che spurgasse “pappetta nera”, dicendo che !quando gli avevo spiegato che avrebbe spurgato inchiostro, si era immaginato del pus giallo”

#lageraci: Ormai l’assurdo è diventato la normalità…lavorando a contatto con il pubblico interagiamo giorno per giorno con le più svariate tipologie di persone con le più svariate peculiarità.

Diciamo che non ci si annoia mai!

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Tatuaggio eseguito dal “big boss”, Marco Salerno

 

  • Se doveste fare un elenco delle tre cose che odiano tatuatore, quali mettereste e perché?

#lageraci: Credo che alcune cose possano infastidire siano il voler farci fare 3/4 bozze, in breve tempo per poi decidere se prendere appuntamento. Oppure chiedere uno sconto ancor prima di aver concordato un prezzo.

La cosa peggiore di tutte però, penso siano i “pacchi” reiterati…quelli credo siano in cima alla lista.

Robney: La prima cosa è essere trattati come se la nostra professione fosse di primaria importanza, come se fossimo medici che devono salvarti la vita, nel senso che i clienti ti contattano nelle ore più assurde, scrivendoci anche nel cuore della notte, in giorni festivi e la domenica.

La seconda è quando chiedono se puoi fargli un disegno a “tempo perso” perché vorrebbero farsi dei tatuaggi, ma “non sanno ancora bene cosa”, non sono totalmente convinti, solo per farsi un’idea, come se per noi fosse una cosa veloce.

Un’altra cosa è non presentarsi all’appuntamento concordando o avvisando pochissimo tempo prima o, ancora peggio, non avvisando proprio. Questo fa capire quanto ancora poco venga rispettata la nostra professione come lavoro, non capendo che non è un hobby!

 


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Francesca: La gente che non vuole lasciarti un acconto e non capisce o fa finta di non voler capire perchè debba lasciarlo.

Quelli poi che si fanno il prezzo da soli perché “tanto quello in casa mi prende 30 euro per la stessa scritta!”, oppure “l’altro studio me lo fa a meno”.

Infine, la gente che ti chiede il tatuaggio visto in giro, senza volerlo minimamente modificare, non capendo che non si può fare.

Marco: Nelle cose che un tatuatore odia ci sono tutte quelle frasi del tipo: mi fai un tatuaggio color carne? Posso lavarmi tra una settimana? Mi ricresceranno i peli?

Poi, tra le cose che odiamo ci sono i tatuaggi che si ripetono ciclicamente, per moda che facciamo non controvoglia, ma perché appunto è per moda, infatti chiediamo sempre se siano sicuri di volerlo fare perché i tatuarori sono un pò “contro le mode”.

Momento “ridi anche a tu insieme a Spokki delle sue disgrazie!

Spokki: Sicuramente il pacco dell’ultimo minuto che ti scombina la giornata e ti fa salire la carogna, facendoti finire di lavorare. Secondo, non meno importante, quando le persone che ti paccano ti dicono: tanto tu fai quello che vuoi, disegni e ti diverti!, non capendo che è un lavoro e ci dà da mangiare.

Terzo, le persone che vengono in studio e non si lavano; puzzano tantissimo e ti trovi in imbarazzo a lavorare. Sei costretto a dire: guarda il bagno è di la, metti il borotalco per i piedi, ad esempio. In tutto questo, Spokki e Big Boss Marco, ridono come pazzi


Sconcertata dal fatto che esita gente che va a tatuarsi i piedi, senza lavarseli da tempi immemori, facendogli assumere le sembianze e l’odore del “Camoscio D’Oro” aperto nel frigo da una settimana, chiedo ai ragazzi se realmente sono costretti a tenere del borotalco per sopperire alla puzza dei piedi, perché realmente la cosa mi sembra assurda.

La risposta di Marco è destabilizzante per me; conferma, aggiungendo addirittura che tengono anche salviette e detergenti intimi.


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Tatuaggio eseguito da Spokki.

 

– Domanda imbarazzante: qual è il soggetto più brutto che ti hanno chiesto di tatuare?

Marco: Noooooo! La cosa più orrenda è quando i clienti entrano con la bozzetta del “cugggggino”.

Non si capisce che stile sia, non si capisce che cosa sia, c’è un pò di grasso meccanico sul foglio, perché il cugino fa il meccanico e ti chiede se riesci a farlo uguale perché: sai, in tanti studi hanno detto che non riescono a farmeli uguale.

Spokki: Oddio, tatuaggi con soggetti brutti ne ho fatti, forse l’infinito perché ne abbiamo tatuati ad oltranza, poi in realtà tatuo solo da due anni, questa domanda dovresti farmela tra dieci anni.

Posso dirti però, la parte più brutta dove ho tatuato: il culo di un ragazzo, tra l’altro peloso. La parte brutta è stato depilarlo. (In questa frase ho sentito tutto lo sconforto e rivivo anche io attraverso il suo tono di voce, il trauma. God save Spokki.)

