“Il razzismo spiegato a mia figlia”: perché rileggerlo oggi.

Da bambina ho sempre ricevuto in regalo molti libri e molti ne ho letti, ma ad uno in particolare sono legata emotivamente ed è “Il razzismo spiegato a mia figlia“.

Questo libro mi è stato regalato da mia madre all’età di otto o nove anni, non di più; a quell’età non amavo molto ricevere libri in regalo, come ogni bambino del resto. Essendo però figlia di un’insegnante di scuola primaria, penso di averne ricevuti a bizzeffe; certamente più della media solita.

 

Il razzismo spiegato a mia figlia - TheGiornale.it

In quel periodo la Benetton con un acquisto, regalava l’edizione di Bompiani de “Il razzismo spiegato a mia figlia” e, così ne avevamo avuta una copia.

Dopo aver letto quel libricino, mia madre decise che fosse oppurtono regalarlo a me e, sopratutto che fosse necessario lo leggessi.

Ai tempi non ero molto entusiasta all’idea, fosse stato per lei avrei dovuto condurre la vita da “topo di biblioteca”; mi convinsi solo quando lo vidi.

Era un libro poco spesso, scritto con caratteri grandi e pensai che 62 pagine da leggere in quel modo mi avrebbero occupato poco tempo e sarei tornata ai miei giochi velocemente.

Lo lessi tutto in un pomeriggio.

Ovvimente mia madre me lo spiegò, nonostante sia scritto con un linguaggio elementare ma voleva essere sicura che recepissi alcuni passaggi fondamentali.

Ovviamente a dieci anni di politica francese non sapevo nulla e non potevo sapere chi fosse Le Pen però probabilmente non lo sapeva nemmeno mia madre. Non è mai stata una grande esperta di politica.

Il libro però è scritto in maniera semplice, riportando domande reali della figlia (e delle sue compagne di giochi) a cui l’autore risponde come si risponderebbe a delle bambine di dieci anni.

Ecco come a nove anni sono venuta a contatto con la parola razzismo.

“Il razzismo spiegato a mia figlia”, effettivamente inizia con la domanda più semplice ma più complessa che ci possa essere.

“Cos’è il razzismo?”

Come rispondere perciò ad una bambina di dieci anni che ti pone questa domanda apparentemente innocua?

Sicuramente è difficile; dalla risposta che il genitore darà in quel momento, influenzerà inesorabilmente l’atteggiamento del bambino che si trovano davanti. Perché i bambini si sa, sono delle spugne; dei libri dalle pagine bianche.

La penna con cui scriveranno quelle pagine deve necessariamente essere lasciata in mano loro, ma bisogna che qualcuno nei primi anni li guidi. Come una grande mano invisibile.

E’ perciò necessario che questa mano invisibile li conduca verso la direzione corretta.

 


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Tahar Ben Jelloun risponde alla domanda nel modo più semplice ma sicuramente più chiaro.

“…Esso consiste nel manifestare diffidenza  e poi disprezzo per le persone che hanno caratteristiche fisiche e culturali diverse dalle nostre.”

A distanza di vent’anni però, leggerlo ha tutto un altro sapore. Hai la giusta consapevolezza per viverlo a 360 gradi, per affrontare e immedesimarti nell’intervista in cui l’autore è protagonista. Ti sorge spontanea una domanda:

E se avessi dovuto rispondere alle stesse domande de “Il razzismo spiegato a mia figlia”, ne sarei stata in grado?

La situazione non è nemmeno troppo surreale; mi sto addentrando nel mondo della scuola primaria e dell’infanzia come supplente, potrebbe capitare.

Prendendo un qualsiasi dizionario o anche digitando su Google, la definizione di razzismo che troviamo è univoca.

“Concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze. È alla base di una prassi politica volta, con discriminazioni e persecuzioni, a garantire la ‘purezza’ e il predominio della ‘razza superiore’.”

Perché leggere (e far leggere) questo libro è fondamentale?

Sicuramente per il momento che stiamo attraversando. Il razzismo in Italia è tangibile; in questo momento di campagna elettorale poi, molti sono i politici che sfruttano fatti di cronaca con stranieri come protagonisti per raccattare qualche voto. Come si può far fronte quindi a questa ondata di populismo e razzismo?

Sicuramente combattendo la disinformazione dilagante nella nostra penisola.

Punto fondamentale in questa battaglia sociale è l’educazione; come sappiamo bene tutti, per quanto possa sembrare scontato, nessuno nasce razzista.

La società cambia in continuazione, cambiano le abitudini e cambia la stratificazione sociale; basta recarsi in una scuola per rendersi conto che quasi la metà degli alunni che frequentano un qualsiasi istituto scolastico è straniero.

Ma se da bambini, a nessuno importa di che colore è, che Dio venera o che lingua parla il compagno di giochi, crescendo sembra che cambi qualcosa. Quello su cui dobbiamo concentrarci, è la ricerca del perché questo cambi.

Sicuramente crescendo siamo influenzati da molteplici fattori, come le idee che sentiamo esprimere in famiglia, seduti al tavolo durante la cena.

Come abbiamo già accennato prima, un’altra causa di quest’ondata di razzismo è data dalla selezione di notizie che ci vengono filtrate.

Avete mai fatto caso che un italiano compie un crimine, è raro sentir dire nei telegiornali “Un ligure di 50 anni ha derubato un’anziana signora”?

E quanto spesso però, avete sentito dire “Un senegalese di 50 anni ha derubato un’anziana signora”?

Guarda caso però, le notizie “positive”, quelle di umanità, i gesti di cui si avrebbe bisogno di sentir parlare, vengono fatti passare in sordina.

Il problema forse sta nel fatto che ci siamo dimenticati di essere stati un popolo di migranti, di essere stati noi in passato, oggetto di razzismo.

Rispolverare il passato dei nostri antenati forse farebbe bene per disinnescare questa bomba di odio.

Anche perché le bombe si sa, esplodono nel momento peggiore, provocando risultati disastrosi.

L’intelligenza sta non nel “prevenire”, guardandosi intorno quando si gira per strada.

L’intelligenza sta nell’insegnare alle nuove generazioni che non bisogna avere paura del diverso.

Cercare di arricchire il proprio bagaglio, anche egoisticamente, “sfruttando” la possibilità di venir a conoscenza di nuove culture non vuol dire cancellare la propria nazionalità o perdere i propri valori anzi, significa solo ampliarli.

“Il razzismo spiegato a mia figlia” cerca di porsi proprio questo obiettivo, quello dell’educazione alla diversità.

Alla luce dei fatti preoccupanti di cronaca che stanno accadendo, una rispolverata a questo libro ho pensato potesse essere utile. Ricordiamoci sempre che il razzismo in natura non esiste.

Per concludere, voglio utilizzare una delle frasi più belle e famose di Eminem:

Non mi interessa se sei bianco, nero, etero, bisex, gay, lesbica, basso, alto, grasso, magro, ricco o povero. Se sei gentile con me, io sarò gentile con te. Semplice!”

 


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Autore dell'articolo: Stefania Grieco

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