#lageraci: Non credo esistano soggetti brutti, anche un ferro da stiro può essere interessante da tatuare. Reputo sia la limitazione dell’estro del tatuatore che può rendere un soggetto brutto.

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Tatuaggio di Francesca Resta.

 

–  Cosa vuol dire fare il tatuatore oggi? C’è ancora del pregiudizio? E qual è la parte che vi piace di più del vostro lavoro?

#lageraci: Purtroppo si, succede ancora che lavorare nel mondo dei tatuaggi venga considerato un hobby.

E’ vero, siamo fortunati a fare un lavoro che amiamo questo però, non significa che a fine serata non siamo stanchi morti, ci mettiamo comunque anima e corpo. Direi che la parte che mi piace di più è quella di essere costantemente spronata a migliorare artisticamente.

Ogni soggetto proposto ha mille modi di essere interpretato e abbiamo sempre da imparare e migliorare!

Robney: Fare il tatuatore oggi significa riuscire a trasferire sulla pelle i sogni ed i desideri personali, privati, i tabù delle persone. Diventare un pò i loro confessori ed essere considerati alla fine dei tatuaggi, un loro amico.

La parte più bella del mio lavoro è proprio riuscire a capire i desideri nella messa a punto di un disegno, stupirli ed emozionarli quando vedono il tatuaggio prendere forma, sulla loro pelle.

Spokki: Fare il tatuatore oggi è difficile perché il mercato è saturo di ragazzini che escono dalle scuole d’arte e pensano solo alla parte “figa” del lavoro, non capendo che dietro ci sia molto sacrificio e dedizione al lavoro. Pregiudizio si e no, nel senso le persone oggi vedono i tatuaggi come forma d’arte e non più come cose fatte in galera.

Poi però la gente lo vede come hobby e non come lavoro, tra quelle persone c’è anche mio padre che ogni tanto mi propone di fare concorsi da vigile urbano o colloqui all’ufficio postale. La parte più bella del lavoro è quando hai finito di tatuare e vedi la persona contenta di portare qualcosa di tuo addosso per sempre.

Ascoltare la storia del tatuaggio e conoscere il significato; è la felicità delle persone che ripaga tutto il lavoro.

Marco: Sicuramente noto ancora del pregiudizio con le persone anziane ma lo concepisco, ai loro tempi non c’era il tattoo studio, non c’era nemmeno il lettore cd voglio dire, quindi si devono ancora abituare.

 


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Abituarsi è sempre difficile, un pò di pregiudizio ammetto ci sia ancora e molti, lo vedono come hobby perché noi, “disegniamo”.

Quando tu hai un bambino e non sai cosa fargli fare, gli dai un pennarello in mano e gli dici di disegnare ma non sai se quel bambino sarà bravo o no, ma nemmeno gliene frega, è la prima cosa che gli viene in mente di fargli fare. Allora si pensa che farlo da adulti sia o una sciocchezza o un hobby; disegnare però è quello che ci piace e amiamo di più, quindi ce ne “freghiamo”.

Amo sicuramente lavorare con Spokki (sarcasmo, ma infondo dopo averli ascoltati, so che questo è vero perché sono fantastici, li sento divertirsi come due pazzi).

Comunque, la cosa più bella è la soddisfazione di vedere una tua opera portata indelebilmente sulla pelle di una persona e, la soddisfazione negli occhi di questa persona che ti dice grazie.

Tutti i tatuatori seri che conosco, lavorano per questo e per migliorare sempre e diventare sempre più bravi per lavorare su un “supporto vivo”.

Francesca: Al giorno di oggi, quello che mi sento di dire, essendo da poco in uno studio, la gente ti vede come una rockstar, uno che non fa niente dalla mattina alla sera e guadagna un pacco di soldi.

Si è invertita troppo la corrente rispetto a qualche anno fa, riguardo al tatuatore e, si è sdoganata l’idea del tatuato come “persona sporca”.

Di questo lavoro amo guardare i miei colleghi e il mio maestro tatuare per imparare, mi piace quando un cliente sceglie i miei disegni perché è come se ci fosse empatia con lui.

Ho come l’impressione di “far passare” il messaggio che ho espresso su carta, tramite la pelle di qualcuno.

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Tatuaggio eseguito da #lageraci.

 

Voglio ringraziare i ragazzi dello studio Wild Art Tattoo per la disponibilità con cui si sono sottoposti all’intervista e per la simpatia che hanno dimostrato nei miei confronti.

Sono dei professionisti anche nelle interviste, oltre che nel tatuare.

Detto questo, voglio ringraziare sopratutto il nostro amico Spokki per l’impegno e la professionalità dimostrata, insistendo nel mettersi gli occhiali per avere un’aria più intellettuale per un’intervista audio; e grazie al big boss Marco Salerno per averci informato e per aver immortalato questo altissimo momento di spokki-cultura.

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Spokki e i suoi occhiali.

 


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Autore dell'articolo: Stefania Grieco

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